Lavorazione del cd
Novembre 2003 / Dicembre 2003
"Può sembrare strano, ma odio registrare un disco. Più volte mi sono ritrovato di fronte alle pretese silenziose del microfono e sotto la stretta morsa delle cuffie, la chitarra in braccio, ansioso e nervoso. Non mi sento a mio agio davanti alle aste che mi puntano come una pistola, nel ripetere, fino a che non perdono di spontaneetà e vigore, le note di un brano un infinito numero di volte. Inoltre la fretta di dover suonare tutto, bene e nel più breve tempo possibile (i soldi hanno un ruolo svilente in questo meccanismo) è una cattiva e sgradevole compagna di viaggio.
Mi sento molto di più a casa di fronte alla gente, dietro la mia chitarra, su un palco colorato di luci. Esiste più emotività, si avvera e si compie il reale significato che io attribuisco all'arte: la condivisione. In uno studio, per quanto suggestivo possa essere, non condivido ma mi divido, fra me e me. Se a questo, poi, si aggiunge il fatto che considero il disco una cosa estremamente finta, un puzzle di note tagliate e cucite con la stessa meticolisità di un sarto di talento, si può intuire come la registrazione sia per me un'esperienza molto difficile da affrontare e a cui mi do con estrema cautela.
Ma c'è una cosa che mi spinge ad entrare in studio e a terminare i lavori, che mi da l'energia giusta per affrontare tre, quattro giorni, un mese, sei mesi di riprese. Una cosa molto semplice, ma importante: i cerchi sull'acqua.
Si butta un sasso e, nel breve tragitto tra la superficie dell'acqua e il fondale, il passaggio di quel sasso vive e rivive moltissime volte nell'eco dei cerchi, che diventano sempre più grandi e raggiungono crespature e riflessi sempre più lontani.
La considero una magia grande, quella che il nostro tempo regala (anche se purtroppo non a tutti), l'opportunità cioè di diffondere quanto più possibile le emozioni, di luogo in luogo, semplicemente premendo il trangolino capovolto del play. Sarebbe impensabile suonare e fare concerti in tutto il mondo, in tutte le piazze, in tutte le vie, in tutte le case, in tutti i salotti, in tutte le orecchie. Non credo basterebbe una vita. Ma un disco arriva dove il musicista si ferma e questo fatto lo fa diventare, anche se è un supporto falso e distorto di quello che è l'artista veramente, un preziosissimo cerchio sull'acqua che viaggia e fa vivere e rivere una melodia. Gli spartiti non hanno la stessa forza e poi non tutti sanno leggere la musica, ma tutti sanno ascoltarla.
I tre giorni di registrazione, trascorsi a metà Novembre 2003, in una tenuta collinare a Cinto Euganeo (PD), sono stati vivi e carichi di emozioni forti, hanno lavorato su di me in modo deciso e mi hanno regalato il materiale per un nuovo lavoro, il terzo, forse quello a cui sono più legato. Non tanto per il fatto che è l'ultimo cronologicamente, ma perché è il lavoro che con più efficacia si è trasformato da ciò che sentivo dentro a ciò che ho suonato. Non si è perso nulla in questo processo.
Riascoltando tutto il materiale mi sono accorto come questo assomigliasse ad uno specchio, in cui riflessi ho visto tutti gli stati d'animo e tutti i sentimenti da cui ero partito per comporlo, ne ho rigustato il sapore e il profumo.
Registrarlo, però, è stato molto difficile. In quei tre giorni non sono mancati momenti di tensione e di sconforto, in cui ho pensato seriamente di spegnere tutto e tornare a casa. Inoltre, il numero molto alto di artisti ospiti, ha reso difficile il susseguirsi delle prese. Sembrava una cosa impossibile registrare lo strumento di undici musicisti in un giorno, ma è accaduto. L'amore per questo disco e per questi brani è stato è più forte.
L'esperienza è stata ancora più ricca per il fatto che ho registrato con una chitarra pensata, concepita e costruita secondo le mie esigenze, per la mia musica e il mio linguaggio, e questo, in fase di ripresa, ha giocato un ruolo fondamentale. Il suono della Lanaro guitar ha sorpreso tutti, me per primo, di fronte al microfono esigente, in cuffia mentre suonavo e in riascolto. Non tutti hanno questa fortuna.
I giorni dopo la registrazione sono stati di rilassamento, sono riuscito a sgravarmi da tutto il nervosismo e dall'ansia accumulata dentro il salotto di quella tenuta. Mi sentivo come svuotato di tutto, ma appagato e rinnovato nella voglia e nell'entusiasmo.
Ho cominciato quasi subito a pensare e a lavorare sul vestito da dare al lavoro. È una cosa a cui do molto importanza, la grafica di un'opera, la vedo come un fattore fondamentale per la sua presentazione. Un cd lo si può vestire in tantissimi modi, ma solo uno è quello giusto, solo uno rispecchia fedelmente la musica che contiene, e bisogna cercarlo con cura.
Dopo che la prima idea è stata scartata per problemi tecnici, ho dovuto intraprendere un altro sentiero riguardo al progetto, un sentiero che non snaturasse l'idea iniziale, ma che possibilmente la avvolorasse. Così, macchina fotografica in spalla, ho cominciato una lunga ricerca sul movimento, per lo più nella stazione di Padova, che lentamente ha dato i suoi frutti. Non è stata una cosa semplice, non avendo moltissima tecnica in materia, mi sono dovuto muovere ad intuito e secondo gusto con l'obiettivo, ma il risultato, come spesso accade, ha sorpreso anche me. È stato appagante vedere l'espressione compiaciuta dei miei collaboratori, quando ho fatto vedere loro l'esempio di una copia stampata e confezionata.
Adesso giunge il momento più delicato e più affascinante dell'intero progetto, il momento che più mi incuriosisce e che, probabilmente, da senso a tutto l'operato: il contatto con la gente. Ogni volta che arriva mi chiedo sempre come reagirà, che emozioni proverà, se proverà le mie medesime, o diverse. La cosa più dura è che non c'è verso di saperlo prima che questo accada, la cosa più piacevole, invece, è che sta per accadere. Molto presto."
L. F.