Passa-Parola, Note non note
Aprile 2002 | Indice

Immaginate per un attimo di camminare per le vie strette di una città, di vagare dentro la sua pancia, un po' frastornati dalle luci e dalla gente che vi cammina addosso. Nonostante la ressa della sera, trovate stranamente piacevole la passeggiata e anche la persona a cui stringete la mano, vicino a voi, percepisce la vostra serenità. Avete camminato a lungo, chiacchierato molto e singhiozzato i vostri passi tra una vetrina e l'altra, condendo i vostri discorsi di commenti sul buon gusto e la qualità dei prodotti esposti. Ecco: questo mese niente recensioni. Questo mese (e il prossimo) mi permetto di accompagnarvi fra le vie di una città qualsiasi, di fronte ad una vetrina musicale, e di raccontarvi due lavori, due proposte diverse per realizzazione e genere, fra le tante vetrine addobbate e piene di note.

Paolo Spoladore, "Unanima"
Alle radici della musica "Spiritual" (Spirituale) e "Gospel" (Vangelo), da cui poi è nato il blues, ci sono il dolore e le sofferenze di milioni di persone costrette a lavorare il cotone, umiliate e schiavizzate dagli uomini e dalla storia, che ne hanno calpestato la dignità. Quel dolore e quelle sofferenze si sono trasformati in canti, in preghiere a Dio, e sono arrivate a noi, nel corso degli anni, attraverso l'interpretazione di eccezionali artisti, le cui qualità canore sorprendono ed emozionano. È strano come questa musica sia diventata, per la gente del nostro tempo, una musica rispettata e ascoltata con grande interesse, mentre (specialmente qui in Italia), un prete che canta preghiere a Dio appaia come un fenomeno di scarsa qualità musicale e, sostanzialmente, da snobbare e relegare in un angolo. Certo, l'effettiva povertà tecnica di molti sacerdoti o laici che fanno musica cristiana non aiuta, ma questo non deve giustificare l'enorme pregiudizio che ruota intorno a questa realtà. Paolo Spoladore, prete padovano, oltre ad essere il compositore cristiano più cantato in Italia e nel mondo (la sua musica viaggia in Europa e in America Latina ormai da anni), è un pregievole e sensibile compositore, che fa della sua musica una preghiera forte e dolce, resa ancora più potente da una tecnica esecutiva ed una qualità compositiva che sfugge a quel pregiudizio collettivo per cui un prete non può fare buona musica. "Unanima" è l'ultimo dei sette dischi che Paolo Spoladore ha realizzato dal 1989 ad oggi, ed è probabilmente il lavoro che segna la sua maturità artistica. Nel corso di questi anni, una ricerca accurata dei suoni, l'utilizzo di una strumentazione sempre all'avanguardia e la collaborazione di musicisti e tecnici appassionati e competenti (la mia chitarra la relego fra gli appassionati), hanno sempre dato vita a canzoni di grosso spessore artistico e spirituale, sulle cui note vivono e camminano preghiere semplici e potenti. "Unanima", nato dopo due anni di lavoro, è l'ultima tappa di questo percorso evolutivo, un cd ricco di sonorità e di mondi e generi musicali differenti, una caratteristica questa presente in tutte le produzioni di Paolo Spoladore, un esempio di come la preghiera può essere fantasia e creatività. Unanima è una moltitudine di emozioni che rende la musica preghiera e la preghiera musica e dove alla fine non si distinguono né l'una né l'altra, diventano una cosa sola. Per informazioni: www.usiogope.it

L. F.