15 Dicembre 2005
Radio "Diradio", trasmissione "Anteprima Rockwave", dj Sandro Sartori
[...] Ho qui con me un musicista che è anche un carissimo amico a cui do il benvenuto. Lui è Luca Francioso. Ciao Luca e benvenuto.
Ciao Sandro e un saluto a tutti.
Con Luca abbiamo un appuntamento radiofonico annuale, perché più o meno una volta all'anno viene qui in radio e ci presenta qualcosa di nuovo e sempre qualcosa di interessante. Questo succede ormai da tre o quattro anni, vero Luca?
Sì, fortunatamente le produzioni si susseguono con una certa regolarità. Questo è un grande segno per me, perché vuol dire che le cose in qualche modo girano. È stato un anno, il 2005, piuttosto produttivo [sorride] che ha visto l'uscita di due lavori, in due contesti molto diversi, per collaborazioni e linguaggi espressivi.
Quindi una annata importante che si conclude con un nuovo lavoro, che presentiamo questa sera. Un lavoro molto particolare, interessante, che incrocia (in maniera viva) le due arti che coniuga Luca Francioso, cioè la musica e la letteratura. Facciamo un passo indietro per quelli che non ti conoscono. Di cosa ti occupi?
Ho due grandissime malattie [sorride] che sono la scrittura, come tu hai detto, e la musica e ho sempre coltivato questi due linguaggi in modo parallelo: si sono toccati, forse solleticati qualche volta, ma mai in modo così importante come in quest'ultimo progetto. infatti, il 10 Dicembre di quest'anno è uscito "The show", un progetto ibrido che coinvolge i due linguaggi espressivi che ho seguito fino ad oggi in modo pressocché separato. Li coniuga in unica confezione, non solo, ma interagiscono fra loro. Per me è una cosa molto ambiziosa.
Questo progetto è insolito e quando si presenta qualcosa di insolito si va incontro sia alla curiosità della gente ma anche alla diffidenza per le cose un po' nuove.
Sì, è stato un po' un rischio, ma ci ho creduto tantissimo e con me chi ha prodotto il lavoro e i collaboratori. Alla fine dopo quattro, cinque anni di cantiere (più o meno) finalmente "The show" ha visto la luce.
Un'altro passo indietro per presentarti meglio. Per i nostri ascoltatori: Luca non è un cantante. Luca suona la chitarra.
Suono la chitarra e la uso come se fosse la mia voce. Suono in fingerstyle, che è una tecnica che prevede l'utilizzo delle dita in modo autonomo...
Quindi senza quell'aggeggino che si chiama plettro, per suonare la chitarra...
Più che altro io li perdo spesso, quindi per evitare... [ride]
A un certo punto, dopo aver perso l'ennesimo...
Sì, ho detto: "È meglio che mi do al fingerstyle!". E in questo stile suono le melodie che provo a comunicare.
Ci troviamo di fronte a canzoni suonate solo con la chitarra acustica, con cui però riesci ad esprimere tante cose. Hai questa capacità!
Io ci provo!
Come ascoltatore attento dico che ci riesci molto bene.
È una peculiarità in fondo dello stile che ho scelto. È uno stile molto appariscente, perché attraverso l'uso solo della chitarra si riescono a ottenere suoni e effetti piuttosto completi, dal punto di vista dell'arrangiamento: bassi, accordi e melodia. È un po' quello che accade con il pianofrote e pochi altri strumenti polifonici.
Tecnica che ti ha portato a "sfornare" questo nuovo progetto, untio alla tua bravura nella scrittura, "The show": un cd abbinato a un libro. Una musica che si interseca con un romanzo. Una musica che questa sera, visto che sei venuto qui armato della tua fida chitarra (costruita su misura), ci vorrai fare ascoltare direttamente qui in studio.
Sì, porto sempre la chitarra quando vengo a trovarti perché la tentazione è troppo forte e allora approfitto dei microfoni di "Diradio" per suonare dal vivo. Che poi è in fondo quello che preferisco, suonare dal vivo: mi sento più un musicista da palco che da studio.
Andiamo ad ascoltare un pezzo. Che cosa ci fai ascoltare tratto da questo progetto?
Vi faccio ascoltare "Speranza" che è il pezzo, probabilmente, più importante di tutto il lavoro. Nel libro si fa riferimento spesso a questo brano, è un po' il brano intorno al quale il libro gira.
[Luca Francioso suona il brano "Speranza"]
Ci siamo immersi nell'atmosfera di questo progetto musicale e letterario di Luca Francioso, chitarrista e scrittore. Questa è la canzone con cui apri questo breve cd, formato da quattro brani, che si abbina a un romanzo.
Come ti dicevo prima, sono due linguaggi e due supporti che interagiscono: il romanzo racconta la storia di un chitarrista, un chitarrista fingerstyle. Anche se la cosa può sembare evidente, il libro non è assolutamente autobiografico. O meglio, lo è per quello che riguarda gli aspetti umani del protagonista, che si chiama Francesco Ortes, e cioè i suoi limiti di uomo (in cui mi rispecchio molto) le sue passioni. Però, per quanto riguarda l'aspetto tecnico-musicale, ho riversato su di lui i miei sogni, quello che vorrei diventrare come musicista. In effetti Francesco Ortes è un grandissimo chitarrista (nel contesto del libro, chiaramente), uno di quei musicisti che, quando lo si sente suonare, ha la capacità di portare in luoghi lontani, di far viaggiare chi lo ascolta con la fantasia e l'immaginazione e di creare una condivisione emotiva molto forte. In questo esiste il sottilissimo pericolo di sembrare presuntuoso, ma su di lui ho riversato i miei sogni di musicista.
Sul cd e sul libro c'è scritto che "The show" è dedicato a tutti gli artisti alla ricerca. Francesco Ortes che cosa ricerca nella sua storia?
È un personaggio profondamente in difficoltà e vive con fatica i suoi due amori, che alla fine confluisco in un unico canale, cioè la musica e l'amore per sua moglie, che si chiama Rachele, e con cui non sta attraversando un periodo felice. L'aspetto musicale è uno sfondo, una scusa per raccontare le sorti di questa coppia. Alla fine è una storia d'amore. Lui ricerca serenità, che nel punto di vita in cui l'occhio di bue del libro lo illumina, non ha. Vive con difficoltà il rapporto con la musica perché, nonostante la sua bravura, non riesce a sfondare e ad vere riconoscimenti che meriterebbe, e dall'altra parte non riesce a sentirsi a suo agio in un rapporto di coppia che sembrerebbe in dirittura d'arrivo... Lasciomolo scoprire al lettore se è realmente così!
Questa sera è arrivato qui Luca con questo libro nuovo incellophanato con il cd e sembrava un pacchetto natalizio (lo consiglio personalmente come regalo!). È la prima volta che lo prendo in mano, però mi fido di Luca perché ho letto i suoi precedenti libri, "La retta è un cerfchio che non si chiude mai" e "Ad un passo", due libri che ha pubblicato tempo fa e che credo siano rimasti nel cuore di tante persone: il primo è un sogno ad occhi aperti, molto bello, e l'altro invece racconta la storia di un ragazzino che cresce e racchiude la poesia e il romaticismo che esistono quando si cresce e si scopre il mondo.
I protagonisti dei miei libri hanno sempre a che fare con l'arte, sia direttamente che indirettamente. Nei trei pubblicati il legame è diretto: questa volta si tratta di musica, in "Ad un passo" si tratta di poesia e invece in "La retta è cerchio che non si chiude mai" di pittura. Anche se la pittura è toccata anche in "The show", perché l'alter ego di Francesco, il suo rivale in amore, è un pittore di altrettanto talento e si chiama Francesco pure lui. È una specie di suo riflesso.
Sono libri, quelli che hai citato "anziani", il primo è del 1998, il secondo è del 2000: effettivamente, se escludiamo "Luomo era" che è un racconto on line (www.lucafrancioso.com) che ho pubblicato nel 2001, sono quattro anni che non esco con un libro e quindi per me l'uscita di "The show" ha ancora più importanza, anche perché confluiscono "finalmente" musica e scrittura.
In questo confluire di strade, c'è stato anche un confluire di persone che hanno lavorato assieme a Luca Francioso. Le scopriremo tra poco, perché adesso andiamo ad ascoltare un brano direttamente dal cd. Che brano ascoltiamo?
È la prima volta che nei miei lavori c'è un brano che da il nome al progetto: si chiama "The show".
[Parte il brano "The show"]
Prima di questo brano abbiamo parlato del romanzo, adesso parliamo un po' di queste canzoni in cui hanno collaborato altri artisti e di un certo calibro.
Come si è sentito dal brano "The show" ho avuto il piacere e l'onore di ospitare in questo disco i "Calicanto", un gruppo ormai famoso nel nord est e non solo...
Un gruppo che solitamente si occupa di ricerca della musica folk tradizionale veneta, utilizzando anche strumenti di altre epoche...
Infatti li ho voluti fortemente in questo lavoro proprio per la loro caratteristica molto folk, etnica e per la loro sonorità che profuma di terra. "The show" è un brano a cui volevo dare un forte timbro medioevale, visto che nel romanzo si parla di "show", spettacoli e teatro, e visto che avevo in mente l'immagine del teatro nomade del medioevo, una carovana di attori che si spostava di castello in castello.
Poi ha collaborato anche Matteo Pajusco che ormai, oltre ad essere un grandissimo amico, è un'abituè delle mie produzioni, mi accompagna sempre alle percussioni. In questo disco suona uno strumento molto strano, che si chiama udu (nel libro viene anche ripreso), sembra un vaso di fiori a vederlo: è un'anfora bucata che emette dei suoni molto gravi, affascinanti.
Il lavoro è stato prodotto, poi, da un'artista che solitamente non veste i panni della produttrice (è una donna), ma è la cantante dei "Calicanto" e solista del coro gospel "Summertime", Claudia Ferronato, la quale ha creduto fortemente nel progetto "The show", lo ha coccolato (ha coccolato anche me nei momenti duri e difficili!) e ha contribuito non solo dal punto di vista produttivo, ma anche con la sua passione e la voglia di portate avanti il mio lavoro. Poi altre persone (sembra strano che un disco di quattro brani abbia così tante collaborazioni!): Filippo Bovo e Walter Ferrulli (direttore dei "Summertime") che hanno vestito il ruolo di assistente alla regia durante la registrazione, e tanti altri collaboratori meno diretti, che non stati in prima linea ma che però hanno contribuito molto.
Oltre a passare del tempo in studio e alla scrivania, in questo periodo sei stato impegnato da moltissime date dal vivo. Con la tua chitarra hai girato molti posti.
Sì, come ti dicevo mi sento più un musicista da palco che da studio e quindi ho bisogno di condividere il più possibile con la gente. Fortunatamente ho girato moltissimo nel 2005, cosa che si propetta anche per il 2006: ci sono già molte date pronte per essere vissute. Spero di cominciare con la condivisione emotiva già dalla prossima, domenica 18 Dicembre, a Limena (PD) dove dalle 16.00 alle 18.30 suonerò in una rassegna buskers. Da qui comincerà il "giro" per portare a più orecchie e più occhi possibili il progetto "The show".
Ricordiamo che hai anche un sito internet dove si possono ottenere informazioni e approfondimenti sui tuoi lavori e anche sulle tue date live.
www.lucafrancioso.com: ci sono moltissimi extra che allargano e completano soprattutto quest'utlimo lavoro: interviste, articoli, varie foto etc...
Luca noi siamo stati contenti di averti avuto qui come ospite in "Anteprima Rockwave". Consigliamo ai nostri spettatori questo libro e questo cd uniti da uno stesso titolo, "The show", con due storie, una scritta l'altra da ascoltare che si intersecano. In bocca al lupo per questa nuova avventura multimediale.
Crepi il lupo. Io ringrazio te, che come al solito sei sempre disponibile, i radioascoltatori e chi ha voglia di leggere e ascoltare.