Passa-Parola, Non non note
Febbraio 2003 | Indice

Situazioni non note. La musica live è in pericolo
In un articolo di questa rubrica, qualche mese fa, mi sono definito "un cartello stradale", qualcuno cioè che, scrivendo fra queste righe, ha la possibilità di indicare a chi le legge una strada che porta ad una musica sconosciuta al grande pubblico, e provare a dare una delle tante occasioni di ascoltare una musica diversa (preferisco non usare "alternativa", è un termine finto e che mi spaventa). Ma prima di essere un "cartello stradale", sono un musicista e, nello scrivere l'articolo di questo mese, preferisco tenermi addosso questi vestiti, che mi sono sicuramente più comodi.
Credo di poter affermare con certezza, e probabilmente senza più sorpresa ormai, che nella musica si sta perdendo di vista l'obbiettivo. Io non so se esiste solo una definizione della parola "arte", o se ogni individuo vive la propria, ma per me "arte" è "condivisione", cioè quel meccanismo per cui ogni emozione che parte da un'opera d'arte, viaggia e arriva a chi si predispone per condividerla. Se per qualsiasi motivo viene a mancare questo processo, l'"arte" perde la sua forza e diventa altra cosa.
Ora, al mercato e alla sua cesoia che taglia alla radice ogni occasione di condividere l'arte più genuina perché rilegata in un angolo, dato il suo scarso guadagno, si aggiunge un'altra operazione - forse la più pericolosa - quella cioè che va a minacciare la possibilità che una buona occasione nasca, lavorando ai fianchi la musica live.
Qualcuno di voi probabilmente ha già sentito nominare gli enti "Siae" ed "Enpals". Per chi non lo sapesse, in termini stretti, la "Siae" (Società Italiana Autori e Editori) è l'ente che tutela i diritti d'autore, mentre L'"Enpals" (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo) è l'ente che tutela i lavoratori dello spettacolo ai fini pensionistici (l'"Inps" degli artisti, per intenderci). Tutti sanno che per proporre in un luogo aperto al pubblico una qualsiasi forma di spettacolo, anche se gratuito, bisogna usufruire di un permesso Siae, e che tutti gli artisti devono essere obbligatoriamente iscritti all'Enpals. Quello che molti non sanno è che da qualche anno a questa parte l'Enpals, che forse non riusciva più a controllare gli esentori, ha dato il mandato di controllo del fatturato alla Siae. Per cui, per ogni spettacolo realizzato, la Siae ha la possibilità di confrontare la documentazione relativa ai permessi dello spettacolo con la fattura che l'artista deve rilasciare al suo committente e, se questa fattura non viene emessa, far scattare le ovvie sanzioni legali.
Di fronte alla chiusura di molti locali, causa queste ingenti multe, i gestori hanno cominciato a rifiutare tutti quei musicisti privi di agibilità Enpals (praticamente la maggior parte dei musicisti non professionisti), così c'è stata una vera e propria corsa all'iscrizione, tramite associazioni di gestione contabilità che, ovviamente, sono nate come i funghi.
La conseguenza più diretta di questo veloce cambiamento l'hanno pagata tutti quei musicisti che hanno un'attività concertistica piccola, prevalentemente nei pub della propria provincia, perché costretti, dopo l'iscrizione Enpals, a chiedere più del doppio di quello che solitamente i gestori sono disposti a pagare (tenendo conto che anche per una performance gratuita bisogna pagare i contribuiti).
Quindi, una band di ragazzini che magari prima andava a suonare nei pub per una birra e un panino, per il solo gusto di suonare e cominciare a gustare la magia di un palco e della "condivisione", ora non può più farlo, perché deve versare i contribuiti per una pensione che non vedrà mai, visto le 120 date minime all'anno previste per averla (al riguardo c'è da denunciare la grande confusione di notizie da parte degli enti di competenza).
Questa è l'attuale situazione. Certo, è giusto eliminare il lavoro nero e garantire giustizia alla collettività facendo pagare le tasse su un'attività, quella artistica, che è patrimonio culturale di tutti, ma non sono sicuro che sia questo il modo migliore. A mio parere, con questo metodo d'intervento, la musica live corre un grave pericolo, perché lentamente (spero di no) perderà molti dei suoi interpreti. Non parlo della musica live dei palcoscenici importanti o degli stadi gremiti, ma di quella musica che si suona nei locali fumosi e nei circoli, dove piccoli musicisti muovono i primi passi a suon di session e serate infinite a suonare ancora e ancora, dove trova le sue prime radici la "condivisione" delle emozioni.
L'evidente intento da parte degli enti in questione di favorire il professionismo ed eliminare il lavoro nero, non può uniformare le casistiche, perché sono molte e svariate, e non può avere come prezzo il lento affievolirsi della smania di suonare in pubblico, perché è quello che è già accaduto a molti. Credo che si debba salvaguardare con più buon gusto l'arte ed il suo patrimonio, ma ovviamente è solo un mio pensiero...
In questi casi c'è solo da sperare che a vincere sia la musica, e mai, come spesso accade, gli affari.

L. F.