L’atto di ricordare poco ha a che fare con la mente e con la sua capacità di conservare dati. L’etimologia del termine, dal latino re [di nuovo] e cordàre [da còr, cuore] che significa “riportare al cuore” e non alla mente, ci svela non essere quella la dimora della memoria ma, come un tempo in effetti si credeva che fosse, il cuore.

Non è dunque una serie di eventi che giornalmente archiviamo, ma le emozioni che da questi eventi scaturiscono e che ci investono con la loro onda d’urto. È una faccenda emotiva più che storica.

Accade a volte di immagazzinare un’emozione così dura e spigolosa che liberarsene diventa assai difficile, tanto da conservarla per troppo tempo tra le pieghe della memoria. Così come avviene per i cibi freschi dimenticati in frigo, il sentimento sedimentato va a male e finisce col marcire, generando il rancore, dal termine latino rancor che infatti vuol dire proprio “rancido”. È necessario porre attenzione, dunque, a cosa conserviamo nel nostro cuore.

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2 thoughts on “Il cuore, dimora della memoria

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  1. Anonymous 7 anni ago

    Si confonde troppo spesso la mente col cuore…è come confondere l'auto con l'autista! grazie per quest'accento!

  2. Pingback: Concordi o discordi: quanto distano i nostri cuori? | Luca Francioso