Intervista a Luca Francioso
Di Luca Bassanello
Questa musica è guardare gli uomini da una nuvola.
Questa musica è un'onda che porta al largo.
Questa musica è correre lievi lungo rive assolate.
Questa musica è un frullo d'ali che si alzano in volo.
Questa musica è il canto di luoghi lontani.
Avevo seri dubbi che l'opera di Luca Francioso fosse troppo difficile per essere accettata serenamente. Che il suo stato compositivo si spingesse troppo oltre il normale livello di tolleranza dell'ascoltatore medio, valicando la soglia che separa il bello dal complicatamente astratto. In "Schizzi su carta", che resta pure un buon lavoro, Luca ci lasciava vagamente atterriti, suggerendoci immagini poco chiare e costringendoci ad un'attenzione che il pubblico attuale non riserva più a nulla.
Ma la nebbia del sospetto si è velocemente diradata alle note di "Luoghi", ed il sole è tornato a splendere prepotente col brano "La bolla di sapone", che, ad oggi, è uno dei motivi più belli che abbia mai incontrato. Mi ha sorpreso la novità di stile, suono e atmosfera che si respira in "Luoghi", ma ancor più sono rimasto attonito di fronte alla limpidezza delle idee musicali, che è chiara e udibile in tutto l'album, e particolarmente in alcune tracce, come "Un'altra luna", "Camelia" e "Vetrini colorati".
Una tenue luce lunare, morbida e consolante nella sua eleganza espressiva, avvolge la stanza in cui mi chiudo a raccogliere le impressioni sul cd. Un'atmosfera gaia, intrisa di istintiva raffinatezza melodica, risuona nelle arie di una produzione pensata e suonata con singolare sensibilità estetica. Quindici brani, un unico spirito, che si rinnova in forme eterogenee, sempre con garbo e gusto per l'armonia.
È una landa addormentata e nebbiosa quella che descrive "Un'altra luna?" O una metropoli notturna e sognante? Da dove nasce la sanguigna inquietudine ritmica di "Le cavallette"? E quale improvvisa gioia campestre deve aver ispirato l'unico brano realmente folk del cd, "La bolla di sapone"? Le impressioni sono soggettive, i paragoni spesso fuorvianti e ingannevoli (a volte odiosi), per questo non accosterò il linguaggio e l'impeccabile tecnica di Luca a quella di altri musicisti, che pure certamente ne hanno influenzato lo stile. Sarà lui a farlo per noi, semmai.
Prima di lasciare la parola all'Artista, intervenendo quanto meno possibile nei suoi discorsi per non mutarne il senso e la direzione, vorrei rammentare che vale sempre la pena dedicare tempo alla musica. Con "Luoghi" si può stare sicuri che tutti i minuti spesi all'ascolto sono ricompensati ampiamente.
Il mio vecchio amico è un'altra volta di fronte a me, coi suoi occhi luminosi e le mani grandi. Mi cinge le spalle come accarezza il corpo di una chitarra. Sono contento che sia qui, ed anche lui è contento di esserci. In generale, sembra felice. Da una specie di borsetta, forse un marsupio, cava fuori la custodia sottile di un cd, ed infila nel lettore la copia master di "Luoghi". Non diciamo nulla finchè l'impianto hi-fi non segnala che anche l'ultima canzone è terminata. Solo a quel punto lo abbraccio e gli faccio le mie congratulazioni. Stento a credere che l'anima che ha composto questa musica sia così vicina, palpabile e concreta, e vesta il corpo e la mente di Luca Francioso.
Comunque sono qui per fargli delle domande, e gliele espongo. Lui risponde in modo lineare, evidente, fondato. È come se enunciasse verità note a tutti - il colore del cielo, o il profumo della neve - trovando le parole per raccontarle. Quando riguardo gli appunti, che ho scritto a matita nel mio blocchetto, sento che la maggior parte del lavoro è già stato fatto. C'è poco da rimetter mano. Luca è stato esaustivo, e le sue prime dichiarazioni, forse dettate dalla soddisfazione dell'ascolto appena terminato, cominciano spontanee:
«Non ho un'idea precisa di dove voglio arrivare. Sono cosciente del fatto che sto camminando, ma non so dove mi porterà questo sentiero, e non sono sicuro di volerlo sapere. L'unica certezza è che sto facendo quello che mi piace e mi fa sentire bene. Non pongo limiti al futuro: voglio solo continuare a suonare e fare musica con tutto me stesso. C'è sempre un modo per crescere, no?».
Guardandoci, ricordiamo come si era diversi dodici anni fa. Luca se ne rende conto.
«Si cambia un poco per volta, e questo spero di poterlo fare anch'io».
Io penso che, con il talento che ha, Luca potrebbe avere successo senza troppi problemi, se solo provasse ad inserirsi nel circuito della musica pop. Gliene parlo subito, ma non si convince, e mi da spiegazioni.
«Una cosa di cui non mi curo, anche se qualcuno non ci crede, è la popolarità. Non è per quella che suono. Solo non voglio seguire altre strade compositive, ma non perché snobbo gli altri generi musicali, piuttosto perché altrimenti non sarei me stesso. Se un giorno trovassi gusto in contenuti meno impegnativi, sarei falso se non cambiassi prospettive. Ma per ora non è così».
«Non è che, invece, ti compiaci di quanto sei bravo tecnicamente?».
[Sorride] «No. Penso che la tecnica di uno strumentista sia solo la possibilità di avere maggiori soluzioni rispetto a quello che vuole comunicare. La musica è un linguaggio e conoscerne meglio le regole concede molti vantaggi alla comunicazione. La difficoltà tecnica ed il limite espressivo sono uno stimolo per chi compone e per chi ascolta solo quando sono a servizio dello scopo. E lo scopo è - ripeto - comunicare. Il fingerpicking esercita una forte attrattiva sui chitarristi proprio per la possibilità di sorprendere tecnicamente, ma l'esercizio di stile fine a se stesso è sterile e può diventare un ostacolo per il pubblico. È necessario un certo equilibrio, come in tutte le cose del resto. Tuttavia, credo che ognuno debba seguire con coraggio la propria strada, ed essere contento di quello che fa. Io, adesso, sono felice così».
Certo l'evidenza sembra dare ragione all'Artista, perché la gioia lo accompagna davvero. Ma le "tinte" di "Luoghi" sono varie, di sicuro non compresse in una monotona allegria senza coscienza. Nell'album sono presenti molti vissuti, qualche idea brillante, una buona dose di tecnica e un carico abbondante d'intuizione e talento.
«Quanto c'è voluto per preparare il disco? Com'è nato?», chiedo.
«Ogni mio progetto, prima di vedere la luce, rimane in cantiere per molto tempo. Le origini di "Luoghi" risalgono ormai al 2000. Molti brani sono stati composti in quel periodo, altri sono più recenti, ma tutti legati da un filo conduttore. Nessun lavoro fin qui realizzato è nato da un puzzle di idee messe insieme qua e là, ma tutti, soprattutto questo, sono partiti da un tema che poi si è sviluppato fino a diventare un cd (o un libro), con una copertina ed un titolo. Questo disco, come tutte le melodie dei miei brani d'altronde, non è generato da un metodo. Non c'è nulla di metodico nel mio comporre, per lo più vince l'istinto. Esiste sempre una profonda ricerca sull'idea che voglio comunicare, poi abbraccio la chitarra (o impugno la penna) e lascio che l'idea e l'emozione viaggino da me allo strumento, nel modo e nei tempi necessari. Non sempre c'è una somiglianza diretta fra lo stimolo ed il risultato, ma in "Luoghi" questo accade. L'album è il riflesso più nitido, di tutti i possibili riflessi, di quello che ho sentito al momento in cui l'ho scritto».
Ho avuto davvero l'impressione che la musica raccontasse qualcosa di intimo, ma non so dire perché. Voglio capirlo meglio, e perciò domando:
«In che esperienze personali affonda questo cd? Cosa c'è, di te, qui dentro?».
«La mia musica è lo specchio più evidente di quello che sono nell'istante in cui compongo. Questo disco è una specie di autobiografia musicata, un autoritratto emotivo. È nato da un crocevia di stati d'animo molto diversi fra loro, dall'euforia al dolore più profondo, dalla sorpresa alla voglia di chiudere con ogni contatto umano. La musica mi racconta con una verità così cruda, che questa sincerità mi spaventa e m'incuriosisce al tempo stesso».
Di tutte le emozioni che intasano l'umano sentire, solo alcune possono essere espresse e descritte. Anche un musicista deve scegliere, se vuole dare un taglio particolare a ciò che scrive. In "Luoghi" Luca osserva la realtà da una speciale prospettiva, come emerge da alcune dichiarazioni.
«Luoghi racconta i posti che mi hanno accompagnato negli ultimi quattro anni. Non solo quelli in cui ho viaggiato, per lo più i luoghi di cui parlo sono luoghi immaginifici, verso cui ho lanciato i miei sogni. Ogni brano è un luogo per arrivare ad altri luoghi. Non importa che siano gli stessi per tutti: sono certo che la magia della musica è proprio qui, nel fatto che ognuno raggiunge posti emotivi diversi ascoltando la stessa melodia».
A questo punto forse è il caso di capire in che luoghi ci imbatteremo approcciandoci a questo lavoro. I titoli dei brani, ordinati per traccia, ci possono dare una mano, anche se di essi non si daranno altri commenti (sperando in un'approfondimento dell'Autore al momento della presentazione):
1. Il fiore sul muro
2. I mille volti di Bagnara
3. Un'altra luna
4. Ai piedi del colle
5. Il cammino di un'anima bella
6. Camelia
7. Le cavallette
8. L'angelo che torna
9. La bolla di sapone
10. Sul legno come sul cuore
11. Sotto il ponte
12. Haiku (i passi)
13. Il respiro prima del salto
14. Ngoma ya ku-acha
15. Vetrini colorati
«Nominare una cosa significa dominarla, dicevano. Da che sorta di "luogo segreto" hai tirato fuori i titoli dei brani?».
L'immagine è azzeccata e l'Artista trova spunto per raccontarsi:
«Solitamente, quando compongo, il titolo viene da sé, è una logica conseguenza. Può accadere che sia la melodia, infatti, a suggerirmi una parola, una frase o un'immagine. Altre volte, quando all'emozione è legato un contenuto verbale che ha una propria forza, può accadere che sia il titolo a darmi suggerimenti melodici e creativi».
«Ti piacciono i nomi strani, vero?», ricordo "Caniarcani", "Scala cromatica per uscita di sicurezza", "La retta è un cerchio che non si chiude mai", e così molti altri.
«Do molta importanza ai titoli dei brani, perché credo che abbiano un'energia comunicativa maggiore di quanta normalmente se ne dia. Inoltre, la mia musica è strumentale, senza parole o testo, il titolo quindi acquisisce un'importanza ancor maggiore e richiede molta attenzione, come ogni altro aspetto della composizione. Ti dirò di più: alcune volte ho l'impressione che sia il titolo a trovare me, che mi scovi tra mille compositori, e che scelga a quale canzone essere assegnato. Così succede spesso anche con le melodie. Comunque non sempre la spontaneità dà risultati efficaci. Alcuni titoli sono stati modificati per adattarsi meglio ai brani».
Il discorrere con Luca prende una piega strana e scava sempre di più nelle origini di "Luoghi", come se entrambi cercassimo di illuminare un pozzo in fondo al quale risuona una monetina. Non è come svelare il trucco di un prestigiatore, è diverso. Qui non c'è illusione. Si tratta piuttosto di capire, per quel poco che possiamo, quali forze hanno giocato nel condurre a questo risultato, solo per goderne di più. È molto simile a quando di notte, in montagna, si osservano le stelle, e si comprende che non stanno tutte ferme su uno stesso piano, ma si muovono in uno spazio infinito. Allora sembra quasi di sentirne il rombo maestoso e gustarne l'armonia.
«Ci puoi parlare delle persone che hanno lavorato con te e di quello che hanno lasciato nel disco?».
«Bella domanda» [sorride] «In realtà non è per niente facile collaborare con me ad un mio progetto, lo riconosco. Se mi si critica senza proporre alternative valide difendo la mia idea con le unghie, fino anche a litigare. Per "Luoghi", più che in altre occasioni, ho avuto scontri molto forti con alcuni collaboratori. D'altronde penso che sarebbe impossibile far andare tutto liscio, ogni collaborazione, serena o combattuta, lascia un segno sul lavoro. Più che di alterazioni, parlerei di influenze che le persone hanno su di te quando ti stanno accanto. Inoltre il compositore non è mai così distaccato ed oggettivo come può esserlo un musicista esterno, e perciò quest'ultimo può dare suggerimenti veramente importanti per l'economia dell'intero progetto. Tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di "Luoghi" hanno segnato a loro modo e con il loro talento questo disco. Lavorare con undici teste diverse è stata una specie di scuola per me, mi ha insegnato moltissime cose, soprattutto sul piano personale».
«C'è stato qualcuno da citare sopra agli altri?».
«Tutti hanno avuto importanza e hanno lasciato un'impronta. Chi mi ha toccato con più forza è stato Domenico Calabrò. Sapevo che era un ottimo chitarrista e si è rivelato sul campo anche un buon assistente alla regia. Prima di tutto è una persona straordinaria ed un grandissimo amico, col quale ho condiviso ogni istante dei tre giorni di riprese. Mi è stato di grande aiuto nei momenti difficili, ed è stato un onore poter lavorare con lui, considerando poi che ha percorso 1200 chilometri per raggiungerci».
«E gli altri?».
«Ci sono il sassofonista Jacopo Jacopetti ed il trombettista Davide Boato, musicisti veramente eccezionali che hanno dato un soffio di bellezza ai brani in cui hanno suonato. Poi Gico Pavan, che oltre a fare il fonico mi ha regalato una sua parte di contrabbasso. E ancora: i violinisti Anania Maritan e Terry Ratcliff, il contrabbassista Antonio De Zanche della "Piccola bottega baltazar", il bassista Maurizio Scavezzon ed il batterista Silvan Martellato dei "Soundvision", il percussionista Matteo Pajusco e il batterista Michele Masato dell'"Unanima Band". Veramente tantissime persone, se si considera che è un cd per sola chitarra acustica. A tutti va la mia più profonda gratitudine».
«Immagino che anche la scelta di un fonico rientri nel novero delle forze che influenzano il lavoro».
Pongo la questione come un'ipotesi, più che come domanda.
«Volevo dare a "Luoghi" un'impronta sonora palesemente differente da quella dei precedenti cd, vista la distanza compositiva che li separa. Desideravo che si percepisse subito il netto distacco fra questo lavoro e tutta la produzione precedente. Per questo ho parlato con molti ingegneri del suono, tra cui Gico Pavan, su cui è caduta la scelta definitiva. Avevo già lavorato con lui per l'arrangiamento del quartetto d'archi in "Schizzi su carta", e più specificatamente aveva curato la registrazione del brano che sarà presente nel primo cd sampler di "Fingerpicking.net", che è anche l'etichetta di "Luoghi". Di conseguenza, ho pensato che fosse la persona giusta».
Uscendo per prendere una boccata d'aria, è Luca a porre una questione:
«Non mi hai ancora chiesto quali sono gli autori che mi hanno influenzato. Di solito me lo chiedono tutti!».
Sorridiamo entrambi e io colgo l'attimo.
«Quali sono gli autori che ti hanno influenzato?».
Intanto camminiamo.
«Beh, è inevitabile che tutto quello che ho ascoltato in ventisette anni di musica abbia influito sul mio modo di comporre. Esistono ovviamente artisti che lo fanno in modo più palese, perché sono più vicini al mio stile. Franco Morone, in questo senso, lo considero il mio mentore. Ma ci sono anche artisti più lontani, da me e fra di loro, come il Baglioni degli anni Ottanta, i più attuali "Pearl Jam" e gli eccezionali "Dave Matthews Band", o i meno conosciuti "Mau Mau". Non c'è vincolo di genere o di tempo: mi sposto di musicista in musicista secondo il gusto e lo stato d'animo».
«E chitarristi puri?».
«In zona chitarra acustica sono stati importanti per la mia crescita il già ricordato Morone, Stefan Grossman, John Renbourn, Will Ackerman e Michael Hedges. Da loro ho imparato moltissimo».
«C'è tutta una rete di relazioni, conoscenze, ascolti, amicizie, insegnamenti, dietro a questo disco. Anche per la produzione ti ha dato una mano qualcuno?».
«Mario Agostini mi ha prodotto ancora una volta, e lo ringrazio per credere sempre nella mia musica. Ma ho curato personalmente tutti gli altri dettagli organizzativi, e ti posso dire che costituiscono un impegno davvero gravoso. La S.i.a.e., che dovrebbe facilitare la vita e la carriera degli artisti, sembra voglia ostacolarle con una burocrazia costosissima».
Abbiamo detto tutto, senza toccare ancora l'argomento più importante.
«Tu e la chitarra. Come ve la siete cavata?».
Luca segna nell'aria i contorni dello strumento, che assomigliano straordinariamente alle curve di un corpo femminile.
«Ho sempre vissuto il rapporto con il mio strumento in modo intenso e passionale, molto vicino a quello che si può avere con una donna. È un amore viscerale, fisico e profondo, quello che mi lega alla chitarra, anche se strano e pieno di contraddizioni. Per anni ho pensato che averne più di una sarebbe stato come tradirle tutte. Più tardi ho cominciato ad apprezzare e valorizzare le sonorità di più strumenti e diverse sfumature acustiche, fino a suonare e possedere diverse chitarre. In tutto questo tempo, però, non ero ancora riuscito a trovare il suono che più si avvicinava a quello che io sentivo dentro di me. Dall'esigenza di trovare il timbro giusto è nata l'idea di farmene costruire una, proprio nel periodo in cui pensavo a "Luoghi", in cui l'ho usata. Prima di incidere ho parlato a lungo col maestro liutaio Roberto Lanaro, ed abbiamo iniziato una ricerca approfondita sul suono che volevo ottenere. È stato molto paziente ed attento alle mie indicazioni. La sua trentennale esperienza ha dato vita ad uno strumento bellissimo, che ho amato da subito».
«Bene, Luca. Abbiamo analizzato la chitarra. Abbiamo detto dei collaboratori e del fonico. Abbiamo visto le influenze musicali
», sto contando sulle dita i vari punti, «
ma alla fine di tutto, il risultato del lavoro è come te lo immaginavi?».
«Sì, decisamente. Ascoltare "Luoghi" è come riascoltare quello che avevo in mente quando ci stavo ancora pensando. Per i brani solo chitarra acustica potrebbe sembrare ovvio, anche se non è così. Ma per i brani arrangiati con altri strumenti temevo di allontanarmi troppo dall'idea originale. Invece i musicisti hanno saputo interpretare al meglio le parti, senza snaturarne la personalità».
La nostra passeggiata, iniziata qualche minuto fa, ci ha portato in un punto in cui il bosco si dirada per lasciare spazio, sotto di noi, al panorama della campagna e, più lontano, della città. Dal colle dove siamo la strada scende ad est, verso il sorgere del sole. È un cielo carico di attesa quello che colora di rosa l'orizzonte.
«Cosa ti aspetti dalla musica, Luca?».
«No, nessuna aspettativa. Solo speranza. Spero che la musica riesca a regalare ancora emozioni e "luoghi" da raggiungere, a me e a chi vorrà ascoltare».
«Che cosa provi con la musica?».
«Non lo so. È difficile dare un'immagine a questo tipo di emozione. Sono convinto che qualunque esempio sarebbe piccolo piccolo. L'unica cosa che posso dire, per essere sicuro di non sminuire nulla, è che quando suono mi sento a casa. Serenamente a casa».