Il Padova
22 Aprile 2006 | Indice

Critica fra bello e brutto tempo
Una delle ultime riflessioni fatte tra queste righe, quella riguardo al progetto "Criticarti" dell'associazione padovana "Via", mi ha portato a riflettere con più attenzione sulla critica artistica e, più specificatamente, sulla figura del critico. Visto che non desidero apparire poco credibile argomentando su questi pensieri (suscitando sospetti del tipo: "Hanno stroncato i suoi lavori e quindi è furioso con la categoria!"), essendo il mio lavoro oggetto della critica artistica, preciso subito che la mia è una riflessione da spettatore, o meglio, da amante del linguaggio artistico.
Mi capita di leggere recensioni di produzioni di vario tipo (cinematografiche, musicali, editoriali, ecc…) e, molto spesso, succede che una produzione stroncata dal giudizio di critici professionisti si riveli poi gradita ai miei gusti e alla mia sensibilità. La cosa accade così di frequente che ormai è diventata abitudine, un esercizio sull'orlo dello scherzo, vedere o ascoltare lavori di cui la critica parla male, sicuro (quasi, via!) che riscontrino il mio interesse. Chiaramente accade anche di leggere recensioni brillanti di lavori che poi non solleticano il mio entusiasmo. È una cosa normale questa, forse è la magia che più mi affascina dell'arte: un lavoro che emoziona uno può non emozionare l'altro e viceversa. Allora, di fronte a questa realtà mi chiedo: la figura del critico artistico a cosa serve? Meglio: a cosa serve la figura del critico così come viene esercitata nel nostro contesto? Perché abbiamo bisogno di persone che ci dicano a priori cosa vedere o cosa ascoltare, con giudizi assoluti? Io non credo che una persona, per quanta cultura possa avere nel campo in cui esercita il lavoro di critico, sia in grado di dire che il lavoro è imprescindibilmente brutto o universalmente bello. Io credo che, al massimo, un critico può manifestare e comunicare un suo personalissimo giudizio, cosciente, lui come chi legge, della soggettività del suo pensiero. Purtroppo è invece diventato normale sentire: "La critica l'ha stroncato, quindi è brutto!" e la cosa è veramente triste, perché toglie, a chi si affida a questi signori, l'occasione di vedere o di ascoltare e le poche occasioni creano gente pigra e poco curiosa e la gente poco curiosa ascolta e vede sempre la stessa pappa, anche se viene camuffata per non essere riconosciuta.
Chiaro che anche questa mia critica al critico e alla critica è frutto di pareri personali, ma il mio pensiero non è verità assoluta e né pretende di esserlo.