Il Padova
23 Novembre 2006 | Indice

Onlus bloccate dalla burocrazia
Sono quasi sempre intenzioni genuine e pulite le fondamenta su cui un gruppo di persone costruisce un'associazione a scopo benefico, per dare vita in questo modo alla carità. Molto spesso è la comune volontà di far fronte ad un bisogno ignorato il collante che le unisce, la prospettiva poi di un'organizzazione collettiva in grado di ottimizzare l'aiuto fa il resto. Aiuto organizzato, dunque. Bisogna però aprire una parentesi, io credo, sulla parola "carità" e sul significato che ha nel contesto a compartimenti stagni in cui viviamo. "Carità" vuol dire, cito dal dizionario, "disposizione di chi tende a comprendere e ad aiutare ogni persona" e a volte, invece, è confusa con la pietà, specie quando viene alimentata ai semafori o per strada, luoghi in cui il comune senso di colpa o una totale indifferenza, travestita da buonismo, fanno abbassare il finestrino o fanno allungare una monetina. Ma questa, più che carità, è una tangente a Dio per comprarsi un posto di riguardo. La carità è condivisione. È una più equa distribuzione delle molteplici cose in più che abbiamo tutti nel frigo e nell'armadio. È donare del tempo a qualcuno quando tempo non se ne ha. So di essere il primo ad avere difficoltà al riguardo, ma la volontà di intuire la differenza aiuta ad aiutare, oltre ad allontanare la pericolosa tentazione di giustificare la propria pietà con la convinzione per cui, ammettere la differenza, sia aria fritta. Io credo che sia proprio questa sottile differenza a soffiare vita nelle narici di un'associazione onlus, la consapevolezza cioè di voler aiutare in modo gratuito, il desiderio totale di condivisione senza eccezioni. Succede però, non appena l'aiuto diventa organizzato, che i meccanismi del mondo riescono ad imbrigliare statuti e intenzioni in nodosi vincoli burocratici e politici, inevitabili pare, per cui aiutare significa avere uno schieramento, passare attraverso ingranaggi sempre troppo macchinosi. Insomma sembra che il fuoco che accende l'intenzione di un'associazione debba immancabilmente essere smorzato dalle innumerevoli complicazioni di una praticità che con la carità c'entra poco, sempre in bilico tra utile e pari, e che deve passare al vaglio le richieste per non appoggiare situazioni sconvenienti. Accade.