Non c'è artista senza pubblico
L'artista è un artigiano. Vive di condivisione. I suoi manufatti, o più propriamente "cuorefatti", sono un'occasione, per chiunque la voglia cogliere. Che ognuno scelga l'occasione più vicino alla sua sensibilità è un fatto. Accade così. Che sia una persona o mille a preferirla poco cambia nello scambio, visto che la condivisione è comunque avvenuta, instaurando un rapporto delicato di reciprocità emotiva tra chi propone e chi recepisce. Certo, quando è un gran numero di persone a scegliere la stessa occasione, all'artista vengono riconosciuti con più clamore il pregio e il talento di saper comunicare con una certa efficacia, nel linguaggio da lui scelto. È che il rapporto proposta-recezione diventa, in questi casi, ancora più delicato: più sono le persone che confluiscono verso l'arte di un singolo artigiano, più il rapporto che li unisce si assottiglia, divenendo sempre più fragile. Nessun artista può fare a meno di un pubblico, perché altrimenti non ci sarebbe condivisione. È necessario dunque curare questo legame, evitando la superbia che spesso acceca il talento di essere superiori al bisogno di un ritorno, e preferendo con umiltà, un atteggiamento di sobria gratitudine, soprattutto quando il seguito è di una certa mole. Chi crede il contrario è vittima di una distorta percezione del proprio talento, affetto dalla sindrome del "divo". Neanche il "genio" è immune alla realtà della condivisione: non gli sarebbero riconosciute le sue straordinarie doti se, durante la sua attività (anche se purtroppo spesso è avvenuto dopo il suo decesso), non fossero accorsi in massa lungo il sentiero della sua proposta. Scene isteriche da prima donna scontrosa, come quella della fuga dal palco del grande Jarret all’ultimo Umbria jazz, inviperito da un flash, tagliano di netto il filo del legame tra artista e pubblico, in modo più triste quando il pubblico viene offeso dall'artista, falsamente giustificato dal suo enorme talento. È giusta la pretesa di rispetto durante l'esibizione, ma un flash è solo l'indiscreto sinonimo del riconoscimento, non certo l'invito ad andarsene.