La parola “obbedire” [dal latino “ob” (davanti) e “audire” (ascoltare): “essere in ascolto davanti a qualcuno”], a dispetto dell’accezione di passiva sottomissione che le abbiamo attribuito, suggerisce l’atteggiamento di un ascolto premuroso e attento a indicazioni altrui. Davvero lontani, dunque, appaiono le esortazioni strafottenti di qualsiasi autorità a essere rinunciatari e privi di volontà di fronte a ordini o leggi.

Gustando il sapore in bocca del termine e della sua etimologia, si avverte piuttosto un forte senso di libertà, considerata la necessaria volontà di avvicinarsi all’altro per ascoltarlo (il verbo latino “oboe” significa “andare verso”) e di umiltà, visto l’atto di fede che occorre nei suoi confronti per accoglierne le indicazioni.

È sotto questa lente d’ingrandimento che “obbedire” si rivela essere più di un semplice e svilente “signorsì!”, mostrandosi come lo slancio di chi tende l’orecchio, assetato di una saggezza che in quel momento non riconosce come propria. Meraviglioso!


One reply to “Obbedire, molto più che uno svilente signorsì!”

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