Damien Rice, "O"
Solitamente una rubrica di recensione (bruttissima parola!) musicale aiuta (dovrebbe!) le persone che la leggono a scegliere, tra le infinite proposte sul mercato, l'artista che più si avvicina al gusto o alla sensibilità del singolo. Ma devo dire che in questi quattro anni (con questo mese inizia il quinto...) questa rubrica di "indicazione" musicale (ascolto, scrivo, indico: "A me è piaciuto, se volete...". Niente di più) molto probabilmente ha aiutato più me che la curo che tutti quelli che l’hanno letta. Ben inteso: se qualcuno ha comprato (e spero non masterizzato) un disco di cui ho parlato tra queste righe e ha provato delle emozioni, la cosa mi onora. Ma posso dichiarare con certezza che senza questo appuntamento mensile non avrei mai avuto l'occasione di ascoltare un numero così alto di bellissimi dischi, raffinati e di elavatissimo spessore artistico. La sensazione è, che mese dopo mese, sia la rubrica stessa, come se vivesse di vita propria, ad indicarmi l'artista di cui parlare, e in un secondo momento mi chieda di passare la palla (spero proprio davanti alla porta sguarnita, in modo che basti spingerla appena per far goal).
Questo mese, l'incontro con una persona (un nuovo amico), ha regalato alle mie orecchie l'ascolto di un lavoro datato 2003, un album di debutto di un giovane cantautore di nome Damien Rice. Risultato: non mi emozionavo così tanto e con questa intensità da molti dischi.
Il cd, dal titolo particolare "O", è un lavoro molto acustico, con tante chitarre e basso e archi e percussioni e piano e clarinetto. Il tono è prevalentamente malinconico, ma molto dolce, con composizioni semplici ed efficaci, capaci con pochi accordi di dire tantissimo dal punto di visto emotivo.
La voce di Damien Rice, spesso accompagnata da quella dolce di Lisa Hannigan, da il giusto calore alle canzoni, diventando sottile a volte e grossa e rauca altre.
I dieci brani passano come un ballo lento sulla lente del lettore e arrivano alla fine dei loro giri senza mai calare d'intensità, nonostante il "silenzio" che echeggiano.
Bellissimo il brano d'apertura, "Delicate", che fa subito intuire l'intera l’aria del disco, con le sue larghe bracciate di archi, la chitarra ad accordo pieno e il set percussivo che sotto accompagna il tutto. Da citare poi: "The blower’s daughter" e "Amie", che mi hanno fatto viaggiare di più con la fantasia e la voglia di bellezza, e il sorprendente "Eskimo", brano che diventa quasi un'opera lirica, in netta opposizione con il penultimo "I remember", più crudo e aggressivo.
Infine, la traccia fantasma, viaggia sul canto di "Silent night" che, visto il periodo in cui ho scritto di "O", mi ha saputo augare buon Natale con un'inaspettata dolcezza.
Prima di augurarvi io un felice 2005, altro non posso dirvi che cercare questo disco in rete: www.damienrice.com.
Bene. Anche questo mese mi sento più ricco. Spero possiate provare questa sensazione piacevole anche voi. Buon anno!
L. F.