Passa-Parola, Note non note
Ottobre 2003 | Indice

Giovanni Pelosi, "Fretwalking'"
Fin da piccolo ho sempre sentito parlare di quanto nella vita sia utile non dipendere da niente e da nessuno e vivere delle proprie energie e delle proprie forze. Crescendo ho potuto apprezzare questo insegnamento, e ho cominciato con il tempo a vedere "l'arte di arrangiarsi" come un dono che pochi hanno e che va valorizzato a pieno. Vero.
Un'altra indicazione, coltivata già da bimbo, è quella di aver cura e rispetto per le cose degli altri, non sciuparle, ma sopratutto dare loro il giusto valore.
Quest'ultima realtà (così come la prima, intendiamoci!) non è semplice da vivere, c'è infatti chi fatica tanto a seguirne il sentiero (come me, per esempio) e chi invece, di fronte a questi valori, non impiega molto a farli propri e a godere dei loro benefici. Che invidia!, ma d'altronde "così è la vita!", si dice così, no!? E se invece dicessimo: "Così è la musica!"? Cosa cambierebbe delle parole che fin qui vi ho scritto? Mah, forse niente, se trasformiamo "l'arte di arrangiarsi" in "l'arte di arrangiare" e "dare valore alle cose degli altri" in "impreziosire brani di altri musicisti".
Probabilmente considerando questa piccola trasformazione possiamo guardare al lavoro di un chitarrista, come Giovanni Pelosi, con più coscienza e più apprezzamento.
Già, perché "il dottore", così viene chiamato Giovanni dai colleghi musicisti più intimi (forse perché è anche dentista?), è un artista che conserva fra le dita e nelle intenzioni il dono di "custodire" melodie, già conosciute e canticchiate, nei suoi magistrali arrangiamenti per sola chitarra, dando ai singoli brani un gusto tutto suo, unico e che non snatura affatto l'originale, ma piuttosto lo avvalora.
Probabilmente questa rubrica, "Non non note", non apparirà il luogo più idoneo per recensire i suoi lavori, visto che in effetti le note che Giovanni Pelosi suona sono già note alla gente, ma questa capacità di impadronirsi di suoni non suoi rende le sue esecuzioni brani originali e vivi, che sembrano parlare una lingua propria.
Ascoltandolo suonare, in alcune occasioni dal vivo e in moltissime filtrate dal laser dei lettori cd, ho avuto l'impressione che una pioggia di note, fitta e battente, bagnasse le mie orecchie in modo gradevole, fra intrecci melodici e percussioni.
Nei suoi due lavori discografici, il primo, "It's the time", inciso per la "Lizard" di Giovanni Unterberger e il secondo, il più recente "Fretwalking'", inciso con "Fingerpicking.net" di Reno Brandoni (entrambi grandi chitarristici acustici degli anni settanta-ottanta), si sente una forte maturità musicale e una padronaza stilistica non indifferente, che gli permettono un'agevole approccio allo strumento. I brani sembrano vecchie scarpe trovate in soffitta, lustrate di tutto punto e di nuovo pronte per camminare ancora, ma con piedi e gambe diverse.
Nell'ultimo lavoro, datato 2003, spiccano una elegante versione di "I feel fine" dei Beatles e un semplice ma efficacissimo arrangiamento di "Shower the people" di James Taylor (canzone splendida!), forse il brano più signifativo per capire la produzione e la musica di Giovanni Pelosi, per la bellezza e la preziosità della sua versione.
La reperibiltà dei suoi dischi è legata all'ormai fedele amico "internet", che attraverso l'indirizzo www.giovannipelosi.com, fornisce non solo informazioni sulla sua attività di musicista (per quella di dentista credo dobbiate contattarlo personalmente!), ma soprattutto la possibilità di scaricare le partiture degli arrangiamenti da lui scritti, di moltissimi brani che probabilmente amate e magari, perché no, proverete anche a suonare.

L. F.