Commento ai brani
Di Luca Francioso
Ho sempre pensato che aggiungere parole ad un'opera d'arte sia superfluo, perché credo non si possa descrivere con nessun altro mezzo quello che l'artista ha espresso attraverso la sua opera. A scuola, quando venivo interrogato in storia dell'arte, mi sono sempre sentito a disagio nello spiegare quello che secondo me era già chiaro e nel miglior modo possibile. Certo, alcune opere d'arte non sono di facile approccio, capita infatti di rimanere spaesati di fronte a un linguaggio apparentemente incomprensibile. Ma anche le opere meno dirette, in modo diverso su ogni spettatore, agiscono a loro modo e con la loro efficacia.
Durante i miei concerti, tuttavia, e soprattuto negli ultimi anni, ho maturato il bisogno sempre più incalzante di condividere quanto più possibile con chi mi ascolta e, frequentemente, aggiungo molte parole prima e dopo i brani.
Questa evidente contraddizione, tra il considerare sciocco qualsiasi commento e la necessità poi di farlo, non so spiegarla con chiarezza. Va ad aggiungersi ai miei molti altri contrasti.
Per "The show", essendo un progetto di narrativa e musica, è venuto naturale scrivere qualche notizia per ogni brano musicale, seppure un po' tecnica. Spero che dipingano al meglio le condizioni in cui sono nate.
Speranza
È un brano che ho composto qualche anno fa, sulla Taylor 812 che adesso non ho più, quando ancora vivevo a Dolo (VE). In effetti è il brano più anziano dei quattro, nato di getto dopo la seconda stesura del libro "The show". La prima versione di questo tema, il più importante del cd e del libro, non mi convinceva un granché e così l'ho sostituito con questo, più arioso e meno malinconico del precedente. Mi sarebbe piaciuto registrarne una versione con l'orchestra, ma la cosa era molto ambiziosa sia per il budget sia per l'eventuale arrangiamento. Avevo cominciato a lavorarci con Filippo Bovo (con cui ho già lavorato per l'arrangiamento del quartetto d'archi nel cd "Argile"), ma poi la cosa è stata accantonata.
Joe
Il tema l'ho composto a Valsanzibio, un paesino vicino Battaglia Terme (PD) sui colli Euganei, nella casa in cui ho composto gran parte del materiale del mio terzo cd "Luoghi". La chitarra che avevo in braccio era una baby Taylor, una piccola chitarra da viaggio che mi segue sempre nei miei continui spostamenti. Seduto sul divano, di fronte al camino acceso, ho aperto le porte a questa melodia, che già da tempo bussava impaziente.
Alchechengi
A lui non l'ho mai detto, ma questo tema l'ho scritto sulla chitarra di Reno Brandoni (grande chitarrista, grande amico!), nella sua casa di Granarolo (BO), dopo una giornata trascorsa insieme. Reno stava lavorando al computer e io stavo provando la sua Collings nuova. Quando il tema ha preso vita l'ho subito registrato alla buona per non scordarlo, ma solamente dopo alcuni mesi l'ho ripreso in mano per concluderlo. E proprio nel periodo in cui stavo ultimando la composizione, durante una passeggiata su un sentiero dei colli Euganei, la mia compagna Novella mi ha mostrato e mi ha fatto conoscere la bellezza dell'Alchechengi, un fiore arancione bellissimo con un nome ritmico e melodioso che ho inserito nell'ultima stesura del libro e che ha regalato all'intero progetto un legame ancora più forte di quanto non avesse prima.
The show
È il brano più recente dei quattro, l'unico del cd che ho scritto nella casa in cui vivo adesso, a Padova, alla fine di un lungo pomeriggio passato con il mio grande amico e grande musicista Domenico Calabrò. Doveva essere inciso solo con la chitarra ma, nel periodo in cui stavo lavorando alla preproduzione del cd, ho cominciato a stringere rapporti con il gruppo acustico "Calicanto", un gruppo storico qui a Padova. E così, affascinato dalle loro sonorità e dai loro arrangiamenti, ho pensato che la loro collaborazione sarebbe stata l'ideale per colorare a pieno l'aria medioevale del brano.