Se tra musica e rumore vincono vino e rissa
Sabato scorso. Un agriturismo del miranese. Una serata di cibo e musica. Il musicista: io. Quando sulle tavole sparecchiate sono rimasti solo del buon rosso e la soddisfazione per la cena, mi siedo sullo sgabello e abbraccio la chitarra, consapevole di come sia difficile creare clima per condividere musica. Quale musicista non ha vissuto questa situazione, quando la musica si fa nei locali? All'inizio di ogni concerto la domanda è: chi vincerà? Il vocio continuo delle persone distratte o le note dello strumento?
Comincio a suonare, pensando a quante volte ho avuto il ruolo di una radiolina che trasmette un insignificante sottofondo, o a quando ho visto concerti nei pub in cui il musicista non era altro che un soprammobile scomodo su un comodino, in un angolo.
Quando strappo l'ultimo accordo del secondo brano, tra il vociare della gente e qualche "sshh...", succede una cosa a cui, in dieci anni di concerti (da musicista e da ascoltatore), non ho mai assistito. Un signore alza, palesemente scocciato, e chiede un po' di silenzio, ma niente. Tempo qualche brano e una seconda persona è di nuovo in piedi: parla di rispetto. E qui scoppia il caos.
Sono costretto a fermarmi, occhi a terra, tra le urla di chi difende la serata leggera davanti a pasta e vino che aveva sperato e di chi vorrebbe ascoltare la musica per la quale è venuto. Si arriva quasi alle mani e la situazione scivola nell'inevitabile tristezza. Metto via la chitarra e chiudo la serata.
Se da una parte oggi ci si lamenta che non ci sono più posti per far musica, dall'altra, i locali che la propongono, sono bolgie in cui è impossibile ascoltarla.
Allora, di fronte a questa vicenda, penso che magari le cose stanno cambiando: magari l'interesse di chi ha voglia di ascoltare è arrivato all'orlo, tanto da sbordare, o magari il rumoroso parlottare di quelli a cui non importa se a suonare sia un musicista o uno stereo ha raggiunto i picchi negli indicatori dei livelli. Forse la ricerca della bellezza è una pratica che non ci meritiamo, per le nostre innumerevoli contraddizioni (parlo da ascoltatore), o forse la musica non è poi così importante. In ogni caso credo che, prima di entrare in un locale dove è previsto un concerto, bisognerebbe interrogarsi sulle aspettative della propria serata: se non si desidera musica, si dovrebbe cercare un locale in cui non si suona. Non mi sembra difficile.