La retta è un cerchio che non si chiude mai (Grafiche veneziane, 1998)
Ad un passo (Grafiche veneziane, 2000)
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18 Settembre 2001
"Il nostro tempo", Mariapia Bonante

Rivelano buoni doti narrative i due racconti di Luca Francioso "La retta è un cerchio che non si chiude mai" e "Ad un passo". In particolare certe sciabolate d'immagini e l'impennarsi del ritmo attraverso una sintassi che spezza il fluire del discorso, l'uso di un linguaggio essenziale e vigorasamente spontaneo, confermano un'innata capacità di disegnare situazioni e personaggi con autenticità. Ma soprattutto si apprezza la ricchezza emotiva e della memoria, l'inquetudine di una ricerca essenziale e filosofica che si trasferisce in interrogazioni profonde ne "La retta è un cerchio che non si chiude mai" e in una partecipazione cosmica che diviene emozione poetica nell'iniziazione alla vita del giovane protagonista di "Ad un passo". In quest'ultimo romanzo, offre pagine vibranti soprattutto nel "contatto" con la natura e con il mare, nella descrizione del vecchio pescatore di pescespada, Santiago, nello stupore che accompagna i primi approcci affettivi e la scoperta dell'altro sesso.
C'è in Luca Francioso un'urgenza umana e spirituale che affolla di percezioni e di sensazioni la sua mente e il suo cuore, fluendo in una comunicazione che riesce a trasmettere l'initmità di vicende individuali, ma anche lo spessore di accadimenti esterni. In particolare in un "Ad un passo", con quel finale a sorpresa che avvolge in un'atmosfera surreale tutta la rievocazione. È un'interessanete prova di scrittura minimalista che sa estrarre dalla frammentarietà del quotidiano segni e simboli universali. Sa esplorare la freschezza, ma anche la malinconia di una educazione alla vita, rievocata con la voce e gli occhi, le profezie dell'infanzia.