Intervista a Luca Francioso e Alessia Garbo
Di Lauro Luppi
Quando decisi di segnalare al sito "Accordo.it" il cd "Luoghi", ad oggi il penultimo lavoro di Luca Francioso, dentro di me covavo anche l'intenzione e l'idea di spostare leggermente il discorso sul ruolo della chitarra acustica, fingerstyle o meno.
Alcuni interessanti commenti fornirono al nostro Giovanni "The Tall Hardpicker And Fine Moustache Guitar Man" Pelosi lo spunto per iniziare ed approfondire una discussione ulteriore proprio sul ruolo e sulla dimensione della chitarra acustica. Tra la notevole quantità di meriti che possiamo assegnare a Giovanni Pelosi, attivista del sito www.fingerpicking.net, possiamo aggiungere anche quello di aver favorito la discussione sul confronto di una particolare dimensione e caratteristica della musica per chitarra più o meno fingerstyle: sola o ben accompagnata da altri strumenti?
Il nuovo lavoro di Luca Francioso fornisce un ulteriore spunto di riflessione che si presenta particolarmente interessante proprio in continuazione di quella interessantissima serie di confronti.
In seguito ad indicazioni della danzatrice Alessia Garbo, Luca ha studiato e composto delle musiche che servono appunto ad Alessia per un assolo di danza basato su uno stile, detto "ambientale", che nasce più come filosofia di movimento che come tecnica esecutiva vera e propria: una filosofia di movimento che riporta il corpo nella natura.
Attraverso lo studio, la composizione e l’esecuzione di cinque brani strumentali ed uno ripetuto riarrangiato per voce e quartetto d'archi, Luca fornisce ad Alessia la colonna sonora ideale per restituire una dimensione molto particolare dell'aspetto visivo della musica.
È doveroso render noto, comunque, che non si tratta del primo esperimento effettuato nel tentativo di assegnare anche una dimensione "teatrale" alla musica per chitarra.
Durante la sua esibizione a Sarzana nel 2002, Paolo Giordano ospitò sul palco Arianna Palazzo, una ballerina che fu particolarmente brava a rappresentare quanto Paolo Giordano e il bassista Michael Manrig stavano suonando dal vivo: Arianna interpretò quella che era una musica già scritta da Paolo Giordano, ma non scritta appositamente per lei.
Il tentativo di Luca ed Alessia è innanzitutto diverso (non migliore o peggiore, ma "diverso") e degno di nota sotto molti punti di vista, in quanto non si tratta di un’improvvisazione su musiche già ascoltate, e quindi di un’interpretazione di qualcosa di già esistente, ma nasce in seguito ad un progetto ben preciso che vede la nascita di musiche specificamente studiate su uno strumento per essere messe al servizio di un progetto più ampio, il cui fine non è l’esecuzione strumentale ma una rappresentazione comune a due discipline diverse.
In seguito ad una breve consultazione con Mario Monteleone (uno dei responsabili di "Accordo.it") e lo stesso Luca Francioso, ho raccolto le due interviste seguenti con Alessia e Luca allo scopo di restituire una fotografia maggiormente dettagliata delle intenzioni dei due artisti.
Mi preme soprattutto segnalare che le interviste non sono state raccolte "in diretta" ma attraverso uno scambio di poste elettroniche che hanno avuto il difetto di non creare quella continuità di discorso che si crea tra gli interlocutori.
Quanto state per leggere verrà pubblicato in contemporanea e rimarrà un’esclusiva per entrambi i "nostri" siti e ci mancherebbe: i protagonisti sono Luca ed Alessia e quindi potrete trovare questa raccolta di domande e risposte sia su "Lucafrancioso.com" sia su "Accordo.it".
Tenete ben presente, inoltre, che si tratta delle mie prime interviste e quindi non lamentatevi della "scolasticità" delle domande: Luca è un lettore di "Accordo.it" e sarà comunque disponibile a rispondere in questa sede alle ulteriori domande che avrete la bontà di rivolgergli.
Come sempre, prima le donne.
Alessia Garbo
Salve Alessia, come stai? Ti vuoi presentare agli appassionati ed ai curiosi che si fermeranno a leggere e spiegarci cosa è realmente la "danza ambientale" e come nasce la tua passione?
Certo. La danza ambientale non è una particolare tecnica di danza, ma semplicemente un modo di danzare altrimenti, una filosofia del movimento legata al concetto di natura. È un punto di vista, più che un tipo di danza, attraverso il quale conduco la mia ricerca estetica, in collaborazione da sempre con i primi ideatori del concetto di danza ambientale, il coreografo Wes Howard e il danzatore Tayeb Benamara (Francia): "Siamo per il pianeta ciò che l’anima è per il corpo. Reciprocamente si plasmano". Il primo passo è stato togliersi le scarpe: danzare su terra, asfalto, pietre: danzare a piedi nudi per la luna, sul bagnasciuga in riva al mare di notte. Una sorta di rito silente e opaco, che lega il corpo alle stelle, il sangue al mare, il respiro al vento. La mia vera formazione di danzatrice l'ho fatta così, danzando la natura, accompagnata da Howard e Tayeb, in Italia, Francia, Belgio e Azzorre… Ora ho fondato a Padova la compagnia di danza teatro e musica "Via" (www.viaonline.it), insieme all’attore Beppe Casales e in collaborazione con il cantautore e compositore Alessandro Grazian. "Argile" è la prima produzione di danza della compagnia, e il mio primo vero assolo.
Da quanto mi ha spiegato Luca, una componente essenziale di questa danza è racchiusa nella musica, in quanto le indicazioni e la traccia che gli hai fornito sono state molto precise. Che caratteristiche "non tecniche" deve possedere un brano per costituire un supporto corretto a questo stile ed alla tua danza?
Non ci sono caratteristiche particolari, di nessun tipo. Ogni danza ha la sua storia. In generale, la musica è un ambiente meraviglioso da danzare! Qualsiasi musica… Ma adoro danzare anche il silenzio. La musica e la danza sono due linguaggi universali, ed è meraviglioso poterli intrecciare. Per questo collaboro con vari musicisti, affinchè ogni creazione di danza abbia una musica originale.
Una domanda importante, ora, non può non riguardare l'origine e le intenzioni di questo progetto. Ritengo sia una cosa che non sia stata tentata spesso, o quanto meno molto di frequente, in quanto come ho scritto nell'introduzione, tu non interpreti una musica già scritta dando una dimensione visiva a qualcosa di già esistente, ma hai cercato un musicista che studiasse e scrivesse delle musiche apposite con un obbiettivo ben preciso. Parlaci del tuo assolo e perchè hai contattato proprio Luca.
"Argile" nasce come omaggio a una piccola isola delle Azzorre, Corvo, in cui (meglio: che) ho danzato, qualche anno fa. È un vulcano spento, per nulla paradisiaco, con un minuscolo villaggio sul bordo dell'oceano. Eppure, proprio là, in mezzo all'oceano, attraversando le terre di Corvo, si è… all'incrocio dei mondi: ci si sente al contempo ben piantati per terra e proiettati nell'universo, mostri degli abissi e angeli, insieme. Si può percepire il senso delle cose e ritrovarsi, come il Creatore, a creare.
Quel viaggio è stato il momento più importante della mia formazione in danza ambientale, e questo assolo ne è il frutto. "Argile" nasce di getto, dopo dieci anni di ricerca in danza ambientale, e non ha altro senso se non essere ciò che è: una donna in viaggio che ama. Ho chiesto a Luca di comporre una musica che fosse per me un'architettura nella quale far vivere questa danza, e per lui un viaggio in luogo sconosciuto ma possibile. Una specie di sogno.
So essere Luca una persona molto attenta e scrupolosa. Sicuramente anche "in progress", cioè durante la fase di scrittura, vi siete confrontati su diversi aspetti. Ti chiedo questo: prima lo stile di danza o la musica? O meglio, Luca ha dovuto musicare dei passaggi ben precisi che già sapevi avrebbero fatto parte del tuo assolo oppure, fidandoti di lui, hai chiesto che la sua musica restituisse "un'atmosfera"? Oppure ci sono stati momenti di confronto in cui tu hai apprezzato in particolar modo ciò che stava scrivendo lui che hai deciso di interpretarle ?
C'è la musica e c'è la danza. Ho chiesto a Luca di realizzare il suo viaggio, raccontandogli il mio e spiegandogli i suoni che evoca in me, ma restano due mondi indipendenti e credo stia in questo la magia del nostro incontro. Tutto quello che ha composto era perfetto, Luca non ha cercato di seguire me, ma semplicemente ha accettato di fare il suo viaggio, di creare la sua isola e raccontarla, come se ci fossimo andati insieme.
Questa si collega con un domanda simile che avevo preparato: non esistono due chitarristi al mondo che suonino allo stesso modo. Quindi in che modo hai dato indicazioni a Luca? Quanta precisione e fedeltà ad uno stile musicale o allo stile di danza, che sicuramente gli hai mostrato, hai chiesto a Luca? Gli hai dato indicazioni anche sul ritmo, sui suoni? Sei entrata nello stile del "chitarrista" Luca?
Luca non mi ha mai visto danzare! Si è fidato delle mie parole e dei suoi sogni. È come se avesse voluto già da prima creare qualcosa di simile e io gli abbia dato l'occasione di farlo. Come realizzare un sogno che ancora non si è fatto. Musicalmente credo che il corpo sia già uno strumento, e quindi ho dato a Luca uno schema sui paesaggi che avrei voluto attraversare con la danza, con indicazioni sui ritmi e i suoni che il mio corpo segue, a prescindere dal fatto che ci sia una musica ad eseguirli. Questo può essere stato stimolante dal punto di vista musicale.
Perchè la chitarra e non uno strumento diverso, per esempio il pianoforte, che sappiamo essere molto evocativo, da atmosfera, forse più della stessa chitarra?
Non ho scelto lo strumento, perché in fondo lo strumento mio preferito resta il corpo. Ho scelto Luca perché nella sua musica sempre ho ritrovato il gusto e la voglia di raccontare un viaggio e di descrivere un paesaggio. Se Luca suonasse il piano allora "Argile" sarebbe accompagnato da un piano.
Luca Francioso
Prima domanda di carattere interlocutorio. Tu conoscevi già lo stile di danza di Alessia oppure è stata una nuova esperienza?
Assolutamente una nuova esperienza. Avevo assistito ad alcune coreografie realizzate da Alessia, ma non avevo esperienza diretta di danza ambientale. Avevo già intrecciato il mio percorso con quello della danza (in uno spettacolo di qualche anno fa la danzatrice Francesca Laghi aveva danzato sulle musiche del mio cd "Schizzi su carta"), ma quella di "Argile" è un'esperienza molto diversa perché è la prima volta che scrivo musica su commissione e su indicazioni estremamente precise. È stato sorprendente ascoltare il lavoro finito e lo sarà ancora di più quando vedrò ultimate anche la coreografia di Alessia.
Come nasce questo lavoro ed in quale occasione sei stato contattato da Alessia?
È da tempo che collaboro con il marito di Alessia, l'attore Beppe Casales. Più volte è venuta a vedere lo spettacolo che con lui stiamo portando in giro, "Cloro, monologo in apnea", e in queste occasioni abbiamo avuto modo di parlarci e di conoscerci, sia umanamente che artisticamente. Quando, ad una replica, prima di andare in scena, mi ha proposto di lavorare con lei a questo progetto, ho accettato subito. Amo il connubio di arti diverse e nei miei progetti cerco sempre di coinvolgere più linguaggi espressivi.
Mi sono fatto spiegare nel dettaglio l'idea di Alessia e ho cominciato subito a comporre le musiche seguendo le sue indicazioni su emozioni, paesaggi, tempi e ritmiche. È stata molto precisa e chiara su quello che voleva dalla mia musica e non ho fatto alcuna fatica a seguire il sentiero da lei tracciato.
Un brano per chitarra, fingerstyle o meno, deve o meglio dovrebbe funzionare da solo, diciamo anche a sè stante, magari con l'inserimento di altri strumenti, comunque nasce come composizione più o meno ricercata, più o meno armonizzata, perchè possa funzionare da sola.
La composizione dei brani per Alessia è avvenuta un brano alla volta oppure hai pensato ai brani come "movimenti" di un lavoro complessivo più ampio? È stato necessario un periodo di "pre-produzione"?
"Argile" è stato pensato nella sua interezza e la sua composizione si è sviluppata in pochissimi giorni, quasi di getto. Non ho apportate alcune modifiche successivamente, mi sembrava funzionasse così come era stato partorito e ho avuto la conferma quando l'ho fatto sentire ad Alessia: è rimasta entusiasta del lavoro ed anch'io. Se penso che quando l'ho composto avevo la febbre.
Si collega direttamente alla precedente: lo stile della tua musica. Nel tuo "Luoghi" hai espresso un tuo stile. In questi brani hai cercato di mantenerlo e di comporre comunque secondo il tuo stile oppure hai ritenuto opportuno variarlo? E se c'è stata, la variazione è venuta da sola o è stata in qualche modo ricercata ed indirizzata verso un obiettivo ben preciso?
Probabilmente in "Argile" è rimasta la sfumatura che caratterizza il colore delle mie composizioni, soprattutto del mio ultimo "Luoghi", credo sia una cosa inevitabile visto che la matrice (la mia emotività, il mio pennello) è la medesima. Tuttavia credo che, quello di "Argile", sia uno stile compositivo assai differente, soprattutto per la diversa finalità che lo contraddistingue. Comporre per far veicolare i propri sentimenti senza darsi limiti e in balia solo delle proprie emozioni è una cosa, scrivere musica seguendo precise indicazioni e con l'obbiettivo di dar suono a movimenti è un'altra. È necessario tener conto delle molte esigenze di cui l'altra forma d’arte ha bisogno, come scansione ritmiche, stacchi, velocità, durata dei pezzi. È un lavoro a più livelli di attenzione e credo che questo si percepisca anche nell'ascolto finale. La presenza di una canzone nel cd, poi, è il segno più evidente di come l'intero progetto, pur avendo le stesse radici, si allontana dagli altri miei lavori, come un ramo che cresce e si allontana in modo evidente dagli altri rami.
Musica e movimenti (le indicazioni precise di Alessia, precisione nella descrizione, difficoltà di immaginare i movimenti e lo stile di Alessia). Hai studiato delle correlazioni precise tra i movimenti della tua musica (pause, accenti, piani e forti, lenti e veloci) ed i movimenti di Alessia? Se lo hai fatto, quanto è stato difficile e quali sono stati i punti di riferimento che hai usato? Oppure hai puntato sulla restituzione di un’ntenzione, di un’tmosfera, di una "onda di movimento"? Ti sei sentito portato o coinvolto da una dimensione più "rilassata" del tuo comporre?
Qualche giorno dopo il primo colloquio con Alessia sul progetto, mi è arrivata una sua e-mail: due fogli di appunti chiari e precisi su tutte le indicazione che potevano essermi utile per la composizione dei cinque paesaggi. Quando dico "chiari e precisi" probabilmente non rendo giustizia al lavoro di Alessia: pareva quasi che i brani fossero già stati composti con le parole. Per ogni paesaggio da musicare c'era una descrizione fisica dettagliata, una descrizione emotiva molto suggestiva e delle notizie di natura tecnica, come tempo e ritmo da usare. Al mio stupore, non solo di fronte alla chiarezza d'idee di Alessia, ma anche alla sua preparazione musicale, è seguita un po' di preoccupazione per la difficoltà che il lavoro sembrava presentare. In realtà, una volta alla chitarra, i brani sono scivolati dal mio cuore alle corde e dalle corde nell’aria. E alle orecchie sembravano esistere da sempre.
Il lavoro in oggetto. La pubblicazione nella fattispecie (copertina cd, produzione, suoni ecc...).
Questo è un lavoro che, è evidente, non comprende solo la pubblicazione di brani ed un assolo di danza ma coinvolge altre forme artistiche.
Come tutti i miei progetti, musicali ed editoriali, amo curare personalmente ogni aspetto del lavoro, dagli arrangiamenti al suono, dalla produzione alla grafica.
Per quanto riguarda il suono, amo quello naturale. Purtroppo dal vivo, per problemi di natura tecnica, sono quasi costretto ad usare compromessi per evitare feedback spiacevoli, con un risultato piuttosto accettabile, ma lontano dal mio gusto. In studio invece, per quanto io preferisca l'impatto emotivo di un concerto, posso dar sfogo alla necessità e alla voglia di sentire un suono quanto più naturale possibile, senza piezo di sorta o microfonini interni che rendono le chitarre plasticose, prediligendo la ripresa di un microfono caldo, che all'ascolto dal cd sembri che qualcuno ti stia suonando in casa, e un effetto-ambiente non troppo invadente. Questa esigenza è il motivo per cui (solo in "Luoghi" non è accaduto per motivi tecnici), cerco di non sovraincidere mai altri eventuali strumenti, non solo per una questione di groove, ma anche perché tutti gli strumenti risuonino l'uno con l'altro, ottenendo un suono molto più coinvolgente e reale.
L'aspetto grafico, invece, è una delle cose che amo almeno quanto il lavoro artistico che deve contenere, e per questo cerco di sfruttare al meglio le altre passioni che amo e seguo come il disegno, la fotografia e l'impaginazione grafica. Devo ammette che per "Argile" ho fatto molta fatica a trovare la giusta soluzione, forse perché il progetto non era interamente mio, o forse per il pochissimo tempo che ho avuto per lavorarci. Comunque sia, alla fine, sono riuscito a trovare il sentiero che mi pareva più giusto per il lavoro, così l'ho preso e ci ho camminato con convinzione.
Testo del sesto pezzo (mare e acqua, atmosfera del paesaggio). Uno dei brani per Alessia è stato anche oggetto della scrittura di un testo. È interessante che nel testo si parli di mare ed acqua, due elementi "forti" e due elementi che più di altri sono in grado di emozionare e coinvolgere l’intimità e la spiritualità delle persone. Non a caso (ritengo) due elementi che spesso appaiono nelle atmosfere "new age". Parlaci delle origini dello scritto e se anche questo ha delle implicazioni con la filosofia di movimento "ambientale".
Questa è la prima volta che nella mia discografia testo e musica s'incontrano. Credo dovesse capitare prima o poi, ed era piuttosto prevedibile che una persona che scrive libri e musica solo strumentale alla fine componesse una canzone. In realtà, in passato, ho scritto molte canzoni, poi però ho accantonato il tutto di fronte alla scelta della mia attuale realtà musicale.
Non so spiegare il reale motivo per cui l'incontro tra testo e musica sia accaduto proprio in questo disco, forse come dicevo prima è l'inevitabile segno che contraddistingue stilisticamente un nuovo progetto da quelli passati, ma non so dare una reale fisionomia alla causa, se mai ne esiste una.
Il testo è nato in modo naturale, non direttamente legato alla filosofia del movimento "ambientale", anche questo piuttosto di getto, frasi e parole pensate e messe insieme per lo più in macchina, in viaggio, mentre guidavo. Mentre ci pensavo mi sono accorto che raccontare una sola storia che riguardasse il mare, che doveva essere il tema della canzone, diventava piuttosto riduttivo per la forza che volevo che il testo avesse, così ho deciso che avrei raccontato più storie, racconti d'acqua (che poi è diventato il titolo), vite apparentemente separate ma legate dalla forza e dalla magia del mare.
Attraverso le domande e le risposte che abbiamo osservato sin qui, mi preme spostare leggermente il discorso su un argomento o su un campo che, mi pare di capire, sia molto vicino alla filosofia di movimento "ambientale": la cultura e/o filosofia "new age". Per quello che abbiamo ascoltato e che stiamo ascoltando sino ad oggi, molti tra i maggiori chitarristi mondiali sono molto vicini allo stile "new age": vorrei citare Edward Gerhard, Peppino D'Agostino, Paolo Giordano, anche alcune tra le cose maggiormente ricercate di Tommy Emmanuel.
La chitarra fingerstyle, sia sola che ben accompagnata, per caratteristiche proprie, è molto vicina alle atmosfere che sono da sempre associate alla "new age", alla ricerca dello spirituale, alla ricerca di una pace ed armonia interiore, ecc. Ritieni che sia una direzione comune in cui si muovono sia la musica per chitarra, sia la danza, sia la pittura, la letteratura, ecc...? Esiste secondo te un territorio comune, un qualcosa di più grande, una strada da percorrere insieme?
Io credo, con profonda convinzione, che non esistano generi o divisioni di sorta fra musica e musica. Io vivo la musica, e l'arte in genere, come una bellissima e magica occasione di condividere emotività forti con il mondo. L'arte per me è condivisione, altrimenti è solo un esercizio di stile. Non credo in nessuna forma di divisione fra generi, credo che il finto menù di diverse specialità artistiche che ci propinano serva solo a chi con la musica (e con tutta l'arte) fa business. Certo esistono diverse opere d'arti che prendono spunto da uno stesso modo di pensare e vedere le cose, da una stessa filosofia o da una stessa cultura, questo è una cosa fisiologica e normale. Ed esistono diverse reazioni da parte di chi l'arte la ascolta e la guarda: quello che emoziona uno non emoziona l'altro e viceversa (questa è la cosa più bella, secondo me). Ma vivere l'arte come un catalogo e non dimostrarsi ricettivo verso nessun'altra forma espressiva se non verso quella del "genere" preferito, la ritengo una cosa piuttosto sciocca e riduttiva, cieca e priva di curiosità. Non si può catalogare la musica per definizioni, o meglio si può (lo stiamo facendo!), ma a mio avviso è una cosa triste e povera.
Io non mi sono mai definito un chitarrista fingerstyle, e non credo di esserlo. Per me la chitarra è uno strumento (nel senso letterario del termine) e come tale lo vivo. La chitarra per me è un punto di partenza e non un punto d'arrivo. Se qualcuno ascolta la mia musica e spera di trovare sempre e solo arrangiamenti per chitarra, rimarrà deluso. Certo, ho scelto la chitarra come strumento (nel senso di strumento musicale) principale del mio linguaggio, ma non è il solo. Sono curioso: ho desiderio e necessità di intrecciare il mio cammino con molte altre espressioni e linguaggi, di qualsiasi natura essi siano, perché così mi sento più ricco. Più completo.
Ovviamente questo è solo un mio pensiero, e non un assioma su come vivere l'arte.
Ritengo opportuno, per completezza e correttezza, aggiungere ancora qualcosa. Condivido in maniera pressoché totale le idee espresse da Luca, soprattutto il punto di vista certamente non assolutistico (e ci mancherebbe altro!) dettato da una persona di grande sensibilità ed umiltà.
La musica di Luca può anche non piacere, siamo d'accordo, ma in ogni caso, dobbiamo riconoscergli una disponibilità al confronto non comune.
Ad ogni modo mi sembra che dalle risposte trascritte emerga in maniera abbastanza chiara che entrambi non hanno messo il proprio settore di appartenenza al di sopra dell'altro ma, al contrario, si siano uniti in un progetto comune. Certo, Luca ha studiato e scritto musiche per una danza, ma l'obbiettivo a cui tendere era quello dell'unione tra due discipline diverse: entrambi hanno messo la loro caratteristica o specializzazione, chiamatela come vi pare, al servizio di qualcosa di più grande.
Spero pertanto che quanto raccolto dal sottoscritto possa servire per rendere ancora maggior merito a Luca ed Alessia nel tentativo di vivere e trasmettere la musica in una forma artistica non "chiusa" nella tecnica strumentale o nella danza, ma come vero e proprio movimento.
Infine, voglio ringraziare ancora una volta Luca ed Alessia per avermi stimolato nella formulazione di queste domande e soprattutto Mario Monteleone per i preziosi ed utili suggerimenti.
Grazie e a presto.