Sebbene da tempo ritenga essenziale
che tra chitarristi si crei un collettivo,
più volte di ognuno ne ho fatto un rivale
e scelto per questo un percorso esclusivo.

Ma chi si contende la scena e il settore
ne affossa la musica più d’ogni cosa,
così chi la esegue si fa esecutore,
illuso che imporsi poi conti qualcosa.

Se io mi considero uno dei tanti
farò ineluttabili competizioni,
se invece mi reputo uno fra tanti
saprò condividere spazi e occasioni.

Perché un collettivo aiuta e sostiene,
conforta il timore di essere escluso,
connette distanze, più mondi contiene,
permette a un progetto di esser diffuso.


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