Non c’è niente da fare, anche nella solitudine di un albergo, alle sei del mattino apro gli occhi e mi sveglio. Non importa se li ho chiusi soltanto qualche ora prima, pure lontano da casa non riesco a dormire oltre, perché inevitabilmente il pensiero di mia figlia Veronica e del latte da scaldarle ripristina le mie attività fisiche e mentali con una precisione quasi imbarazzante. È come se la sentissi chiamare in lontananza e c’è poco da girarsi dall’altra parte del letto, il sonno è andato e la notte finisce di colpo.

Anche stamattina, nella penombra della mia anonima camera, per un attimo ho creduto di dover andare in cucina, ma poi, con i pensieri e gli occhi appannati, mi sono chiuso in bagno, sotto il getto d’acqua di una doccia benedetta.

Impermeabili e indelebili, le immagini dell’intera giornata vissuta ieri hanno resistito all’acqua e allo shampoo, rimanendo vivide tra mente e cuore e mischiandosi, senza confondersi, a tutti i ricordi innescati nel tempo dalla musica, che conservo con cura e gelosia.

La mattina e il primo pomeriggio sono schizzati via velocissimi, tra idee da riordinare in albergo e un pranzo al volo con Diego, ingoiati dalle vie ancora scure e piovose di Bolzano, dove la primavera non ha ancora dato notizie di sé.

A dare calore e luce alle ore successive di attesa è stata la piacevole chiacchierata con gli artigiani di “Thomas Liutary”, incontrati nel loro affascinante laboratorio pieno di strumenti di intaglio, fasce da piegare, fondi e top in attesa di essere incollati e chitarre ultimate ed esposte, pronte per essere suonate. Neanche a dirlo ne ho provata più di qualcuna e devo dire che mi sono piaciute molto. Ben curate in ogni dettaglio, costruite con gusto e precisione, i due modelli che propongono a un mercato in effetti saturo e intricato hanno sorpreso i miei gusti piuttosto selettivi e viziati. Una in particolare, cassa piccola e suono pieno, equilibrato e ricco di armonici, ha solleticato la mia fantasia e alimentato la mia golosità. Davvero una bella chitarra!

È sempre piacevole incontrare persone che amano il proprio lavoro, che lo alimentano con fervore e passione e che non si lasciano scoraggiare dalle inevitabili difficoltà, consapevoli che le fatiche di persone tenaci e innamorate non possono che generare qualità. È proprio una bella sensazione, di notevole conforto.

Sono uscito dal laboratorio con le calde frequenze degli strumenti provati e riprovati ancora sulla pancia, che neppure l’aria fredda e umida è riuscita a mitigare e così, un po’ distratto e ancora sognante, ho guidato fino all’albergo per prendere ampli e chitarra e preparare le ultime cose. Quando sono arrivato alla sede degli scout Agesci, districandomi goffamente nel traffico, era già tempo di iniziare il workshop, il primo dei due appuntamenti della giornata.

Già pronti con le loro chitarre sotto braccio e un’accesa curiosità negli occhi, gli otto ragazzi intervenuti, ognuno con età e storie differenti, si sono messi in gioco da subito, predisponendosi all’ascolto senza alcun apparente pregiudizio, difesa naturale piuttosto comune in situazioni di questo tipo.

Ne sono scaturite due ore abbondanti davvero intense e coinvolte, in cui ho cercato di non risparmiare nulla, né cuore né parole, galvanizzato e confortato dall’attenzione con cui venivano accolti e dagli interventi stimolanti che il confronto appassionato non ha smesso di generare fino alla fine.

È stato un incontro davvero piacevole con persone genuine e interessanti, amanti della musica e coltivatori di sogni, ognuno a modo suo e con la propria unicità. Con alcuni c’è stato anche il tempo di approfondire alcune considerazioni, nell’intervallo che ha preceduto il concerto, reso ancora più gradevole dal buffet preparato da Diego e Elisa e dall’incontro con i ragazzi scout che ci hanno ospitato nella loro sede.

Il concerto, organizzato per sostenere il progetto solidale “Inuka”, è stato breve, poco meno di un’ora, tempo in cui ho comunque tentato di sintetizzare l’intero e personale percorso di musica e contenuti di cui si nutre la mia proposta artistica. La stanza piccola e intima che ci ha accolti ha facilitato questo processo e ha dato un notevole calore al suono, che oggi mi è apparso più avvolgente del solito.

Ho suonato quasi in apnea, concentrato e attento, coinvolto e ricettivo come non mai, per catturare ogni reazione e ogni sguardo, così da poterli esporre come quadri preziosi nella galleria dei miei ricordi.

Alla fine fuori, oltre alla notte, ci ha sorpresi un freddo quasi invernale, un’aria pungente che assieme ai denti ha fatto battere il cuore di nuove condivisioni, ancora sulla scia di una giornata intensa e ricca di incontri.

Quando ho chiuso a chiave la camera d’albergo, poco prima di perdermi in un sonno opportuno, un respiro profondo e pieno di gratitudine ha soffiato via la stanchezza e mi ha riempito di una gioia difficile da descrivere, soprattutto a quest’ora della notte, ma che appaga come poche al mondo.


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