Il Padova
30 Novembre 2006 | Indice

L'ipocrisia dello stop al traffico
Un uomo sgobba tutta la settimana, otto, dieci, dodici ore al giorno per una paga con cui stenta ad arrivare a fine mese, sopporta stress, a volte umiliazioni, spesso è vittima di ingiustizie, e quando finalmente arriva la domenica e ha la possibilità di fuggire via in macchina con la famiglia – auto, fra l'altro, per cui ha dato fondo ai suoi risparmi o si è impegnato per anni con rate vertiginose – per potersi così divincolare dalla morsa urbana e rilassarsi, si vede negare la via di fuga perché l'ipocrisia e la cecità generale hanno partorito un'inutile campagna di buonismo e consenso politico per salvaguardare l'ambiente dai gas di scarico di macchine costruite senza il minimo riguardo per quello che scoreggiano, costosissime nel comprarle e nel mantenerle, viste le tasse di proprietà e di responsabilità civile che rimangono vergognosamente invariate nonostante il divieto di circolazione.
Oppure, un altro, che non ha possibilità di comprarsi una macchina catalizzata per andare a lavorare, vittima pure lui di questa visione distorta di intervento ambientalista, ed è costretto a inventarsi giorno giorno un modo per raggiungere il posto di lavoro, lontano magari chilometri o più verosimilmente sulla retta di un percorso labirintico e impensabile di coincidenze di bus cittadini, troppo spesso simili a involucri di sardine con zaini e ventiquattrore o inefficienti nella puntualità del servizio. È chiaro che né la prima né la seconda vittima hanno diritto di replica al riguardo, solo l'obbligo di arrangiarsi. Ora, tutti sappiamo che basterebbe costruire macchine che non inquinano e tutti sappiamo che mai il mondo si priverebbe degli interessi economici che gravitano intorno al petrolio, ma non dovremmo essere noi a pagare per questa ottusa girandola, perché se fai di tutto per vendermi una macchina che inquina e dopo qualche anno ti svegli e ti accorgi – come se non lo sapessi – che il petrolio uccide, non può essere un problema mio l'adattarmi a nuove normative per rimediare al tuo errore, sei tu che devi mettere a disposizione gratuitamente congegni per limitare la nocività del prodotto che mi hai venduto. Poi, sapendo che durante le festività natalizie il divieto è sospeso, capisco che sono altre le priorità in gioco.