Stiamo perdendo l'udito
Stiamo perdendo l'udito. L'arte di saper ascoltare ha pochi apprendisti di bottega ormai e, di riflesso, quella di farsi sentire non è più praticata. Siamo figli nuovi, quelli dell'amplificazione, orfani di un potenziale acustico la nostra voce, i nostri strumenti acustici che sembra aver perso vigore. Certo, l'architettura di adesso non aiuta, considerati gli enormi blocchi di cemento privi di anima acustica che questi tempi hanno scelto come casa, ma nel tempo si è comunque persa la curiosità di tendere l'orecchio, scegliendo la possibilità di avvicinare artificialmente la fonte.
Penso ai condottieri di una volta che caricavano intere praterie di soldati, ai profeti della bibbia che spiazzavano e davano speranza a migliaia di persone, al coro nelle arene gremite, e di fronte a queste realtà tutto sembra possibile. Oggi, tempo in cui siamo capaci di più rumore, il rumore è finto e artificioso: i luoghi dello spettacolo vengono progettati per assorbire le frequenze che spinge un impianto ad alto wattaggio e non per amplificare al meglio una fonte sonora acustica. Gli strumenti musicali vengono costruiti per essere amplificati elettronicamente e in modo che siano gestibili e non per una resa efficace al naturale. Così la capacità di suono acustico è diminuita e la capacità di udirlo pure. L'orecchio non è più allenato e neanche la voglia di ascoltare, e in questo modo la conseguente pigrizia si sfama sulla tavola imbandita dalle nostre stesse invenzioni.
Lungo il sentiero di tale mutamento, anche la parola "acustica" ha perso significato: si parla di concerto acustico o "unplugged" (senza cavo), indicando tuttavia un concerto fatto con strumenti acustici ma comunque amplificati. Alla luce di queste riflessioni mi chiedo che musica faccio io, suonando una chitarra acustica ma amplificata: acustica? Erede di questo impoverimento, ogni volta, prima di un concerto, guardo il palco, la mia chitarra e il grappolo di cavi che mi separa dalla gente. Mi guardo la mani e mi rammarico di non avere fra le dita l'impatto sonoro che un tempo permetteva agli artisti "nudi" di arrivare a orecchie lontane. E mi viene da sorridere pensando allo sfregare di un fazzoletto che nel teatro di Epidauro, in Grecia, si sente da quasi cento metri.