Passa-Parola, Note non note
Dicembre 2002 | Indice

Bruno Coulais, "Himalaya, the rearing of a chief" (Original soundtrack)
Immaginando di realizzare una rubrica in cui recensire film, rimanendo aderenti alla linea di "Note non note" in cui si parla di musica sconosciuta al grande pubblico (dove spesso "grande", purtroppo, è sinonimo di "pigro"), potremmo chiamarla "Film non noti", o meglio ancora "Immagini che non immagini", per non esser da meno riguardo ai giochi di parole. Anche dentro il perimetro di questo vasta pianura artistica, quella dei film, il mercato vince spesso sulla qualità, l'immagine dell'impero Holliwoodiano che troneggia sulle provincie delle piccole produzioni è molto suggestiva quanto molto reale. Ma così come accade nella musica (e nel mondo dell'arte in genere), sporadicamente e fortunatamente nascono da ingoti personaggi storie il cui racconto arricchisce l'arte visiva e quella musicale. Già, perché arte visiva e musica sono due amanti difficili da seperare, e quando è presente una tende a chiamare quasi sempre l'altra. Ecco che nascono delle colonne sonore incantevoli, che hanno la forza di ricondurre alle suggestioni e alle sequenze del film anche senza doverlo guardare.
"Himalaya" è un film del 1999, uscito qui in Italia nel 2000, per la regia di Eric Valli. Una pellicola semplice quanto preziosa, in cui la fotografia ricopre un ruolo di primo piano, ricca di panorami e paesaggi che ti fanno sospirare e viaggare. E vista la potenza di queste immagini, la colonna sonora (non è un caso che si chiami "colonna" sonora, visto il peso che deve reggere) doveva sostenere la forza espressiva ottenuta dal film, e Bruno Coulais c'è riuscito in modo emozionante.
C'è subito da dire che il disco si trova in commercio e si trova anche in Italia, e visto come stanno andando le cose, direi che è una cosa da sottolineare subito, prima di incuriosirvi per poi mettervi a disagio rivelandovi l'irreperibilità del lavoro.
Già dalle prime note si annusa l'aria della catena montuosa più elevata della terra, dall'uso di strumenti orientali e dagli arrangiamenti vocali che richiamano i canti e le preghiere dei monaci tibetani. Così come nel film la fotografia è regina, così nella musica è la voce ad essere protagonista, soprattutto quella di Tsering Lodoe, una voce soave e morbida.
Il tema è di una dolcezza e di una malinconia infinita, e viene ripreso più volte con più soluzioni d'arrangiamento, accompagnate e sostenute dall'orchestra che disegna arie quasi di vento, dal pianoforte e dalla chitarra con corde in nylon, fedeli ed efficaci compagni di viaggio.
Visto il tipo di film e di ambientazione, ovviamente un ruolo da comprimario lo fanno anche le percussioni, la cui profondità tende a entrare spesso tra stomaco e battito cardiaco, come un dolce pugno.
Quella di "Himalaya", è la colonna sonora che più mi ha emozionato e, probabilmente, quella che con più forza mi riconduce alle immagini del film. La speranza è che nella mia indicazione esista almeno una traccia di quello che ho provato io.

L. F.