Passa-Parola, Note non note
Maggio 2005 | Indice

Arrivederci, "Note note"
4 anni. 46 articoli. 33 artisti presentati. 41 cd raccontati. Tante parole. Forse troppe. Anzi, sicuramente troppe. Tanta voglia di condividere. Che quella non basta mai. Storie. E musica... E...
...Ed eccoci giunti. Dopo tutto questo tempo (i numeri li ho scritti per chi volesse provare a giocarseli. Chiaramente, in caso di vincita, si divide, eh!?), nel titolo dell'articolo di questo mese compare una parola, quella parola sempre difficile da scrivere e da dire ad alta voce: arrivederci. Immagino quelli che l'hanno letta al volo, abituati a vederci il nome di un artista, che si chiedono: "Arrivederci? Chi è? E sarà un nuovo musicista di cui parlare!".
No, sarebbe un cognome piuttosto strano e alquanto bizzaro. Già vedo i titoli sui giornali: "L’ultimo cd di Gugliemo Arrivederci". Non reggerebbe, via! No, nessun artista. È quello che sembra: un saluto. Oh, sia chiaro: se qualcuno si chiama veramente Arrivederci, non se la prenda a male, sto scherzando!
È che quando ci si saluta si è sempre tristi e malinconici e a me piacerebbe farlo con un sorriso. Sì perché, con l'articolo di questo mese, lascio le righe di questa rubrica. "Note non note" finisce qui (per adesso).
Dal copione, scena 51: Lui dice a Lei: «Mi dispiace, devo andare!». Lei non si da pace: «Ti prego, non farlo. Io ti amo». Lui le prende il collo con forza, mentre il fumo del treno a vapore li avvolge nell'ultimo abbraccio. «Sì», sentenzia Lui con voce maschia, «Il mio posto è là». Lei lo guarda e gli fa: «E tu chi sei, il cantante dei Pooh?».
Ecco, più o meno è questa la scena che ho in testa. Un ciao con il sorriso. Qualcuno di voi forse si starà chiedendo perché, altri magari staranno festeggiando tipo Tardelli ai mondiali dell'82, e altri ancora avranno voltato velocemente pagina in cerca della pubblicità del sexy shop perché tanto non gliene importa una cippa (le reazione dell'uomo di fronte agli eventi sono disparate. E disperate). Mah, ai primi potrei dire che mi hanno chiamato quelli del Times per una rubrica musicale, oppure che devo fare una tournè mondiale per cui non ho più tempo di scrivere, o invece (più probabile) che non sapevo più cosa minchia scrivere in queste tre colonne. Sì, sì, trovata la scusa: vuoto dello scrittore. Può andare, che dite?
Provo ancora ad immaginarvi mentre leggete questo articolo, mi sembra di sentirli i vostri commenti: "Sì, Luca si è proprio fumato qualcosa!". Potrebbe essere, magari tutti gli articoli fin qui stampati. Sai che sballo?
No, nessun sballo. A parte tutti gli scherzi e tutte le battute che si possono fare, scrivo realmente con un po' di malinconia il mio ciao. In effeti mi ero affezionato a questo spazio e all'idea di poter comunicare con qualcuno storie e musica, quelle note non note che ho provato con tanta passione, e spero con umiltà, a rendere note. Ho sempre cercato con forza di dissociarmi dal ruolo di recensore, parola e ruolo che non mi piacciono, e di calzare quello del cartello stradale (beh, il mio fisico pelle e ossa me lo consente), tipo: a me questo cd è piaciuto molto, se volete ascoltarlo andate di qua...
Adesso, dopo tutto questo tempo, mi prendo una pausa. La chiamerei pausa creativa, più che di riflessione, anche perché stare di fronte allo specchio tutto il tempo deve essere una palla! (Scusate è più forte di me. Ammetto però che questa era bruttina). Voglio ringraziare tutti coloro (che non coloro perché sono già variopinti) che hanno letto anche solo una riga delle mie parole, quelli che le hanno lette tutte, quelli che mi hanno scritto intimandomi di smetterla, quelli che non mi hanno proprio cagato. Insomma tutti. Infine un grazie alla redazione di Passa-parola (a Dennis e al Costa, con cui avevo più diretto contatto) che hanno sempre creduto in me e che mi hanno sempre dato carta bianca (qui la battuta sarebbe scontata e non la faccio). Mi chiedo ora con cosa sostituiranno la mia rubrica, magari con una bella pubblicità del sexy shop che cercavano i nostri amici prima, sarebbe un giusto seguito visto tutte le porcate che ho scritto. Ah, ah! Spero solo che tutte le note non note un giorno diventino note, in barba a tutte le major. Perché ricordate: le note non vanno mai tenute ma, una volta nate, vanno rese note. Arrivederci a tutti.

L. F.

Un saluto ad un amico in contro-tempo
Ecco, Luca ci lascia di fronte al foglio bianco. Come accade nelle favole di spessore, il lieto fine non è cosa scontata... Il sincero distacco di Luca, motivato quanto spontaneo, lascia un vuoto, affettivo e culturale. Affettivo come figura (in realtà ci si vede lo stesso), e culturale probabilmente, perchè certo chi scriverà di musica esisterà sempre, ma chi lo fa appassionatamente e disinteressatamente no. In questi anni ed in queste pagine, del nostro Luca abbiamo apprezzato la voglia di dire, di farci vedere, sapere, e di invitarci ad ascoltare, con l'intensità e la passione "amorosa" tipica di chi i suoni li sorseggia, li degusta, li valuta e se ne nutre, come pregiata fonte di sostentamento. Si, di sostentamento, è la stessa musica che lo aiuta a crescere, gli da vita e voglia. Il vero musicista è questo. Spero di trovare ancora, in futuro, altre sue "Note non note", e tra queste note rileggere la passione, l'entusiasmo di chi ama scoprire e provare... Ma Luca sta crescendo, e ha sempre una chitarra da suonare al suo fianco, una amica onesta e sincera, che renderà le sue note sempre più note e sempre più sue.
Grazie di tutto Luca, ti si vede, ti si legge, e ti si ascolta. Che il talento resti con te e che la musica non ti abbandoni mai. Il mio è un sincero arrivederci, a presto...

Dennis & Co.
(Dal sito ufficiale del mensile "Passa-Parola")