Il Padova
5 Ottobre 2006 | Indice

La scia oleosa che investe l'arte
Che cosa si chiede realmente ad un artista? Un semplice intrattenimento? Un riferimento politico? Un impegno sociale? Che attraverso i suoi sentimenti amplificati emozioni il suo pubblico, purché lo faccia sempre? Che sia un idolo per le folle? Io credo che un artista, anche se non lo vuole, assuma tutti questi ruoli per la gente che lo segue, per quella viscerale necessità del popolo di avere una qualsiasi guida, e, per le dinamiche del caso, ne diventi vittima. Capita spesso che, per questo motivo, il personaggio osannato da pubblico e critica non corrisponda realmente all'uomo che ne veste i panni e questa incongruenza porta l'artista alla tentazione di rimanere stretto nella sua catalogazione per evitare di demolire l'ologramma che la gente si è proiettata in testa. Ma un artista che modella la propria arte sulle aspettative della gente, a scapito della propria ispirazione, darà vita ad un arte preconfezionata, in balia dei desideri del suo pubblico e non dei suoi, alimentando un pericoloso processo di spersonalizzazione a causa del quale sarà la moda a diventare l'unica musa, ma anche l'unica rovina. Le conseguenze sono due e piuttosto contraddittorie: da una parte la gente vuole che un artista rimanga sempre uguale a se stesso e al suo personaggio, dall'altra che sappia leggere le mode per poterne seguire la scia oleosa. Ma un artista non potrà né essere uguale a se stesso né seguire le mode, mai, perché, se coerente con la propria natura, le sue direzioni cambiano ogni giorno senza una logica precisa, a causa di quella sensibilità amplificata (un po' dono, un po' condanna) che fa di un uomo un artista. Chi segue aspettative altrui fa dell'arte un commercio di emozioni che sporca la dinamica della condivisione pura. Una cosa è vendere un'opera che ricalca perfettamente i lineamenti emotivi del suo artigiano, un'altra è vendere un prodotto, figlio di un'ideologia, per ricavarne più profitto possibile.
Io credo che un'artista debba fare quello sente, sempre e senza eccezioni, e che la gente non debba aspettarsi niente dalla sua arte, neanche dall'esperienza dei suoi lavori precedenti, ma prendere quello che modella così come è: allora lo scambio sarebbe genuino e la magia della condivisione farebbe il resto.