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Un ingannevole dubbio

Un ingannevole dubbio

Un ingannevole dubbio

Un uomo minacciato di morte al telefono senza alcun apparente motivo si barrica in casa per il terrore di essere scovato e ucciso, rifiutandosi di chiamare la polizia o di chiedere aiuto a chi, durante il susseguirsi degli eventi, si presenta nel suo appartamento per ragioni diverse. L’uomo, il cui nome non viene mai menzionato e il cui passato viene lentamente svelato con l’incedere della vicenda, scivola così dentro un inesorabile vortice di paranoie e torpore, finendo per convincersi che a perseguitarlo sia il diavolo in persona e scoprendosi pronto a sfidarlo nonostante tutto nel buio delle sue stanze, unica ambientazione dell’intera storia.

[…] Mi rannicchiai come un bimbo lì, in un angolo, proprio vicino alla cornetta che pendeva e vomitava la sua litania. Appoggiai la fronte sul dorso delle mani e sentii il sudore bagnarmi. Un freddo improvviso mi fece rabbrividire.

Caratterizzato da un linguaggio assai più duro, a tratti cruento, dei precedenti romanzi, avendo scelto di affrontare (e per la prima volta) la tensione che contraddistingue questo genere letterario, “Un ingannevole dubbio” segna un brusco benché momentaneo cambio di direzione stilistica della mia narrazione. L’ambientazione hitchcockiana, il percorso autodistruttivo del protagonista e la trama che lentamente si rivela più intricata di quanto appaia inizialmente ne fanno un libro a metà strada tra il thriller e il romanzo noir, ispirato dall’amore per questo genere di opere e in particolare per i thriller più psicologici.

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