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1 Marzo 2008 | Indice

Un'altra occasione perduta
Qualche mese fa ho letto sul quotidiano "Il Padova" un articolo che divulgava un'interessante evento organizzato dal Comune di Padova, rivolto a tutti gli scrittori "emergenti" del territorio che avessero voluto presentare il loro libro fra le mura di Palazzo Moroni, nella suggestiva sala "Livio Paladin", in una rassegna il cui tentativo era quella di promuovere l'arte e la cultura locale.
Sembratami subito un'iniziativa di un certo rilievo, soprattutto per l'importanza e le possibilità divulgative dell'ente organizzativo, ho spedito con tempestività il materiale e i dati richiesti dall'articolo, con la speranza di essere selezionato. Il mio slancio, motivato dall'idea di avere di fronte un pubblico diverso da quello che solitamente segue il mio percorso artistico, che io immaginavo di settore o comunque filtrato da una divulgazione mirata e selettiva - sicuro che il comune di Padova non avrebbe mancato di fare - presso librerie, biblioteche, rassegne stampe a giornali di settore e quotidiani, questo slancio ha avuto un'ulteriore spinta alla notizia che la mia proposta era stata accettata: avrei presentato il mio libro "La maschera" venerdi 29 Febbraio 2008 alle ore 17.30.
Dopo un po' di tempo ho ricevuto una e-mail dall'Ufficio Relazioni Esterne del Comune di Padova, in cui era presente in allegato la bozza del volantino e in cui mi si chiedeva di passare, appena finito di stampare, per ritirarne delle copie così da distribuirle. Ho riletto più volte la e-mail, incredulo e amareggiato. Io dovevo provvedere alla distribuzione dei volantini? Non che la cosa fosse un problema, l'ho sempre fatto per eventi organizzati da me, ma in effetti con risultati sempre circoscritti e l'efficacia che può avere un singolo, raramente preso in considerazione da stampa e fonti divulgative. Così, con una certa rassegnazione comunque messa in stand by - mi ero detto che magari, quella che avrei dovuto fare io, era solo una parte della pubblicità che avevano intenzione di fare - sono andato in comune a ritirare i volantini.
Ho fatto del mio meglio, lasciando il cartoncino un po' smunto e poco attraente nei posti in cui ritenevo che la proposta potesse incuriosire amanti di libri e di lettura, con la speranza nel frattempo di essere spalleggiato dalla pubblicità mirata che io credevo scontata per un evento del genere.
Qualche giorno dopo ho inviato una richiesta di informazione, chiedendo se un referente sarebbe stato presente il pomeriggio in questione: un assessore, un consigliere comunale, un delegato, qualcuno insomma che introducesse la rassegna, dando una certa credibilità alla proposta. La risposta è stata negativa. CosÏìho dovuto provvedere io alla cosa, chiamando Sandro Sartori, giornalista e dj padovano, mostratosi molto disponibile.
Il giorno della presentazione, incuriosito dalla vicenda, ho passato in rassegna tutti i siti di divulgazione di Padova e dintorni, compreso il sito del comune, ma della presentazione nessuna traccia. In effetti, da quando sono venuto a conoscenza della proposta, che credo sarebbe dovuta durare un paio di mesi, non ho mai visto da nessuna parte cartelloni, volantini o qualsiasi forma di pubblicità che invitasse la gente all'evento, in una Padova in effetti tappezzata e offuscata dalla più proficua divulgazione di "Cioccolando". Neppure sui principali quotidiani della città è comparso alcun riferimento alla cosa, se si esclude un trafiletto apparso sul "Mattino" grazie ad un comunicato stampa che io ho inviato ad una collaboratrice del quotidiano che conosco.
A questo punto, ormai chiara la realtà, ho inviato una e-mail a "Gazzettino" e "Mattino", chiedendo di essere presenti all'evento, non tanto per darmi vetrina, ma per mostrare loro con quale noncuranza era stata organizzata la cosa, prevedendo in effetti un bel salone di sedie vuote.
Arrivato davanti al comune ho scoperto che proprio di fronte all'entrata le "Note nere" stavano facendo un concerto: la classica ultima zappata sui piedi. "Chi vuoi che arrivi fino al primo piano?", ho pensato. Forse si poteva evitare la coincidenza delle proposte. Vista la tristezza che mi accompagnava sono stato tentato di fermarmi ad assistere, rinunciando alla mia, ma ho proseguito alimentando la speranza che almeno all'interno delle mura comunali un cartellone o una semplice freccia informassero e indicassero il luogo della presentazione. Niente. Neppure un foglio scritto a mano con l'indicazione: "Ehi, di qua!". Forse era scontato che avrei dovuto farlo io il giorno prima. Ad ogni modo, sono arrivato dentro la sala, ho preparato tutto e mi sono messo ad aspettare.
Alle 17.40 sala "Livio Paladin" era miseramente vuota. Solo mia moglie e mio figlio, il mio collaboratore e Sandro Sartori tagliavano il silenzio imbarazzante con il loro chiacchierio.
Alle 17.45 è apparsa un'anziana signora alla porta che, timidamente e un po' imbarazzata, ha chiesto:
"Scusate, ma ci doveva essere la presentazione del libro di uno scrittore qui. Per caso è finita?".
Mi è scappato un sorriso amaro e le ho detto che avremmo cominciato a minuti.
Ho iniziato così, davanti ad una sola persona, la mia presentazione del libro "La maschera" e ho mostrato il trailer, come da programma. Solo verso la fine un'altra ragazza è arrivata: era la collaboratrice del "Mattino" a cui avevo chiesto di esserci, il solo rappresentante della carta stampata ad aver accolto l'appello.
In seguito, incuriosito, ho chiesto al mio unico spettatore come avesse avuto la notizia della presentazione del libro e la simpatica signora mi ha mostrato il volantino smunto che conoscevo bene, prelevato dal box informazione all'interno delle mura comunali, probabilmente luogo di consegna del resto dei volantini stampati.
Per onorare la cronaca, aggiungo che un'altra ragazza si è presentata alla porta della sala, quando ormai stavamo spegnendo le luci, raggiunta lei dalla e-mail di un'amica iscritta alla mia mailing list. Ho riacceso tutto e le ho mostrato il trailer, rispettando lei e la sua curiosità, giunte insieme da Campodarsego (PD).
Questo è il resoconto dei fatti. Lo so, forse la cosa è diventata normale, cioè il fare le cose perchè si devono fare, per far vedere che si fanno e per creare consensi, così da non essere in torto se qualcuno addita chi dovrebbe divulgare la cultura del proprio territorio accusandolo di non fare niente al riguardo, ma io non voglio credere che sia normale, perchè sono convinto che non lo sia. Il punto non è organizzare un evento, il punto è divulgare l'evento che si organizza e nel migliore dei modi. Un privato, oltretutto sconosciuto - altrimenti non parteciperebbe ad una rassegna per artisti emergenti - non ha le risorse economiche e la rete di contatti per promuovere a dovere un evento di questo tipo. Dovrebbe occuparsi della cosa chi organizza, soprattutto se chi organizza è il comune della tua città, primo divulgatore e primo promotore della cultura locale, o almeno così dovrebbe essere. Peccato, perchè poteva essere una bella occasione di condivisione.
Io non ho la pretesa che le persone debbano riempire una sala per un evento che mi riguarda, non sono così presuntuoso (non a questo livello), perchè al posto mio ci poteva esser qualcun altro - e quante volte è successo! - , piuttosto continuo a sperare che bellezza e meraviglia non cedano del tutto sotto il peso di mercato e politica, ma che resistano con forza, perchè non mi voglio stancare di credere che la gente possa lavorare ancora con passione e con amore.
Spero che il prossimo scrittore della rassegna si sia organizzato con una migliore pubblicità fai-da-te!