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2006 | Indice

Tegnùe

"Tegnùe" è il nuovo brano di Luca Francioso, da scaricare gratuitamente dal sito, che omaggia lo straordinario mondo delle "Tegnùe", formazioni rocciose sommerse a largo di Chioggia (VE) che interrompono la monotonia delle distese sabbiose dell'Adriatico settentrionale, chiamate così dai pescatori locali per la loro capacità di trattenere le reti durante le battute di pesca, e che ospitano una grande ricchezza di vita animale e vegetale.
il brano, registrato dallo stesso Francioso, ospita il sax di Jacopo Jacopetti e le percussioni di Matteo Pajusco.
Oltre all'mp3, è possibile scaricare sia lo spartito sia il video di "Tegnùe", quest'ultimo realizzato da Luca Francioso con immagini subacquee di Piero Mescalchin, presidente dell'associazione "Tegnùe di Chioggia Onlus" che le tutela e le valorizza, e immagini di esterni di Chioggia del fotografo naturalista Gianni Neto.

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Tegnùe
Tutti conosciamo le distese sabbiose-fangose dell'Alto Adriatico, ma forse non è noto ai più che nella sua parte occidentale sono presenti irregolarità di tipo roccioso già note da tempo ai pescatori locali con il nome di "tegnùe", traduzione dialettale di "trattenute", zone cioè in cui le reti a strascico venivano trattenute. Secondo i pescatori del tempo, le rocce che trattenevano e spesso rompevano i loro attrezzi da pesca dovevano essere i resti di antiche città sommerse dai flutti in seguito a violente mareggiate.
Di "tegnùe" ve ne sono un po' in tutto l'Adriatico settentrionale, a profondità variabili dai 15 ai 40 metri. Hanno dimensioni che vanno dai piccoli massi isolati fino a formazioni estese per centinaia di metri quadrati. Le formazioni più estese e meglio conosciute sono quelle al largo di Chioggia (VE).
Ad una prima occhiata potremmo definirle semplici massi sommersi sopra i quali, il normale corso degli eventi biologici, ha portato al loro ricoprimento da parte di popolamenti vegetali e animali. Ma gli studi e le ricerche effettuate fin dal 1966 hanno messo in evidenza che questi affioramenti sono in realtà formazioni molto eterogenee, costituite da tre diverse tipologie: rocce formate dalla cementificazione di sabbie e detriti organici (soprattutto gusci di animali), rocce formate dalle cementificazioni di sedimenti e carbonati disciolti in acqua che sono precipitati grazie all'azione di emissioni naturali di gas metano, e per ultime le rocce organogene cioè prodotte dall'azione di organismi animali e vegetali. Il ruolo degli organismi incrostanti e costruttori, soprattutto alghe calcaree, spugne e policheti serpulidei (animali vermiformi) è stato quello di attecchire su nuclei duri preesistenti sviluppandosi in modo caotico e concrescendo gli uni sugli altri, inglobando sedimenti e altre conchiglie, mentre i loro stessi gusci e scheletri calcarei fungevano a loro volta da substrato per l'insediamento e lo sviluppo di altri organismi. Si sono così originate complesse biostrutture, note anche come "coralligeno", che hanno completamente ricoperto la matrice rocciosa, determinando la formazione di vere e proprie barriere organogene, che rappresentano da un punto di vista biologico l'equivalente adriatico delle barriere coralline tropicali. La particolare formazione ha permesso la creazione di morfologie irregolari, ricchissime di porosità, micro e macro cavità dovute alla diversa velocità ed irregolarità di accrescimento dei vari organismi costruttori.
La ricchezza di microambienti offerta dalle "tegnùe" permette un'enorme varietà di forme di vita: le rocce sono ricche di coloratissime spugne, ascidie coloniali dal brillante color arancio, anemoni, ofiure (animali simili alle stelle marine) e molluschi di vario genere e specie. Nascosti tra gli anfratti della roccia ci sono grossi esemplari di crostacei quali l'astice e la grancevola. Tra i pesci si possono osservare grossi gronghi, bavose, castagnole, scorfani, saraghi, branzini e merluzzetti. Le "tegnùe" sono inoltre estremamente favorevoli alla deposizione di uova che necessitano di un solido ancoraggio.
L'importanza biologica e naturalistica delle "tegnùe" è cresciuta negli anni portando nell'agosto del 2002 all'istituzione di una "Zona di tutela biologica" che ha introdotto il divieto dell'esercizio di qualsiasi attività di pesca in quattro aree di mare nella zona antistante Chioggia.
(A cura di Novella Agostini)

Popolamenti delle "Tegnùe" che appaiono nel video
Poriferi
Sabella spallanzani
Cerianthus membranaceus
Parazeonthus axinellae
Ocnus planci
Boops boops
Uova di seppia
Aplysina cavernicola
Scorpaena porcus
Aplidium tabarquensis
Cereus pedunculatus
Aplysina aerophoba
Parablennius tentacularis
Scorfaena scrofa
Ophiothrix fragilis
Botryllus schloseri
Conger conger
Ircinia sp.
Halymenia floresii

«Amo il mare e in particolare questo mare perché ancora poco conosciuto e capace di regalare visioni uniche, una continua straordinaria scoperta di forme e colori. Per questo ho voluto fissare in immagini il fondo del mare e farlo conoscere a tutti perché vedere è conoscere, conoscere è amare, amare è rispettare. Scoprire che la conoscenza è diventata fonte di ispirazione per un giovane compositore è per me una grande soddisfazione perché significa che la visione è diventata emozione creativa. Spero possa ripetersi questa magica unione di immagini e musica.
Grazie Luca». (Piero Mescalchin)

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