L'udu, l'anfora che suona
Di Matteo Pajusco

La storia
Che stranezza… Un vaso che suona! Un'anfora bucata che emette suoni gravi, suoni acuti ed evoca paesaggi ed atmosfere lontane. Questo è l'udu, per chi lo suona e per chi lo ascolta: udu in linguaggio "ibo" (tribù etnica nigeriana) significa vaso di terracotta. È un'anfora di forma quasi sferica con un collo abbastanza pronunciato e con una importante particolarità: oltre al foro sulla bocca superiore è presente un foro circolare sul fianco ed è proprio questo foro addizionale a trasformare l'anfora da semplice recipiente a strumento musicale.
Nella tradizione "ibo" questi strumenti rituali sono chiamati "abangmbre" (vasi per suonare). Si dice che abbiano la voce degli antenati e solitamente vengono usati dalle donne per accompagnare canti rituali. Negli ultimi anni l'udu ha raggiunto una notevole popolarità in tutto il mondo e ciò ha spinto i produttori artigianali ed industriali di udu a sperimentare nuovi materiali (metallo, fibra, legno, vetro…) e nuove forme (udu doppi, allungati, schiacciati, globulari). Ad oggi sono moltissimi i musicisti che utilizzano questo strumento e il suono dell'udu è stato inserito in numerosi contesti ed arrangiamenti con una spiccata predilezione per la musica acustica.
La tecnica
Ma come si suona questo "vaso"? La tecnica tradizionale nigeriana è piuttosto semplice e consiste nell'appoggiare le mani alternativamente sui due fori facendole rimbalzare immediatamente: tale movimento produce due suoni gravi di nota differente, usati dalle donne per accompagnare i canti rituali.
I suoni ottenibili invece con la tecnica comunemente usata dai percussionisti sono essenzialmente cinque:
1) Il "tono grave fondamentale", ottenuto colpendo il foro laterale con il palmo della mano, premendo leggermente e non ritraendo la mano sino a che la nota non decade naturalmente.
2) Il "tono medio fondamentale", ottenuto con la stessa tecnica colpendo però la bocca superiore.
3) Il "tono acuto sul foro laterale", ottenuto colpendo il foro laterale con il palmo ritraendo immediatamente la mano cosicché il suono glissa leggermente verso l’alto.
4) Il "glissando", ottenuto eseguendo il tono grave con una mano mentre l'altra chiude quasi completamente la bocca superiore muovendosi come un coperchio e ottenendo l'effetto di glissando.
5) il "tono acuto sul corpo", ottenuto colpendo il corpo con il palmo, i polpastrelli o addirittura con le unghie e le nocche delle dita.
Questo insieme di colpi permette di ottenere varie sfumature di suoni molto acuti da utilizzare per completare il registro grave dell'udu.
L'udu in "Alchechengi"
Veniamo ad "Alchechengi", il terzo brano del cd "The Show" di Luca Francioso.
Luca mi ha chiesto di scrivere una parte di udu che rendesse riconoscibile da subito il pezzo. Considerata la particolarità dello strumento serviva qualcosa di semplice che "facesse ritmo", ma che allo stesso tempo rispondesse alle richieste del compositore.
Volevo in qualche modo staccarmi dal classico disegno ritmico (tipo tono grave in battere) soprattutto perché, ascoltando il pezzo, notavo che il primo movimento in battere di ogni battuta era già quasi sempre "occupato" da una nota accentata della chitarra acustica che, da sola, già faceva ritmo (com’è nello stile fingerpicking) e pertanto volevo evitare di riempire ulteriormente quello spazio sonoro già completo.
Da una felice intuizione è nata una figurazione ritmica sul secondo movimento, utilizzando il tono medio fondamentale in modo da creare il "doppio" accento cortolungo (effetto "tat-taa"). Questo doppio colpo caratterizza l'intero pezzo e si ritrova nell'intro, negli special, nella strofa (al quale segue il colpo acuto sul corpo nel terzo movimento e poi il tono grave fondamentale nel quarto) e anche nel ritornello (in questo caso la figurazione ritmica è spostata dal secondo movimento alla fine della battuta, con il doppio accento tra il terzo ed il quarto movimento). Lasciando libero il primo battere, la sequenza ritmica acquisisce così una certa vivacità senza "disturbare" la melodia.
Nei fills e nel finale sono invece riconoscibili il tono acuto sul foro laterale e il tono grave con leggero glissando.
Per questo pezzo avevo a disposizione un udu di medie dimensioni della "Latin Percussion" e un altro più grande della "Meinl". Dopo alcune prove ho optato per il secondo perché, oltre a non "disturbare" le frequenze della chitarra acustica nel doppio colpo sopra descritto, mi convinceva maggiormente per la bellissima frequenza bassa del tono grave fondamentale.