Rassegna stampa
Interviste | Indice

9 Dicembre 2006
"365", Lorenzo Castelli
"...E la volta prossima?"
Dal seminario alla musica suonata e cantata, 4 Novembre 2006

Com'è andato il seminario "Su corde appesi", nel pomeriggio di sabato. È cambiato qualcosa nell'atteggiamento dei ragazzi che lo hanno seguito?
L'incontro con i dodici ragazzi è stato piuttosto stimolante, si è subito creata una bella energia sul palco del teatro "Falcone-Borsellino", dove ho tenuto il seminario, grazie anche alla loro curiosità e passione. Invece di un monologo di tre ore, intervallato da qualche pezzo, si è sviluppato da subito un intenso scambio di idee, impressioni, domande che mi hanno aiutato a condurre il seminario su sentieri davvero arricchenti anche per me. È bello vedere che ci sono persone che non si accontentano della proposta commerciale da cui siamo bombardati ogni giorno per radio o tv, ma che hanno voglia di spingersi su strade nuove e magari scoprire che dentro ognuno di loro c'è dell'originalità di cui nemmeno sospettavano l'esistenza. Se questo seminario, in qualche modo, ha aiutato questo processo, la cosa mi onora davvero. Divertente è stato quando ho chiesto ai ragazzi di suonare un pezzo, per capire il loro livello, ed uno di loro mi fa: «No, io non sono un chitarrista». «E che ci fa qui?», ho chiesto io. E lui: «Sono un curioso». Forte!
Quello che ho percepito io durante il concerto serale, e che mi è stato confermato anche dal chitarrista dell'"Unanima band" Alberto Menegazzo, presente in teatro, è che ho sentito nelle tue performance una maggior concentrazione sull'uso della dinamica, che un po' ti mancava. È solo una mia impressione o l'hai sentito anche tu un miglioramento al riguardo?
Mi fa piacere che si sia notato un uso della dinamica più curato perché è una cosa su cui sto lavorando molto. Io credo che la dinamica sia il fattore emotivo più rilevante della mia proposta perché, anche se una melodia o un arrangiamento sembrano funzionare, senza una giusta dinamica rischiano di essere insipidi. Fra l'altro è una forma di tecnica sottovalutata da molti musicisti, maggiormente attratti magari da tecnicismi più circensi o da velocisti, invece io ritengo che il saper contrallare e dosare la dinamica delle note sia un aspetto di notevole rilievo per chi sceglie di comunicare attraverso la musica, ecco perché provo a migliorarne sempre l'esecuzione. Inoltre, senza un'attenzione particolare al riguardo, specie nel mio caso, in cui a suonare è solo uno strumento, si rischia di appiattire l'intero spettacolo, considerando che nella monostrumentalità bisogna tenere sempre desta l'attenzione di chi ascolta.
Cosa vuol dire per te essere costantemente seguito dai tuoi genitori: approvano le scelte di vita che hai fatto o ti vedono come il personaggio del tuo libro, "come morto di fame", essendo un musicista?
Beh, in realtà i miei non mi seguono poi così tanto. In effetti, le volte che ho suonato a Limena c'erano sempre, ma è stata una coincidenza. A parte la loro presenza ai miei live, i miei hanno sempre rispettato la mia scelta, anche se mai capita fino in fondo. Io credo, però, che rispettare e non capire sia molto più difficile che capire e rispettare, per questo sono loro molto grato, perché nonostante le loro perplessità legate ad una precaria sicurezza economica che il mestiere del musicista si trascina dietro, figlie comunque di un pensiero distorto comune, non hanno mai interferito sulla mia volontà di dedicarmici a tempo pieno. Sono sicuro che non mi vedono come "morto di fame", così come accade a Francesco Ortes, il personaggio del mio ultimo libro "The show", penso piuttosto che mi vedano come un uomo che sta cercando di vivere la propria vita, inseguendo quello che ama. So che sono fieri di questo, difficoltà economiche a parte (pensiero fisso per un genitore).
L'assessore alla cultura e vice sindaco di Limena Gigi Barichello, anche lui presenrte in sala, mi ha chiesto: «Ma quanto può venire a costare una chitarra come la sua?». Io gli ho risposto che è una chitarra artigianale, fatta fare da tue specifiche dal liutaio padovano Roberto Lanaro.
Meglio non dire il prezzo, per non spaventare nessuno! A parte gli scherzi, non è importante quanto costa uno strumento, importante è il suo valore sonoro e timbrico e, soprattutto, essendo il suono una cosa molto soggettiva, è necessario che "parli" dello strumentista che lo suona, che sia, cioè, lo specchio del suo gusto e della sua sensibilità. Credo non esista, infatti, il suono di uno strumento universalmente bello, esistono piuttosto tante sfumature sonore a seconda dei gusti e dei diversi mondi musicali che si sceglie di suonare, per cui è fondamentale che strumento e suono siano coerenti e vicini al gusto di chi lo strumento lo sceglie, il resto è fumo. A volte, infatti, uno strumento poco costoso e apparentemente insignificante rende con più efficacia di uno strumento costosissimo e riconosciuto da tutti. Le mie chitarre, essendo state costruite su misura, su di me, sui miei gusti e sulla mia sensibilità (costruite con maestria dall'amico e liutaio Roberto Lanaro), possono non piacere al tocco o all'orecchio, oppure sì, non importa. Il fatto è che mi somigliano. E mi piace suonarle.
Mi puoi dire qualcosa sul setup che avevi quella serata?
Durante il concerto "Su corde appesi" ho usato il solito setup che uso sempre: una delle due chitarre Lanaro, questa volta ho suonato la 01, da cui escono in stereo piezo e microfono a condensatore della L. R. Baggs; D. I. D-tar, in cui equalizzo i due segnali separatamente, li miscelo e da cui esco in mono bilanciato; ampli Unico della Schertler, in cui entro bilanciato dal D-tar, che mi fa da fonte sonora e da spia, e da cui esco sempre bilanciato per andare al mixer del teatro di turno. A questo aggiungo sempre un accordatore a pedale della Boss bypassato, per avere sempre la possibilità di contrallare l'accordatura. Ecco, è tutto.