Il Padova
18 Maggio 2006 | Indice

Pensieri sparsi sul matrimonio
Vista la realtà da cui tra pochi giorni saremo invasi io e la mia futura moglie, approfitto di queste righe e della pazienza di chi vorrà leggerle per tradurre in parole alcune riflessioni sul matrimonio, domande e speranze che in questi giorni di vigilia sono sorte quasi naturalmente.
L'atteggiamento più frequente degli amici (soprattutto quelli sposati) che durante la lunga vigilia sono venuti a conoscenza dell'evento, sul filo di un'ironia maturata nel corso della storia, è riassumibile in un generale e collettivo scoramento e in una manciata di battute sulla perdita definitiva di libertà. Anche se sono stato al gioco, vittima pure io di quest'ironia un po' scontata, l'accumularsi di questi stati d’animo mi ha lasciato un gusto amaro in bocca, considerando che spesso si scherza con la verità, e apprendere l'altissima percentuale di divorzi, molti dei quali dopo neppure un anno di matrimonio, mi ha ulteriormente stordito. Niente che abbia intaccato la mia scelta, fortunatamente, ma il disagio è stato sufficiente a interrogarmi sul perché la gente si sposa e, più specificatamente, sul perché scelga di farlo in chiesa.
Forse non spetta a me dirlo, non essendo né un prete né un teologo, ma il matrimonio cristiano, per sua natura, non può prescindere da alcuni paletti di fede, senza i quali l'unione fra due persone è un semplice contratto, che quindi può essere reciso. Se si ignora il codice stradale, la probabilità di fare incidenti aumenta drasticamente. Così pure, se si ignora l'indissolubilità del matrimonio, compimento dell'amore fra due persone, automaticamente si da per scontata la possibilità che possa finire.
Molto spesso la scelta di sposarsi in chiesa è determinata da altri fattori, su tutti la sfarzosità dell'evento, e non da una scelta di fede. Chi non crede nel matrimonio cristiano dovrebbe essere coerente ed evitare di promettere davanti a un Dio che non riconosce (o che non conosce) fedeltà alla persona amata per sempre.
Alla luce di queste considerazioni mi chiedo anche che senso abbia scegliere di sposarsi in chiesa e poi chiedere la separazione dei beni. Se ci si premunisce a questo riguardo è chiaro che si mette in preventivo una possibile separazione, ma in questo modo non si riconosce l'indissolubilità dell'atto, oltre a ignorare le parole "si uniranno e i due saranno una cosa sola" (Gn 2, 24).
A queste domande e riflessioni, a pochi giorni dal mio matrimonio, si unisce la speranza che tempo e difficoltà non intacchino ciò in cui credo.