Intervista a Luca Francioso
di M.F.
Ogni "clic" al tuo sito web mette davanti ad un progetto molto ambizioso, dove si sono indeboliti se non frantumati i confini tra le diverse forme d'arte. Da quali sentimenti e riflessioni è nato questo progetto?
È un progetto a cui lavoro da anni e, come tutti i progetti latenti nella mente, è cambiato e si è evoluto nel corso del tempo. Nasce dall'intento di voler comunicare attraverso diverse forme espressive, strada che, assieme allo scultore e pittore Giovanni Canova, avevo già tentato di intraprendere con il racconto "L'uomo era". Con "Schizzi su carta" io e Giovanni abbiamo voluto approfondire il discorso, spingendoci fino a dove le idee che piano maturavano ci hanno portato. In questo modo, in effetti, le linee di confine tra le diverse arti si sono assottigliate molto, ma il tentivo era piuttosto quello di miscelare le diverse forme espressive senza che queste perdessero la loro identità e la loro forza.
Cosa cè dietro la scelta dei passaggi tratti dai tuoi romanzi? In che modo contribuiscono ad arricchire la tua musica?
Nonostante le evidenti differenze di strumento che caratterizzano le due arti, non riesco a separare così definitamente le due cose. Per me la musica e la scrittura sono mezzi diversi per esprimere un unico processo creativo, i motivi che mi spingono a scegliere uno o l'altro sono legati al momento e soprattutto alla caratteristica e alla forza del messaggio da comunicare. Cerco sempre di usare il mezzo che riesce ad esprimere nel migliore dei modi quello che voglio trasmettere, sfruttandone la forza espressiva. In "Schizzi su carta" sono presenti due brani scritti per i due romanzi citati, "Gli occhi di Giulia" per il libro "Ad un passo" e "Il campo di granturco" per il libro "La retta è un cerchio che non si chiude mai", composti nello stesso periodo in cui stavo scrivendo i romanzi. Inserirli è stata una logica conseguenza.
Ascoltando il disco con attenzione comprese le tracce fantasma e leggendo i titoli di ogni singolo brano sembra che tu ci voglia raccontare una storia. È solo unimpressione?
No, in effetti l'intento era questo: raccontare la stessa storia con diverse forme d'arte. Così la musica, la pittura, la scrittura e la poesia si intrecciano in questo viaggio. Il poeta Andrea di Bella ha scritto una poesia haiku (breve componimento giapponese di 5-7-5 sillabe) che regala un'altra sfumatura intrerpretativa alla storia.
Il tema centrale di questo racconto è l'attesa. L'attesa del sereno. Il cd infatti inizia con lo scoppio di un tuono e le urla di un uomo (interpretato dall'attore Claudio Galdiolo) che avvisa dell'arrivo di un temporale, e finisce con il sereno e il canto risonante delle cicale. Il resto racconta l'attesa, le sensazioni: l'ansia e la sofferenza che a volte l'attesa del sereno comporta. Ovviamente è un'attesa simbolica, il più delle volte il sereno che si attende è quello emotivo.
Che cosa si deve aspettare chi ha già ascoltato e vissuto "Scala cromatica per uscita di sicurezza". Ci sono differenze sostanziali di stile?
Moltissime. "Scala cromatica" è una suite per chitarra e clarinetto ed è quindi improntanta sul dialogo dei due strumenti, a volte intenso, a volte quasi giocoso. Inoltre i brani di "Scala cromatica" erano i primi componimenti per chitarra acustica e cera unaltra spinta creativa rispetto a quella che mi ha portato a comporre "Schizzi su carta". Nel primo cd cè una voglia frenetica di sperimentare e di farsi ascoltare, così forte che in alcuni punti può apparire quasi invadente; invece "Schizzi su carta" è un lavoro più intimo. Le sue composizioni ricercano molto di più la forza della melodia, la semplicità comunicativa, rendendo il tutto più diretto e coinvolgente. Inoltre questo crocevia di arti lo rende sicuramente più ricco.
Puoi spiegare dove nasce e quali sono le caratteristiche dello stile fingerpicking? Cosa ti ha spinto ad adottare questo modo di suonare la chitarra?
Fingerpicking significa suonare la chitarra senza plettro ed è una tecnica chitarristica con la quale si possono suonare moltissimi generi. Nasce dai primi blues-man americani e si espande in Europa attraverso chitarristi Anglossassoni, fino ad arrivare in Italia intorno alla fine degli anni sessanta. È una tecnica che si è evoluta tantissimo nel corso degli anni e da un ruolo alla chitarra acustica molto diverso dall'angolino simil-ritmico in cui la musica pop, rock, leggera etc., la relegano. Con il fingerpicking la chitarra acustica diventa autonoma, una specie di piccola orchestra, capace di produrre una melodia su una intessitura armonica e di bassi.
Io ho conosciuto il fingerpicking con Stefan Grossman, forse il divulgatore più efficace in Italia (intorno alla metà deglia anni settanta), però mi sono avvicinato ed ho cominciato a suonarlo ascoltando la musica di Franco Morone a cui, rispetto a molti altri chitarristi, mi sento più vicino musicalmente. Non è un caso che Franco abbia accettato, dopo avermi sopportato (?) alle sue lezioni, di presentare con una nota "Schizzi su carta". Io lo ritengo un grande onore.
Una delle cose che colpisce di più visitando la sezione del tuo sito dedicato a "Schizzi su carta" sono i disegni che accompagnano le musiche. Come è nata la tua collaborazione con Giovanni Canova? Puoi dirci un po' più della sua arte?
Ho conosciuto Giovanni nel 2000 e c'è stata subito una grande intesa, un grande feeling prima umano e poi artistico. Di lui mi piace la visione delicata che ha delle cose e come riesce ad esprimere la sua arte, che per lo più cammina sulla strada della scultura. Abbiamo cominciato a lovorare insieme da subito, con la realizzazione de "Luomo era", un mio racconto corredato e completato da venti fotografie scattate insieme, una sorta di prologo strutturale di "Schizzi su carta". Ad ogni mio concerto lui espone le sue sculture e questo connubio incuriosisce moltissimo la gente, oltre ad arricchire noi, che non è abitutata a questi interscambi comunicativi. Ma prima di essere un grande artistista Giò è una grande persona: abbiamo condiviso molti momenti difficili insieme, personali e lavorativi, e siamo molto uniti.
Con chi altro hai collaborato nella produzione e nella realizzazione di questo cd?
Per essere un progetto monostrumentale, a parte due brani, sono riuscito a coinvolgere un numero considerevole di persone, tra musicisti e collaboratori. Primo fra tutti il produttore Mario Agostini, il quale ha creduto nel mio lavoro e voluto intraprendere con me questo viaggio. Poi tutti gli artisti: il quartetto darchi Archetrio, che suona con me in "Rumori di fuori"; Gico Pavan che ha arrangiato e diretto il quartetto e suonato il contrabbasso e arrangiato la fisarmonica di Marco Toffanin e le percussioni di Filippo Morandina nel brano "Nel suo giardino incantato (il sereno)"; Andrea Di Bella che ha scritto la poesia Haiku; il lettore Lorenzo Piovanello e lattore Claudio Galdiolo. I collaboratori: Massimo Zampieri alla fotografia, Denassi Koya Muyumba e Monica Francioso che hanno tradotto i testi del libretto rispettivamente in swahili e in inglese e Novella Agostini per la selezione della parte narrativa. Infine Marco Lincetto, proprietario della "Velut luna", che ha scommesso su di me ancora una volta. Indubbiamente tanta gente. È stato bello e costruttivo lavorare con ognuno di loro. Sono sodisfatto di quello che abbiamo realizzato assieme.
Cè qualcosa che avresti voluto aggiungere ancora a questa opera e che non ti è stato possiblile?
Sì, i brani dovevano essere 16. Alla fine, però, mi sembrava ci fosse troppo materiale e che la corsa del racconto rallentasse e perdesse di forza, così ho deciso di escludere un brano.
Come abbiamo già più volte sottolineato in questa intervista "Schizzi su carta" è un progetto in cui diverse espressioni d'arte si intrecciano. Come pensi di organizzare i tuoi spettacoli "live", per far in modo che questa ricchezza e interdisciplinarietà sia evidente anche a chi ti viene a vedere?
Credo sia impossibile riproporre dal vivo l'impatto emotivo di "Schizzi su carta" nella sua totalità di espressione. Sicuramente ci saranno i quadri di Giovanni esposti e che accompagneranno le mie esibizioni, ma per il resto i concerti saranno come sempre, molto asciutti e sobri, con il desiderio di condividere la musica per quanto possibile con il più alto numero di persone.
Che cosa ci si deve aspettare adesso da Luca Francioso & Co., o per metterla in maniera tradizionale: quali sono i tuoi / vostri progetti per il futuro?
Come accade ogni volta che prende forma un progetto, anche questa volta sono già proiettato mentalmente verso un altro lavoro. Ho due progetti attualmente in corso: il secondo cd con i "Caniarcani" per il 2003 e un libro raccontato e musicato su cd. Ma forse ora è il caso di vivere a pieno "Schizzi su carta". E suonarlo, tanto. Sei d'accordo?