Passa-Parola, Note non note
Giugno 2002 | Indice

Will Ackerman, "Hearing voices"
Capita a volte di assistere ad un lento processo attraverso cui alcune parole assumono un significato diverso da quello di origine e, quando vengono usate, lo si fa in modo scorretto, proprio per questo cambio di sfumatura significativa. Qualche volta questa sfumatura risulta essere leggera, ma altre volte appare molto pesante, tanto da snaturare con forza il soggetto a cui quella determinata parola è riferita.
Le parole "opera d'arte", oggi, vengono associate ad un oggetto dalle fattezze tecniche o concettuali eccelse, assegnando ad esso un valore che, in quanto artistico, è senza ombra di dubbio un valore supremo. In realtà, letteralmente, queste parole affermano che il soggetto a cui si riferiscono altro non è che un'opera, cioè un lavoro, di arte, ovvero di un'attività da cui nascono prodotti culturali dopo oggetto di giudizio e reazione di gusto (cito lo Zingarelli).
Vi ho detto questo per dare a quanto sto per dire il giusto valore significativo. Voglio usare, infatti, le parole "opera d'arte" ma nel loro significato distorto negli anni. Adesso dunque posso affermare, dando un valore più alto di quanto non avrei dato senza questa premessa, che l'ultimo lavoro di Will Ackerman, "Hearing voices", è un'opera d'arte.
È datato 2001 ed è prodotto dallo stesso Ackerman per la Windham Hill. Già la veste grafica (che Ackerman ha sempre curato nei suoi lavori) è indice di eleganza e l'Inlay esterna, oltre ad informarci dei titoli dei 15 brani, ci mette a conoscenza di come questo lavoro sia ricco di voci e di come queste siano probabilmente lo strumento fra tutti il più espressivo. Assieme alla chitarra di Will Ackerman, dunque, le voci sono le protagoniste di questo lavoro dolce e vellutato, una specie di culla sonora dove spegnere - per per più di un'ora - la realtà e accendere la realtà del sogno. Nei brani, voci maschili e voci femminili si intrecciano sulle semplici melodie della chitarra e, qualche volta, anche su piccole session percussive che danno calore al movimento di questa culla.
L'aria è quella del suo penultimo album, "Sound of Wind driven rain" (1998), al quale egli stesso dichiara di aver rubato una costola per il fascino che in lui ero rimasto dall'uso - allora scelta inedita per lui - delle voci. E su "Hearing voices" si sente questo amore sbocciato in musica. Ackerman sfrutta ogni sfumatura vocale a lui nota, sopra il pavimento di composizioni dalla semplictà che lo contraddistingue e di una forza a volte commuovente. Un brano su tutti: tutti.
È difficile chiudere proprio adesso, quando a livello emotivo le parole per provare a descrivere questo lavoro stavano trovando la loro giusta forma, e allora vi rimando sulle note del disco, che è veramente da vivere fino alla fine. Per informazioni sulla sua diponibilità (ahimè!): www.williamackerman.com. A presto.

L. F.