Se Dio diventa una probabilità
Aver fede non è un comando, né un dono. È una scelta. Nessun obbligo nell'operarla. Certo, gli uomini che hanno guidato la chiesa nel corso della storia hanno fatto moltissimi errori, alcuni catastrofici, come quando hanno ucciso per obbligare altri alla loro stessa fede, e sono sbagli che, verosimilmente, la chiesa si porterà dietro per sempre agli occhi del mondo. Ma questo non cambia la realtà del Vangelo e delle sue pagine, fra le quali non si parla mai di obbligo, ma sempre di scelta, come del resto accade in tutti i testi sacri di qualsiasi religione: se credi vai per la strada indicata, se non credi vai per la tua strada, in entrambi i casi sei tu che devi decidere, tu soltanto, e non esiste scelta senza la libertà di poterla operare. Nonostante questo evidente ed inevitabile bivio, gli uomini da sempre tentano di provare in modo inequivocabile l'esistenza di Dio, incartandosi solo nei loro pensieri. È da questo improbabile tentativo che, da un angolo del mondo di oggi, arriva un'espressione matematica formulata da alcuni scienziati secondo cui Dio esisterebbe matematicamente al 62%. Una percentuale secca: né più né meno. A parte l'evidente paradosso logico per cui è impossibile provare empiricamente, e con così tanta precisione poi, un'eventuale dimensione divina, essendo per definizione fuori dal nostro tempo, fuori dal nostro spazio, dal nostro modo di pensare e da ogni logica che conosciamo, mi chiedo che senso abbia questa ottusa ricerca. Mettendo per un attimo da parte l'inevitabilità della scelta personale e l'irrisolvibilità del quesito, ci cambierebbe realmente la vita la prova empirica dell'esistenza di Dio? Supponiamo di riuscire nello scopo: scopriremmo in questo modo che le nostre speranze non sono vane? Potremmo così cambiare rotta, avendo da questa rivelazione la certezza che è l'unica cosa da fare? Non sarebbe forse il caso di capire cos'è che ci impedisce di agire adesso, in un tempo, ed è l'unico che abbiamo perché non ci è concesso di sapere, in cui tocca a noi scegliere? Io credo che la certezza matematica dell'esistenza di Dio ci farebbe solo paura e piangere per il resto della nostra vita, perché allora non ci sarebbero più giustificazioni per il male che ci facciamo continuamente ogni giorno.