Passa-Parola, Note non note
Novembre 2003 | Indice

Dave Matthews, "Some devil"
È la quarta volta che in questa rubrica mi capita di parlare di Dave Matthews e della sua musica, ma questa è la prima occasione in cui ne parlo senza riferirmi anche alla sua band. In effetti capita spesso il desiderio di provare strade diverse da quelle percorse per tanto tempo, di sperimentare e di mettersi alla prova, in tutte le attività, tanto più in quelle artistiche, così esposte al giudizio delle persone e a chi fa della critica il proprio mestiere. Sembra essere stato questo il desiderio di Dave Matthews, che dopo più di dieci anni di produzioni con la Dave Matthews band, debutta da solista con l'album "Some devil". Tuttavia si direbbe una scelta strana quella di pubblicare un album a proprio nome, quando lo si ha già nel cartellone della propria band e si è l'unico compositore del gruppo. Ascoltando "Some devil", però, si percepisce forte come questa scelta sia tutt'altro che strana, anzi, arrivati all'ultima traccia del cd, appare quasi logica.
Già la veste grafica sembra dichiarare una certa voglia di allontanarsi per un attimo dall'attività fin qui svolta, con una confezione in cartonato e un booklet molto eleganti. Leggendo i credits, poi, si intuisce ancora di più questa esigenza, scoprendo collaborazioni nuove con musicisti con cui, non solo Dave Matthews non ha mai suonato (se si esclude il chitarrista Tim Reynolds), ma con cui la sua musica si direbbe assumere un identità diversa, vista la presenza di più chitarristi elettrici e di un'orchestra.
Ma come scrivevo qualche riga più su, è all'ascolto che tutte queste impressioni trovano conferma.
Dalla prima nota, infatti, si percepisce un'atmosfera nuova, un po' più aggressiva nella scelta dei suoni, visto che alla freschezza del violino e alla profondità del sax, che coloravano la Dave Matthews band, si è preferito molte chitarre elettriche "sporche", ottenendo un sound che sa di rock band classica. Anche la sezione ritmica ha un sapore completamente diverso da quello che regalava il batterista-giullare Carter Beauford, essendo più quadrata e più sobria nelle parti.
A dire il vero, queste diverse sfumature, si erano già intuite nel cd della Dave Matthews band "Everyday", di qualche anno fa (la prima delle quattro volte in cui vi ho raccontato questa musica), un lavoro che si stacca dai precedenti per sobrietà degli arrangiamenti e suoni diversi, ma nel caso di "Some devil" la cosa è ancora più evidente.
Si arriva quasi a non riconoscere lo stile compositivo di Dave Matthews, in brani come "Trouble" e "Grey blue eyes". Il colore che invece non è mai comparso nei quadri musicali dipinti fino a "Some devil" è il colore luminoso e dolce dell'orchestra. In questo lavoro Dave Matthews la usa in molte canzoni emotivamente diverse: in brani rock e aggressivi come "Gravedigger", solari e freschi come "So damn lucky", dolci e più classici come "Baby", regalando un tappeto sonoro che forse da respiro all'intero progetto.
Bellissima ed emozionantissima la versione di "An' another thing", brano che aveva già proposto in un cd live qualche anno fa (fra l'altro da solo con il chitarrista Tim Reynolds), e che qui propone con un'aria quasi sognante, sottolineata dal suo "falsetto" che dura tutta la canzone e da un'arrangiamento che sembra impalpabile.
Credo che non ci sia nient'altro da aggiungere a questo disco, se non che vale la pena ascoltarlo perché è ben realizzato e perché le canzoni sono tutte di alto livello. L'unica pecca è quella a noi nota: reperibilità solo via internet. L'Italia è proprio all'avanguardia!

L. F.