Il Padova
22 Giugno 2006 | Indice

Quel pericoloso taglia(c)arte
Di recente sono stato a Chiavari, in Liguria, per un concerto. Mio ospite e committente è stato Roberto Frugone, un sensibile e raffinato cantautore del luogo, con il quale siamo entrati subito in sintonia. Il generoso tempo passato insieme ci ha regalato lunghe conversazioni, un intenso scambio culturale che ha permesso ad entrambi di conoscere meglio le rispettive realtà, la mia padovana e la sua genovese. Considerando e sommando numerose esperienze analoghe vissute in altre realtà e con altri artisti, quasi commuovente è prendere atto della convinzione e della smisurata passione con cui, ognuno nel proprio spazio d'azione, le persone lavorano e si adoperano, sfidando ogni possibile sfiducia, per proporre al mondo i propri sogni artistici. Altrettanto disarmante, però, è constare come molte di queste validissime proposte si scontrino contro l'invalicabile muro della burocrazia di cui enti, associazioni e comuni sono vittime. È come se tra la proposta, e quindi l'arte, e la condivisione, la messa in scena, esista una perversa dogana le cui regole di distribuzione merci sono alle mercè dei vizi del doganiere di turno: il burocrate. Ma più che del burocrate che si nutre di scartoffie, è del burocrate della mente di cui parlo, quello abituato a pensare in modo labirintico, con i pensieri imbrigliati, mai chiaro e trasparente, le cui risposte sono sempre vaghe, che non si fa mai trovare perché vive di riunioni e che non risponde mai "no" (i "no" sono sempre solo per demolire la controparte politica) perché rispondere "no" è perdere consensi, ma che la tira lunga finché è chi propone ad arrendersi, deluso e frustrato dai vari: "Ti richiamo fra un'ora" o "Valuteremo la tua proposta", parole e intenti troppo spesso solo parole e solo intenti.
E sempre, quasi indistintamente, questo ruolo coincide con politica e poca umiltà. Così è questo pericoloso taglia(c)arte, soprattutto nelle realtà provinciali e regionali dove chi propone non gode mai della finta autorità che una reputazione fornisce, che decide cos'è bello e cos'è brutto, cosa la gente deve ascoltare o guardare, impoverendo con quest'atteggiamento chi propone, l'artista, e chi fruisce della proposta, la gente, privandola di occasioni. L'occasione non fa l'uomo ladro, l'occasione fa l'uomo ricco. E più occasioni fanno l'uomo libero. Libero di scegliere cosa gli piace.