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2006 | Indice

Solosuono

Sabato 30 aprile 2006, alle ore 21.00, nella chiesa Ss. Nazario e Celso di Cortelà di Vò (PD), Luca Francioso presenterà il secondo appuntamento di "Solosuono", concerto per chitarra acustica non amplificata. Aprirà la serata il chitarrista Lodovico Bollacasa.
Il primo appuntamento, svoltosi il 25 marzo 2006, nella chiesa di S. Fidenzio di Roncajette di Ponte S. Nicolò (PD), è stata un'opportunità per sentire il suono nudo della chitarra acustica, senza alcun arteficio. Il riverbero naturale della chiesa (del 1700) ha dato forza e calore al suono, così come la partecipazione e la risposta della gente, accorsa per condividere musica acustica.
«È stata un'esperienza strana, ma incredibilmente affascinante, quella di "Solosuono" a Roncajette. A fine serata avevo le unghie consumate e le dita indolenzite, considerato che ho sempre suonato davanti ad una platea coperto dall'amplificazione di un ampianto e che quindi non sono abituato alla pressione sonora che ho dovuto imprimere sabato sulle corde della mia chitarra. Trovarmi di fronte lo spazio della chiesa e le orecchie e i cuori della gente, senza alcuna difesa e con il suono naturale della sola chitarra, mi ha fatto sentire per un attimo un uomo di un altro tempo, un privilegiato, visto la ricchezza emotiva che mi ha investito durante il concerto e a fine serata. Questo è stato possibile soprattutto grazie alla presenza di un pubblico curioso a cui va la mia più sincera gratitudine». (L. F.)

«Stiamo perdendo l'udito. L'arte di saper ascoltare. E di farsi sentire. L'idea di un concerto senza alcuna amplificazione disarma sia il musicista sia l'ascoltatore: la paura di non avere abbastanza volume di chi suona è pari alla certezza di poco volume di chi sente. Una volta non era così. Certo, l'architettura di adesso non aiuta, considerati gli enormi blocchi di cemento privi di anima acustica che questi tempi hanno scelto come casa, ma nel tempo si è comunque persa la curiosità di tendere l'orecchio, scegliendo la possibilità di avvicinare artificialmente la fonte.
Penso ai condottieri di una volta che caricavano intere praterie di soldati, ai profeti della bibbia che spiazzavano e davano speranza a migliaia di persone, al coro nelle arene gremite, e di fronte a queste realtà tutto sembra possibile. Il nostro contesto, però, è diverso: siamo capaci di più rumore, è vero, ma di un rumore finto, artificioso. I luoghi dello spettacolo vengono progettati per assorbire le frequenze che spinge un impianto ad alto wattaggio e non per amplificare al meglio una fonte sonora acustica. Gli strumenti musicali vengono costruiti per essere amplificati elettronicamente e in modo che siano gestibili e non per una resa efficace al naturale. Così la capacità di suono acustico è diminuita e la capacità di udirlo pure. L'orecchio non è più allenato. E neanche la voglia di ascoltare. Pigrizia.
Anche la parola "acustica" ha lentamente perso signficato, assumendone tantissimi e diversi, ma tutti lontani dall'origne. Si parla di chitarra acustica indicando la chitarra con corde in metallo e di chitarra classica indicando quella con corde in nylon (differenza tipica italiana), ignorando che in entrambi i casi si tratta di chitarra acustica. Si parla di concerto acustico o "unplugged" (senza cavo), indicando tuttavia un concerto fatto con strumenti acustici ma comunque amplificati. Alla luce di queste riflessioni mi chiedo che tipo musica faccio io, suonando con una chitarra acustica amplificata: acustica?
Ascoltando le parole ispirate di un amico, che mi ha fatto pensare all'impoverimento che queste storpiature hanno causato, ho voluto riassaporare e tentare la strada di una volta. Nessun estremismo, solo una sana curiosità per vedere se la cosa è ancora fattibile. Se ne sarò capace io. Se avranno voglia di provare coloro che sceglieranno di condividere "Solosuono"». (L. F.)