La siae dovrebbe farsi qualche domanda
Quando a parlare della Siae è un musicista, o comunque un artista, è sempre difficile - essendo la Siae l'ente italiano che tutela il diritto d'autore - perché esiste il rischio concreto di apparire poco obbiettivi, in un senso o nell'altro.
Non è la prima volta che scelgo di parlare della Siae, accettando coscientemente questo rischio ed esprimendo, mio malgrado, un'amara insoddisfazione riguardo l'operato di un ente che dovrebbe essere un punto di riferimento per l'artista, ma che troppo spesso appare un ostacolo alla diffusione della musica e della cultura in genere.
Macchinosamente imbrigliata tra i fili della burocrazia, i suoi metodi appaiono poco elastici e poco dalla parte di chi crea (come recita uno slogan Siae), visto che le tariffe per l'organizzazione di eventi o per la pubblicazione di opere d'arti sono onerose per la maggior parte delle "piccole" associazioni o "piccole" etichette (anche i criteri per determinare le tariffe sono discutibili). Non per le major, chiaro.
Ma se ci si schiera dalla parte di chi crea, per amore dell'arte e della cultura, ci si dovrebbe preoccupare di dare a tutti quelli che creano la possibilità di far veicolare la propria arte, altrimenti è uno schierarsi dalla parte di chi crea ma solo di chi se lo può permettere economicamente.
Non sono un politico e non ho verità o risposte di cui vantarmi sui manifesti, ma amo l'arte e la cultura e, nonostante sia un associato Siae (avendo il monopolio, è difficile rivolgersi ad altri), non credo che questo sia l'unico modo per proteggere e diffondere il patrimonio artistico e culturale, specie quello che si nasconde nel sottobosco anche a causa di questi ostacoli, troppo spesso penalizzato.
Se la Siae tutelasse realmente e con equilibrio i propri associati, non si spiegherebbe il malumore della maggior parte degli artisti nei suoi confronti (non parlo certo degli artisti da copertina).
Penso che la Siae dovrebbe farsi delle domande al riguardo.