Da sempre cielo e stelle sono negli occhi e nei cuori dell’uomo, riferimenti di versi e viaggi per poeti e viaggiatori, meraviglie da godere per chiunque. Ancor più affascinante, poi, è trovarli anche nelle parole, termini usati superficialmente tutti i giorni ma che agli occhi di chi si spinge in fondo rivelano una luce inaspettata. Sono le parole che hanno il cielo dentro.

Desiderio (dal latino de [privativo] e sidus [stella], “mancanza delle stelle”) si traduce etimologicamente nell’atto di contemplare il cielo nell’attesa di dare orientamento e senso al proprio cammino. Chi desidera alza idealmente gli occhi al cielo e, disorientato, spera di scovare il riferimento per appagare il suo bisogno.

Considerare (dal latino con [insieme] e sidus [stella], “contemplare le stelle”) invece è il compimento del desiderio: godere del firmamento e delle sue indicazioni perché il proprio percorso ne tragga vantaggio. Chi considera qualcosa idealmente la esamina come si farebbe con le stelle per trarne un auspicio.

Anche il termine auspicio, seppur indirettamente, ha a che fare con il cielo e con il bisogno di riferimenti. Dal latino àvis [uccelli] e spício [osservare], era infatti la pratica di trovare presagi divini osservando il volo degli uccelli.

Disastro (dal latino dis [particella che indica negazione, separazione e allontanamento] e àstrum [stella], “allontanamento dalle stelle”) è perdere il cammino, senza riferimenti alcuni: un danno devastante per il proprio percorso.

Quanta bellezza! Non finisco mai di stupirmi della meraviglia delle parole.

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One thought on “Le parole che hanno il cielo dentro

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  1. Anonymous 7 anni ago

    Se solo ci accorgessimo dei gesti che inconsapevolmente compiamo…nelle difficoltà, negli incidenti..alziamo gli occhi al cielo! Quando gioiamo, ringraziamo..alziamo gli occhi al cielo! Curioso eh, non è che per caso facciamo come "e.t." e chiamiamo casa!?