Se il calcio non insegna la lealtà
È difficile dire qualcosa su quello che è successo a Catania venerdì scorso, pronunciare o scrivere parole che non risultino banali, o più verosimilmente "politicamente doverose", nell'uragano di opinioni che, come prassi vuole, ha fatto seguito ad una simile sciagura. Ognuno ha una soluzione da sbandierare, accuse da additare e colpevoli da condannare. In effetti lo sgomento di fronte al binomio sport-morte, chiaramente di mole più rilevante rispetto a quello di fronte al binomio guerra-morte, per via della sua inaspettata e innaturale composizione, tende a spiazzare e ad accendere quel comprensibile fuoco che spinge il desiderio di intervenire e risolvere sul sentiero di soluzioni istintive e di immediata efficacia, desiderio che è madre di dichiarazioni affrettate e di circostanza, a volte poco utili e che spesso non fanno che riempire un pentolone di banalità e retorica. L'impressione, ma è solo un'impressione, è che le misure di intervento scaturite da questa pioggia di opinioni non serviranno a risolvere il problema, ma forse solo a rimandare il più in là possibile un'altra sciagura. Non è mia intenzione aggiungere altre parole a quanto già è stato proposto, vorrei dire solo una cosa: ho giocato a calcio molti anni (non importa a che livelli), dalle giovanili alla prima squadra, e mai in tutto questo tempo mi è stato insegnato a rispettare l'avversario, ad essere leale e a saper perdere, al contrario, insieme ai miei compagni ho sempre appreso la competizione, il vincere a tutti i costi, il simulare, il sospettare, non da insegnamenti specifici di allenatori o dirigenti, sia chiaro, ma attraverso ambizioni squilibrate che si respirano nell'aria, ideali distorti non detti ma presenti fin dai pulcini, compresa quell'insana e incondizionata ostilità nei confronti dell'arbitro, che aleggiano come fossero parte integrante di questo modo di vedere lo sport e alimentate, già nelle primissime categorie, dal tifo a volte esagerato dei genitori. Questa situazione non può che evolvere e degenerare quando si sale di categoria e di livello fino a quando, ad intervenire con decisione, non ci si mettono anche gli interessi economici e politici, creando un cocktail pericoloso da bere. Sono cose che mi fanno riflettere.