Il Padova
6 Luglio 2006 | Indice

Stage, limbo tra laurea e lavoro
Non avendo conseguito alcuna laurea, non ho esperienza diretta di quanto sto per scrivere, ma in questi ultimi anni ho avuto modo di verificare quanto sia difficile il limbo del post-laurea, compatendo persone a me vicine, studenti tutta una vita e ora poco più che fantasmi.
Dopo anni di studi e investimenti sempre troppo eccessivi per i servizi ricevuti, una persona si trova a 28 anni di fronte a una serie di fili imbrigliati difficilmente districabili. Prima di poter lavorare per quello che ha studiato, gli vengono richiesti praticantati, tirocini e stages di ogni natura, il tutto chiaramente gratis, sfruttamento ben mascherato dalla scusa di fare esperienza. Anzi, nel caso della maggior parte dei master di specializzazione, è l'aspirante lavoratore che deve sborsare cifre imbarazzanti anche da scrivere, visto che il collo di imbuto per un'eventuale e adeguata borsa di studio è strettissimo. Solo frequentando corsi di specializzazione finanzianti dal Fondo Sociale Europeo si ha diritto ad una borsa di studio, ma la cifra il più delle volte non permette al corsista nemmeno di coprire le spese dello spostamento.
In sostanza, fra laurea e lavoro, esiste una terra di nessuno che, per attraversare, qualcuno impiega anche degli anni e di frequente è la resa ad un lavoro estraneo alla sua laurea a pagare il biglietto della traversata, una resa davvero amara considerati tempo, energia e sforzo economico spesi per conseguirla. In questa terra arida e senza frutto, c’è un ruolo che sembra indispensabile coprire per aspirare ad un lavoro: lo stagista. Ed è qui che una persona diventa un fantasma.
Quando lo stagista viene catapultato nella realtà in cui si deve formare, infatti, o viene abbandonato a sé stesso senza direttive o compiti specifici, essendo un impiccio e un’incombenza accettata solo per le sovvenzioni che la struttura riceve, oppure ricopre la figura del jolly a bassissimo costo, qualcuno che ricopre più ruoli, di rado quelli per cui deve essere formato. Quindi le strutture in questo modo si garantiscono forza fresca e rinnovabile, senza mai mettere in regola nessuno.
Alla luce di queste riflessioni, mi chiedo che messaggio può dare questa situazione agli studenti, già demotivati da un discutibile metodo scolastico.