La tutt'altra lontananza (Fingerpicking.net, 2008)
Recensioni | Indice

30 Maggio 2008
"La difesa del popolo", Sandro Sartori
Il cd del decennale
Esce "La tutt'altra lontananza" del padovano Luca Francioso
L'autore lo ritiene un disco chiave

L'articolo
«È un disco molto importante perchè credo che mi racconti con maggior efficacia rispetto a tutti gli altri che fin qui ho pubblicato». Luca Francioso appare emozionato mentre parla de "La tutt'altra lontananza", il suo nuovo disco, costato due anni di lavoro "tecnico" e cinque anni di composizioni, che hanno prodotto 16 pezzi e 70 minuti di musica in un labum che per lui è veramente "il disco della vita". Questa settima incisione del chitarrista e scerittore padovano, in mezzo alle sue diverse pubblicazioni discografiche e letterarie, è senza dubbio l'opera a cui tiene maggiormente, in questi suoi primi dieci anni di carriera. Per inciderlo non ha risparmiato né risorse materiali né tempo, e si è avvalso di numerose collaborazioni: ne è uscito un regalo che fa a se stesso e ai suoi numerosi sostenitori.
In questo percorso musicale la morbidezza della sua chitarra si intreccia a suoni e voci dei diversi ospiti: Giorgio Gobbo della Piccola Bottega Balatazar, Stefano Santangelo del Mideando, Paolo Vidaich dei Calicanto, Francesco e Alessandro Piovan, i Summertime, Domenico Calabrò, Chiara Luppi, Setfano Eulogi, Jacopo Jacopetti, Angelo Maria Santisi, Riccardo Alfarè. Neanche i quattro interventi cantati spostano mai la centralità della vera e unica "voce narrante" del disco: la sua chitarra acustica, capace quasi di parlare, raccontando tanti episodi dai contenuti molto diversi.
Nel libretto del cd c'è una accurata spiegazione per ogni brano, che aiuta a cogliere sfumature e situazioni dei vari episodi di questo viaggio: si parte dagli apostoli Giacomo e Giovanni in "Boanerghès" ("figli del tuono" come li chiama Gesù), per trovare tramonti, pensieri personali, immagini della natura, giochi antichi, citazioni hollywoodiane, toccando la natia Calabria, il Sud Tirolo, il Kenia, l'Abruzzo.
Ulteriori informazioni si possono trovare sul suo sito internet.

L'intervista
Un "autoritratto" in musica condiviso con tanti amici.
A Luca Francioso chiediamo anzitutto qual è il concetto che sta dietro al titolo "La tutt'altra lontananza".
«Nasce tutto - spiega - da un'esperienza "rivelatrice", che mi ha cambiato, prima di tutto umanamente. Parecchio tempo fa sono stato in un paesino abruzzese, Fossacesia, per un concerto. In una passeggiata ho notato un emorme ulivo secolare, apparentemente morto: non capivo cosa ci stessero a fare la targa e la recinzione attorno. Poi ho letto che era del 1200 e mi sono accorto che un piccolo ramo era rimasto in vita e aveva dato frutto: erano nate cinque olive. La cosa mi ha impressionato, dove sembrava che la morte avesse prevalso, la vita con un guizzo era riuscita a d aprirsi un varco. E questa è "La tutt'altra lontananza", cioè una direzione inaspettata, che ti sorprende, dalla quale non ti attenderesti mai nulla di utile ma che spesso, invece, dona il necessario.
C'è un brano che s'intitola "Autoritratto": lo è veramente?
«Dove matite e colori per anni hanno fallito, la musica invece è riuscita. Mi rispecchio molto in questo brano, che probabilmente è il brano principe di questo disco. Secondo me è il brano che annuncia che tutto il disco è davvvero un mio "autoritratto".
Il tuo modo di suonare così sensibile conduce sempre chi ascolta in una situazione musicale molto personale e intima: perché allora condividere questo "mondo" con tanti altri artisti, proprio in un disco così importante e autobiografico?
In tutti i lavori fin qui pubblicati ho sempre sentito questa esigenza, cioè di condividere e "colorare" brani che comunque avevano una loro forma e reggevano già da soli. Per certe melodie e note ho sentito il bisogno di aggiungere altre voci e altri strumenti. Però non capiterà mai che uno strumento entri a far parte delle mie note e dei miei brani senza prima un'amicizia che mi stringa allo strumentista, anzi, solitamente è sempre una conseguenza. Prima c'è un incontro, un legame che si stringe, una stima reciproca che cresce, e poi nasxce in maniera spontanea un desiderio di collaborazione. Credo che, in generale, un artista prenda ispirazione da tutti i rapporti umani e d'amicizia che intreccia».