Ragazzi bocciati e condannati
Giugno. Tempo di verdetti. O forse più reale sarebbe scrivere: tempo di condanne. Già perché il mondo ha questa ottusa e obsoleta convinzione: che la scuola sia in effetti l'unica e imprescindibile via per la maturazione di un individuo, riconoscendo a questo arrugginito ingranaggio didattico una sacralità oltremodo irreale che, se profanata, condanna lo sfortunato studente a scontare sofferenze assolutamente sproporzionate a quello che viene considerato il sacrilegio più temuto: la bocciatura. Lasciamo da parte le estreme conseguenze a questa pena, che in alcuni casi hanno portato addirittura al suicidio ragazzi impauriti e umiliati dal vitello d'oro delle aspettative altrui, anche se meriterebbero una doverosa attenzione, e prendiamo in considerazione l'atteggiamento medio che il mondo ha di fronte ad un ragazzo silurato: sdegno, quello del corpo insegnanti, delusione e perdita di fiducia, quelle dei genitori. In molti, moltissimi casi, le dinamiche familiari si raffreddano a tal punto che parola e saluto vengono negati ai figli, le occhiate si affilano e le punizioni privative scoppiano come miccette a carnevale. In effetti le punizioni privative vengono sadicamente prospettate già ad inizio anno, una sorta di ricatto preventivo, così da istruire a dovere lo studente di turno su impegno e responsabilità. Mamma mia, che inganno! Che spaventoso inganno! Abbiamo rovinato e stiamo rovinando la vita ad un numero spropositato di ragazzi con questa condotta meritocratica e militare, seminando nei loro spiriti piantagioni e piantagioni di sensi di colpa e privandoli spesso anche dell'affetto, perché ritenuti non all'altezza delle nostre aspettative, come se la dignità e il rispetto di una persona dipendessero dai voti e dal consenso degli scrutini. Quand'è che smetteremo di umiliare i nostri ragazzi e di privarli delle cose che più amano perché non vanno bene a scuola? Quand'è che impareremo a investire nelle cose che più amano? Quand'è che accetteremo che fra le cose che più amano può non esserci la scuola? Quand'è che daremo il giusto peso alle cose?