Spegnere il calcio per sognare
Anche se sono ormai due anni che non ho più la televisione, non è stato difficile venire a conoscenza dello scandalo delle intercettazioni telefoniche che ha scoperchiato il mondo del calcio, visto che la notizia, in queste ultime settimane, ha monopolizzato ogni canale comunicativo. Considerato il mio passato calcistico, a cui poi ho preferito altri interessi, la mia passione verso lo sport in genere e la predisposizione all'agonismo, la cosa ha scosso con forza anche me, solo che, dopo i primi pensieri causati dal tipico squilibrio del tifoso, ho provato a riflettere e a vedere la cosa da più prospettive.
La cosa che più mi ha stupito è che ci si è stupiti che sia accaduto e che si è gridato allo scandalo. È come non mettere in preventivo, correndo a 350 chilometri orari, che esiste la possibilità di sfracellarsi su un muro: è una cosa che può accadere. Dove ci sono troppi soldi c'è potere, dove c'è potere c'è ingordigia e dove c'è ingordigia c'è inganno. Non sono io a dirlo, sono le filosofie di tutte le culture del mondo a predicarlo e credo che non siano lontane dalla verità. L'inganno difficilmente si tiene segreto, prima o poi salta via senza controllo, come lo slancio improvviso di un elastico a lungo contratto. Prima o dopo accade.
Dunque ritengo inutile e sfacciatamente ipocrita che uno accusi l'altro e l'altro un altro ancora, è palese che non esiste la volontà di affrontare la situazione a monte, perché non conviene a nessuno. Cercare di dare più equilibrio a un mondo fortemente squilibrato, ridimensionando la mole di soldi che gira intorno al gioco e per cui tutto il gioco gira, è una soluzione che nessuno prende in considerazione. E così lo sport soccombe sotto il peso della politica e conserva poco di sano.
Forse un tentativo lo potremmo fare noi. E se spegnessimo i televisori? Ripeto: non parlo di boicottaggio, ma di ridimensionamento. Il ridimensionare drasticamente l'interesse fanatico con cui seguiamo gli sport potrebbe rallentare questa macchina milionaria: le tv non farebbero più a gara per comprare gli spazi, gli sponsor avrebbero meno persone a cui rivolgere la propria pubblicità, gli ingaggi dei giocatori e il loro valore di mercato, quindi, si abbasserebbero. Forse si riscoprirebbe nuovamente l'agonismo sportivo, perdere non graverebbe più sui bilanci di una società e, probabilmente, il gusto della vittoria sarebbe diverso. Lo so, sono pensieri di un sognatore, ma sognare, per fortuna, non fa ancora male a nessuno.