Mike Oldfield, "Tubular bells II"
La musica non ha tempo. Non ha confini. (Mi piacerebbe dire anche che non ha padroni, ma purtroppo non è così). Sebbene scritta in una zona geografica precisa, cantata con una lingua precisa, immersa in un contesto culturale definito, la musica, dal momento in cui nasce, continua a vivere e non si arresta e sorpassa gli anni e i luoghi e non mette mai le rughe. È una magia che amo, questa.
L'anno scorso, più o meno di questi tempi, avevo scritto di una "nota non nota" al limite della definizione, dichiarando che prima o poi avrei parlato di uno dei suoi lavori che più mi emoziona e che, in molti modi, ha influenzato la mia musica. L'artista è Mike Oldfiefd, il cd è "Tubular bells II".
La prima volta che ho ascoltato questo lavoro è stata a casa di un amico, l'anno in cui il cd è uscito. Era il 1992, tredici anni fa. La proiezione del concerto che presentava il lavoro di quel compositore fino allora a me sconosciuto era stata una vera e propria dose di emozioni vive. Il giorno dopo il cd era già nel mio lettore e continua a girare da allora, senza che il tempo ne impolveri le melodie. La cosa che di più mi aveva sopreso era stata leggere i credits del cd: tutti gli strumenti che avevo visto nel concerto in vhs, una sorta di orchestra moderna fatta di chitarre, tastiere, computer e... campane tubulari, Mike Oldfield li avevi suonati tutti lui!
Il cd è la seconda versione del suo primo disco "Tubular bells" (1973), colonna sonora del fim "L'esorcista", ed è una specie di seconda puntata in cui la struttura rimanda alla prima, ma che rinnova le melodie e che fa prendere loro una strada diversa.
Come il primo "Tubular bells" (e come gran parte dei lavori di Mike Oldfield) anche il secondo è diviso in due tempi, i brani legati l'uno all'altro, ed esordisce con "Sentinel", la melodia che rieccheggia proprio il tema de "L’esorcista".
A musica partita l'emozione non si ferma più. I temi si rincorrono e scorrono fluidi, dolci e forti. Gli strumenti e i vari effetti elettronici, sapientemente usati e collocati, giocano fra di loro in dialoghi e controcanti che sembrano quasi sbordare tanto sono carichi e ricchi, come colori forti che esplodono su di una tela. Neanche la pausa fra un tempo e l'altro sembra arrestare la loro corsa e il loro intreccio melodico e, a me sembra ogni volta, neanche la fine del disco.
Forse nel viso di Mike Oldfield ci sarà qualche ruga in più, dal 1992, ma questa musica ha la pelle liscia e continua a viaggiare negli anni senza sbiadire. E ad emozionare senza stancare. Info: www.mikeoldflied.com
L. F.