Passa-Parola, Note non note
Dicembre 2004 | Indice

Antonio Forcione, "Live"
Si potrebbe allargare il pensiero che sto per fare a qualsiasi situazione e campo, ma forse è meglio limitarsi a quelli musicali, per non aprire la porta a mille altri pensieri che poi - inevitabilmente - ne passerebbero la soglia senza controllo. È veramente incredibile come alcune persone, pur avendo straordinarie capacità tecniche e compositive, rimangano sconosciute al grande pubblico, o comunque conosciute a pochi. Mi chiedo dove sia l'inghippo: se nel mercato che propone solo business travestito da cantanti oppure in noi ascoltatori che vogliamo solo musica di facile digestione, biscotti "tuz tuz" e cocktail di leggere melodie estive.
Magari entrambi.
Sembrerebbe, questo, un pensiero ormai vecchio e di inutile argomentazione, perché fatto e rifatto in tutte le salse attraverso tutti i media possibili. Certo, neanche io è la prima volta che ne parlo: questa rubrica ha denunciato spesso questa insoddisfacente situazione. Però, esistono degli artisti di fronte ai quali non si può far finta di niente e sbrigarsela dicendo che sì è tutta colpa del mercato oppure che la gente è una specie di popolo-bue pigro e credulone. Di fronte a queste persone, che la maggior parte del pubblico in ascolto non arriva a conoscere mai, ci vorrebbe un'attenta riflessione sul perché il mercato ci propina sempre la stessa musica-popcorn e sul perché noi ci accontentiamo sempre di poco. Perché ci sono cose che dovrebbero ascoltare tutti.
Se volete farvi un bel regalo di Natale (a proposito: Auguri in anticipo), o farlo a qualcuno, cercate (se lo trovate) un cd di Antonio Forcione e ascoltatelo con gusto. Quello che vi propongo io si chiama "Live", datato 2000. Credo sia la maniera migliore di avvicinarsi a questo artista, perché sentendelo suonare dal vivo si ha la possibilità di sentire cos'è capace di tirar fuori da sei corde su una cassa armonica: lui pizzica, percuote, gioca, emoziona, intreccia melodie...
In questo cd, registrato al "The Vortex" di Londra, sembra quasi di essere lì, nel silenzio tra la fine di un brano e la gente che strappa applausi appagati e grati, tra i brani che passano e lasciano un senso di pienezza ritmica e melodica (grazie anche a un suono molto profondo e caldo) e la sua capacità di giocare prima ed emozionare poi.
Dieci brani per un'ora di grande musica, possibilmente da ascoltare e non da sentire distratti, come siamo abituati a fare. Se volete posso chiamare Babbo Natale ed ordinarvene qualche copia...

L. F.