The show (2005)
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30 Settembre 2005: la registrazione del cd
Di Filippo Bovo

Quando mi è stato chiesto da Luca di scrivere un articolo per raccontare la giornata in cui abbiamo registrato il suo ultimo lavoro – pregevolissimo come i precedenti – non pensavo che ci avrei messo così tanto tempo.
Vedete, non si può parlare di Luca o delle cose che lo riguardano con superficialità o in modo affrettato; è necessario entrare in uno spirito favorevole e permettere che le idee pian piano si facciano strada nella mente. Voi direte: "Senti, bello, devi solo raccontare com'è andata la giornata, non scrivere la sua biografia!". Si, però ugualmente sono necessari i giusti tempi, che poi sono gli stessi che impiega lui quando pensa ad un nuovo pezzo: anche lui non è veloce, né superficiale... Quando ci propone la sua musica non è affrettato, sbrigativo... Non è il tipo tetro, tagliato con l'accetta, mestierante della musica; ha quella sorridente spiritualità propria degli artisti che vivono ogni singolo momento come fosse eterno (ho già trasmesso a Luca le mie coordinate bancarie per il bonifico della somma che mi deve per queste quattro parole...); e poi, tra un pezzo e l'altro parla, parla, spiega, spiega: di quando è nella macchina sotto il ponte a pomiciare, di quando deve badare ai cani in collina, di quando nel suo paese d'origine la cugina di Mia Martini gli offriva la carne, oppure del suo amico che stava per avvelenare il nonno con i limoni... Talvolta racconta anche le barzellette – oh, com’è divertente in quelle occasioni! – ed è pure bravo (me ne ricordo una che raccontò una volta sola, riguardava Heidi... Oppure un'altra ancora migliore su Cenerentola. Fatevela raccontare se lo incontrate!).
Come sia riuscito a fare di tutto questo una professione è una cosa che desta meraviglia.
Beh, dopo questa introduzione come potete pensare che si possa scrivere un articolo in due minuti???
...Ok, mi sono messo in un bel pasticcio... Mai creare aspettative al lettore... Come farò adesso a scrivere qualcosa di lontano dalla banalità? Beh, insomma, devo solo raccontare com’è andata la giornata, non scrivere la sua biografia!!!
Nota per il lettore: per condensare una giornata intera di eventi, preoccupazioni, decisioni, nervosismi, gioie ed esulti – che sono il cuore di quel particolare ecosistema che si trova solo negli studi di registrazione - in qualcosa che fosse un po' meno lungo dell'"Enciclopedia Universale Treccani" sono stato costretto ad incastrare, sfrondare ed innestare, sicchè resta ben poco della cronologia originale.
Comincio senz'altro.
Partimmo, il cuore gonfio di speranzoso coraggio, un brumoso pomeriggio di fine Dicembre... No, un momento! Questa è un'altra storia. È la storia di quando andammo in cerca delle chiavi della macchina di Matteo (Pajusco, il percussionista) in mezzo alla neve in montagna. Eravamo Matteo, Monia (sua moglie) ed io. Si, proprio io, l'unico che voleva dormire mentre gli altri volevano andare a passeggiare, e alla fine fui l'unico che si diede da fare per il povero amico in difficoltà, mentre tutti gli altri (compreso il chitarrista) rimasero al calduccio a bere cioccolata calda!
Ma questa, per l'appunto, è un'altra storia.
Quel giorno, invece, cominciò in un'altra maniera. Il 30 Settembre fu una giornata meravigliosa, piena di sole e di caldo: i passeri cinguettavano sui tigli, le api bottinavano il polline, le rane gracidavano sui fossati e i Normanni bevevan calvadòs (mi scusi, Calvino, se copio una sua frase...).
Quel giorno personalmente l'attendevo da tempo. Infatti sono sempre felice di seguire le attività di quel fenomeno di chitarrista, in più per me la giornata costituiva un piacevole diversivo (il mio lavoro è una schiavitù tale!) per cui fremevo come uno scolaretto. L'appuntamento concordato era da me alle ore 10 in punto!
L. F.: «Allora Pippo, ci vediamo da te alle 10 e poi andiamo da Andrea Valfrè; mi raccomando, sii puntuale. Ok?”.
F. B.: «Tranquillo Luca, sono a casa mia. Non posso essere in ritardo!».
Beh, quel giorno di sole, in cui i passeri cinguettavano sui tigli, le api bottinavano il polline, le rane gracidavano sui fossati e i Normanni bevevan calvadòs, la scena che si parò davanti al viso atterrito ed esterrefatto di Luca quando entrò in casa mia aveva dell'incredibile. Erano ormai le 10 passate quando decise di salire al piano di sopra, probabilmente per rapirmi visto il ritardo inaudito, ed io lungi dall'essere pronto per uscire, per nulla intimorito dalla situazione e con la più disarmante delle nonchalance, mi feci trovare bel bello in mutande nere, in bagno, intento in una delle più felici occupazioni che un uomo possa avere la mattina: il taglio della barba ("felici" è un eufemismo – ndr)! E quel che è peggio: il mio stereo urlava a più non posso i passi più felici della gloriosa nona sinfonia di Dvorak "Dal nuovo mondo"; sicchè non c'era nessuna speranza che potessi sentire il campanello!
In quella paradossale situazione e per le pietose condizioni in cui versavo, Luca non potè farfugliare niente di più che: «Pippo! Ma sei ancora così?!? Te spaco!».
Effettivamente, quello fu troppo anche per lui...
In ogni modo, arrivammo tranquilli e senza troppi disagi al "Magister Studio" e ben presto fummo pronti per cominciare il lavoro.
Il "Magister studio", per chi non c’è mai stato, costituisce veramente un paese dei balocchi. La sala vera e propria è molto ampia, con le pareti tutte storte – ce ne fosse una parallela all'altra! – ed il soffitto è tutto fuorché orizzontale. In più è tutto ricoperto di un materiale fonoassorbente particolare, praticamente un groviera di pietra, di sicuro uscito fuori da qualche sperduto laboratorio della Nasa situato nel centro di una montagna nella più segreta delle località. Comunque lì dentro ogni qual volta tu chiedi: «E questo cos’è?», per tutta risposta ottieni: «Costa tanto!». Oppure se fai affermazioni del tipo: «Ci dev'essere una buona acustica qui dentro», non sperare di sentirti dire: «In effetti, abbiamo fatto del nostro meglio» oppure «È venuta meglio di quanto pensassimo» o cose del genere. Ma la risposta sarà: «Il tempo di riverbero è di 2,5 secondi misurato al millisecondo!!!».
Il tutto è collegato alla cabina di regia, la vera stanza dei bottoni! Eh si, perché lì di bottoni ce ne sono tanti, ma veramente tanti. E quando finiscono i bottoni cominciano le manopole e poi i buchi, per non parlare dei cavi... C'è anche un simpatico aggeggio, una specie di centralino, che si comanda con dei cavetti corti: è pieno di buchi e tu devi inserire un capo del cavo in un buco e l'altro capo in un altro buco. Facile. Il problema è che non è la stessa cosa se un capo del cavo lo metti in quel buco lì o in quel buco là. Potresti sbagliare e correre il rischio di far arrivare i marziani!!!
Tutta la struttura è retta da un "Deus ex machina" veramente straordinario: Andrea Valfrè. Il grande uomo bianco, buono come pochi, attento e premuroso e quel che è più importante sensibile alla buona musica. Logico che sia contento di lavorare con uno come Luca! Andrea è la persona con cui puoi veramente parlare di tutto: dal tempo che fa, a come si pianta l'insalata, a come si dice "statale Noalese" in inglese. Eh si, perché ad Andrea piacciono un sacco le lingue, in particolare l'inglese. Pensate che sull'interruttore di apertura del cancello elettrico c'è scritto "erase" (prima persona singolare della voce del verbo "cancellare" – ndr)!!!
Quel giorno Andrea era veramente di buon umore, noi ancora di più per cui non c'erano dubbi che sarebbe stata una giornata memorabile.
Dopo i convenevoli di rito, Luca passa subito a tirare fuori il suo strumento (la chitarra, cos'avete capito?!?) e si prepara per la registrazione. Il nostro posto invece è in regia a seguire tutto attraverso due comodissimi televisori 25 pollici che trasmettono in tempo reale le immagini di Luca che suona. Il suono è eccezionale. Tutto ok, si parte.
Dopo un po' di riscaldamento, Luca passa ad incidere la prima take, alla fine della quale chiede «Com’è venuta?». La risposta di Andrea: «Ne facciamo un’altra!». La diplomazia è tutto nella vita!
Beh, insomma è normale che ci voglia un minimo di rodaggio. Quel povero ragazzo era agitato, del resto cadeva tutto in capo a lui: responsabilità, conduzione, buona riuscita... Vorrei vedere voi se aveste una sola giornata per portare a termine un lavoro del genere e nel migliore dei modi, così come è in realtà successo! Se solo eccedi di un attimo i tempi che ti sei pianificato, i costi volano alle stelle, cosa credete!? Eppoi chi lo sente il produttore, anzi la produttrice, visto che di ciò si tratta (Claudia Ferronato – ndr). Oddio, noi la sentiremmo sempre volentieri, ci mancherebbe, soprattutto in una giornata come quella, dove veramente nulla era fuori posto, e i passeri cinguettavano sui tigli, le api bottinavano il polline, le rane gracidavano sui fossati e i Normanni bevevan calvadòs.
In ogni modo non appena la concentrazione di Luca salì al suo abituale livello, non ci fu più nulla da fare: dritto verso la meta come un treno in una folle corsa. Man mano che il tempo passava e le agili dita sulla chitarra spiegavano quelle straordinarie melodie, la nostra meraviglia aumentava sempre più. Anche solo parlare, cullati da quei suoni, aveva un gusto diverso. Di tanto in tanto interrompevamo le nostre discussioni e dicevamo: «Senti che bello...». Quando ti escono frasi del genere, ogni ulteriore commento è superfluo...
Cammina, cammina si fece ora di pranzo. In verità la nostra pausa cominciò parecchio dopo l’ora abituale in cui la gente normale si raduna a tavola. Sapete com’è, sai quando entri in sala di registrazione, ma non sai quando esci! Confesso di avere un merito nella decisione finale di andare a pranzo: erano ormai due ore che me ne andavo ballonzolando su e giù per la regia, blaterando frasi del tipo: «Mangerei volentieri un tramezzino», «Berrei volentieri un succo all'ananas», oppure quella più convincente: «Go ‘na fame che magnarìa...», proteggo il lettore dal conoscere con esattezza cosa avrei potuto mangiare in quel momento. Comunque alla fine, con pazienza e piglio deciso ho instillato nei miei compagni il desiderio mangereccio e così ce ne andammo tutti insieme in un bar in compagnia di panini, tramezzini, bibite e qualche sana barzelletta. A proposito, per quella storia della barzelletta di Cenerentola, se Luca non vi soddisfa, fatevela raccontare da Andrea: lui è addirittura eccezionale!
Volto a termine il pranzo e con la pancia ben piena delle meritate cibarie ce ne tornammo in studio per la seconda parte del lavoro.
Fu la volta di Matteo che con Luca suona la terza traccia del disco. Matteo per l'occasione scelse tra i due udu a disposizione quello più grande (vedi relativo articolo): praticamente un vaso da fiori alla greca! Caspita ragazzi. Quell'uomo suona di tutto: ogni tanto quando è in macchina con me, se la prende anche con il cruscotto... E chi lo ferma più! C'è da credere che comincerà a suonare anche la pancia della Monia, man mano che cresce: il bimbo che ne uscirà dirà come prima parola "Latin Percussion", ne sono certo!
Qui non c'è molto da dire: il pezzo è meraviglioso, il sound ottimo, il feeling dei migliori, Luca è alle stelle e Matteo è una vera macchina: veloce, silenzioso, preciso... Che dire!? Buona la prima! O quasi...
Ormai la giornata volge al termine, purtroppo arriva sera troppo velocemente in giornate così belle, in cui i passeri cinguettano sui tigli, le api bottinano il polline, le rane gracidano sui fossati e i Normanni bevon calvadòs...
Mancavano infatti altri amici all'appello, e puntuali come un orologio svizzero si presentarono alle sette in punto i "Calicanto"! Io li ho incontrati quella sera per la prima volta e ne ho avuto gran piacere: sono un gruppo fantastico che da ormai venticinque anni ha il grande merito di diffondere la cultura musicale veneta, e lo fa con grande professionalità e passione! Per loro Luca ha preparato un pezzo in perfetto stile "Calicanto" (Luca si schernisce ogni qualvolta gli si rivolge questa affermazione e risponde sempre: «Ma io il pezzo non l’ho scritto per loro!!!». Non importa Luca, comunque è un pezzo da "Calicanto". Si vede che ti trovavi in una particolare connessione spirituale con loro!).
Beh, qui a dire tutta la verità non fummo molto soddisfatti del sound globale: allora ci radunammo tutti in consiglio per lavorarci un po' sopra. Ricordo ancora il commento del mio caro amico percussionista Paolo Vidaich, uomo mite, gentile e straordinario, che imitando con le mani il gesto di suonare il suo strumento, disse della sua performance: «No, no, no, no. Troppa roba. Tutto da rifare!».
Beh, ragazzi, qui si vede il vero musicista: che sa mettersi in gioco, che ascolta, che prova e riprova e non si accontenta. Il risultato fu che i musicisti se ne tornarono in sala per una nuova take ed il pezzo cambiò da così a così! Da qui in poi via veloci e senza intoppi verso la fine dei lavori, felici e contenti di avere contribuito, chi in un modo, chi in un altro alla buona riuscita di un gran bel disco, fatto da un musicista eccezionale, che ha un sacco di cose da dire al mondo!
Ma una giornata così memorabile, iniziata con uno splendido sole di fine estate, in cui i passeri cinguettavano sui tigli, le api bottinavano il polline, le rane gracidavano sui fossati e i Normanni bevevan calvadòs, non poteva finire con un semplice "Arrivederci alla prossima". Decidemmo quindi di passare la serata davanti ad una bella pizza. Per l'occasione scegliemmo un locale sulla via del ritorno, comodo a tutti, con il nome che è tutto un programma: "Al quadrato". Lì dentro infatti è tutto quadrato: tavoli quadrati e sedie quadrate. Le luci sono alloggiate in speciali lampadari di vetro quadrato. Il cameriere con la testa quadrata ci portò cinque listini quadrati. Nel frattempo io mi alzai dalla sedia quadrata per recarmi in bagno. Espletai le mie funzioni fisiologiche in un water quadrato e mi risciacquai le mani in un lavandino quadrato agendo sulla rubinetteria quadrata. Mi asciugai con speciali salviette quadrate. Al mio ritorno ordinammo la cena al cameriere e poco dopo lui ci portò cinque pizze quadrate. I piatti erano quadrati. Bevemmo in calici quadrati.
La serata passò in scioltezza a raccontarci barzellette. Seguirono fragorose risate quadrate. L'orologio battè dodici rintocchi quadrati (din don)2. Avevamo il culo quadrato. Ci alzammo e paghammo il conto. Ciascuno di noi prima di uscire prese un biglietto da visita quadrato. Anche il conto fu quadrato. Non c'è che dire: un locale a tutto tondo!
E così terminò questa favolosa esperienza. Non smetterò mai di ringraziare Luca per avermi dato la possibilità di servirlo e di stare in compagnia della musica, condivisa in pienezza con tanti buoni amici.
Non c’è dubbio che conserverò a lungo il ricordo di quella giornata di sole, in cui i passeri cinguettavano sui tigli, le api bottinavano il polline, le rane gracidavano sui fossati e i Normanni bevevan calvadòs*!
Morale della favola: comprate "The show". Di questi i tempi, i soldi meglio spesi. E se vi addormentate leggendo il libro potete sempre alzare il volume!

P. S.: ma che minchia è 'sto calvadòs?!?!

*(Tratto da "I fiori blu" di Raymond Queneau, nella traduzione di Italo Calvino)