The show (2005)
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Alchechengi
Di Novella Agostini

Alchechengi

Luca se ne viene un giorno dicendomi: «Mi piacerebbe che il lettore conoscesse meglio l'Alchechengi. Non è che mi butti giù due righe?».
Allora ho cercato di rivangare le mie vecchie nozioni di botanica sistematica ed ho rispolverato il mio erbario (mi ricordo ancora quell'esame per la quantità sovraumana di nomi da imparare a memoria) e… (rullo di tamburi) ecco a voi la vera star di "The show": l'Alchechengi.
Physalis alkekengi (beccatevi anche voi un nome difficile da ricordare) è una pianticella erbacea perenne che cresce preferibilmente in terreni ombreggiati, in vicinanza di luoghi umidi e ricchi di humus. Il fusto può essere eretto ma anche strisciante, lungo dai 30 ai 100 cm, mentre le foglie si presentano con lembo scuro e peluria bianca e dalla forma tra l'ovale e il lanceolato. Il fiore, solitario, ha la corolla bianco-giallastra a forma di campanella. Fiorisce tra maggio e luglio.
È apparentemente una pianta comune, ma quello che rende l'Alchechengi particolare rispetto ad altre piante, e a mio avviso azzeccato per la storia di Francesco Ortes, è la particolare modificazione che il fiore subisce quando si trasforma in frutto: il calice (cioè quelle foglioline verdi che vedete alla base di ogni fiore prima dei petali) si gonfiano in una vistosa vescica con pareti cartilaginee di un  bel rosso-aranciato. Meraviglioso e straordinariamente fantasioso. A me viene in mente una di quelle lanterne cinesi fatte con la carta velina. Il frutto della pianta è sospeso all'interno di questa simpatica struttura ed è una bacca polposa e sferica, anch'essa rossa-aranciata, lucida e con un sapore acidulo-amaro, ma ricca di vitamina C, addirittura il doppio del limone! Si utilizzano dopo averle fatte essiccare al riparo dalla luce, in ambiente ventilato. La bacca è un discreto depurativo, diuretico e febbrifugo per la presenza di un alcaloide e di acido citrico, apprezzata nei casi di gotta, reumatismi, calcolosi e itterizia e non ha particolari  controindicazioni. Ma mi raccomando: non mangiate né fusto né foglie perché non sono commestibili!!!
Non esagero se vi dico che mi sono affezzionata a questo fiore. Dopo aver letto "The show" e dopo quella passeggiata fortuita che ho fatto con Luca sui colli euganei (vicino Padova) che ci ha regalato una bellissima pianta nel pieno del suo splendore lungo un sentiero. Credo che non ci sia immagine più emozionante per raffigurare quello che Francesco prova per la sua musica e per la moglie Rachele.