7 Dicembre 2007
"Associazioneexperimenta.it", Cristina Puppis
L'accoglienza di Luca, per discorrere di musica e "Risonanze Unplugged", è davvero familiare e diretta. Discorriamo senza schemi e domande preordinate, parliamo come fossimo due vecchi amici. La possiamo ugualmente chiamare "intervista"? È stata una gran bella serata in compagnia di Luca Francioso, chitarrista padovano di adozione, calabrese di origini. Un'artista che in dieci anni ha prodotto molti lavori incrociando l'arte musicale con quella narrativa, attivando nel suo percorso collaborazioni con pittori, attori, danzatori. Un curriculum vitae di tutto rispetto, ma Luca è un artista che non si è montato la testa e si dedica alla musica e alla scrittura con passione, tenacia e costanza.
Facciamo un breve excursus dei tuoi lavori?
Andando con ordine il primo cd è "Scala cromatica per uscita di sicurezza", inciso nel 2000 con la acoustic band "Caniarcani Luca Francioso Group". Poi segue nel 2002 "Schizzi su carta": 15 brani ciascuno accompagnato da uno schizzo di Giovanni Canova.
Nel 2004 esce "Luoghi", il lavoro con il quale raggiungo un riscontro a livello di critica e consensi.
Nel 2005 esce il cd "Argile", un progetto nato dall'idea della danzatrice Alessia Garbo; una splendida esperienza di musica che si accompagna alla danza "ambientale", una danza concettuale, filosofica che riporta al movimento naturale.
Sempre nel 2005 do alla luce un altro lavoro combinato: "The Show", libro e cd che narrano a parole e in note la storia di un chitarrista talentuoso, dal carattere tormentato e complesso.
Questi ultimi due cd potrei definirli degli short cd, considerato che si tratta di lavori che contengono rispettivamente 6 e 4 brani.
Nel 2007 ho pubblicato il mio quinto libro, "La maschera"; nato come piece teatrale e abbinato ad un trailer, che con grande piacere sarà proiettato venerdi nel corso di Risonanze Unplugged.
Le prossime novità?
In realtà ho ben due lavori pronti per uscire a brevissimo. Il 15 Dicembre presenterò a Villa Todesco di Villa del Conte (PD) "Tra i sogni e il cuscino (7 ninne nanne e 7 fiabe)". È un lavoro scaturito come un'esplosione. Stavo lavorando dal Luglio 2006 ad un altro progetto di ampio raggio, un lavoro che sentivo e sento come il lavoro della mia maturità musicale. Ma a Dicembre scopro di diventare papà! Inizialmente non volevo comporre un pezzo per mio figlio, sembrava un gesto artistico un po' scontato. Ma poi le musiche sono nate a poco a poco da sole.
Quando ho pensato di accompagnare le ninne nanne a delle storie ho deciso di ambientare le fiabe tutte di notte, per evocare l'atmosfera di magia e di sogno che le tenebre portano con sé. Ho voluto accompagnare le 7 ninne nanne, composte ciascuna in una tonalità, con 7 fiabe, perché non voglio raccontare al mio Simone la storia dell'uomo nero o del lupo cattivo. Che brutte storie e che paura!
Ogni ninna nanna e la sua fiaba sono illustrate dalla disegnatrice Lorenza Troian. È stato meraviglioso lavorare insieme perché istintivamente lei riusciva a capire le mie esigenze e le sapeva tradurre in disegni a mio dire perfetti. È un lavoro che intende raggiungere un pubblico "piccolo" ma non solo. È un lavoro concepito per l'adulto come un momento di rilassamento, per il bimbo può essere un momento di coccola in musica. Quando suonerò pubblicamente le ninne nanne se il pubblico si addormenterà avrò comunque colpito nel segno: del resto sono ninne nanne! [Ride].
Nel 2008 uscirà il secondo lavoro che mi ha impegnato moltissimo, non solo da un punto di vista musicale, ma soprattutto perché ho voluto, dotandomi dell'attrezzatura necessaria, cimentarmi da solo nell'incisione completa del cd, come del resto ho fatto per il cd delle ninne nanne.
Luca, cosa significa oggi essere un artista?
In Italia non c'è la cultura del concepire l'arte e di conseguenza l'artista come una vera e propria professione con la medesima dignità che può avere il medico, l'avvocato, il professore.
Chi si definisce artista viene sempre visto con un occhio di sospetto, nel senso che non si capisce cosa faccia davvero! Il mio lavorare è ascoltare molta musica, ascoltare le persone, osservare tutto quello che mi accade intorno, osservare i piccoli gesti del quotidiano, ascoltarmi dentro. Anche quando sembra che io non lavori, elaboro, penso, riordino idee. E poi creo, compongo.
È un lavoro faticoso. Una continua lotta nel farsi riconoscere il valore di quel che si fa e si è fatto.
Quando vengo chiamato a suonare per manifestazioni di vario genere, capita sovente che ci si stupisca che io chieda un compenso. Ma credo fortemente in quello che faccio, creo e compongo perché non posso farne a meno. Ho dentro così tante emozioni a cui dare voce che spero di non dovermi fermare mai.
Da 10 anni quindi vivi esclusivamente del tuo lavoro artistico. Quali le attività che ti vedono impegnato oltre ai concerti e quali le idee per il futuro?
La mia fortuna è di non essere famoso al punto tale da dover necessariamente produrre nuovi lavori nel breve periodo, anche se ho dentro di me un'esigenza perenne di creare, mettere in musica e parole quel che ho dentro. Potenzialmente quindi ho innumerevoli palchi dove potermi far conoscere, dove poter presentare lavori anche non recentissimi. Ma sono felice di essere un artista che si contiene dentro questo piccolo mondo, mi permette di vivere credo in maniera più vera, sincera, genuina la mia professione ed il mio pubblico. Oltre ai concerti svolgo laboratori, intervengo nelle scuole, presento concerti in casa. Per il 2008 vorrei sviluppare un progetto di musica all'interno delle scuole materne. Voglio "crescere" i miei fans fin da piccini!. [Ride].
Concerti in casa? Parlamene un po'.
È un'esperienza davvero bella ed intensa. Il concerto in casa permette di calarsi in una dimensione d'intimità. Si suona per un pubblico di minimo 14 persone e s'interagisce in maniera diretta, immediata. Durante i miei concerti ho la tendenza ad intervallare i miei pezzi musicali con un po' di chiacchiere, a pensarci bene forse non sono nemmeno poche. Amo parlare, te ne sarai accorta [Sorride]. Durante i concerti in casa la possibilità di dialogare è naturalmente facilitata. Ogni concerto di questo genere è un arricchimento personale, perché ne nascono scambi intensi, a volte accesi su temi a me cari come per esempio la masterizzazione, l'educazione scolastica e molto altro. Vado nelle case di gente disparata, ma in qualsiasi tipo di contesto trovo tanta curiosità e questo a mio avviso è importantissimo. Per l'artista la curiosità è il pane quotidiano di cui nustrirsi.
Cosa pensi dell'educazione tradizionale?
Ritengo che il nostro sistema scolastico ed educativo si sviluppi attraverso principi sbagliati. Sono sicuro che ognuno di noi nasce con un talento, e non parlo di attitudini solo artistiche. Un talento può essere di vario genere. Scoprire il proprio talento è la cosa più difficile ed impegnativa, ma la scuola non ti aiuta in questa ricerca, al contrario la ostacola e la soffoca.
Arriviamo a "Risonanze Unplugged". Sesta edizione. Lo scorso anno hai partecipato come giurato, quest'anno sarai l'ospite che apre la rassegna venerdì sera. Come ti senti?
È vero, quest'anno salgo sul palco a suonare. "Risonanze" è un concorso che amo moltissimo perché è organizzato dai giovani di "Experimenta" con vera passione: sono un esempio per chi progetta kermesse musicali per lavoro e perde l'umiltà di organizzare con il cuore. Sono emozionato, come del resto sempre prima di salire sul palco. Mi si chiude lo stomaco. È una sensazione che spero non svanisca mai. Spero di non salire mai sul palco abituato e senza un brivido di paura.
Che consiglio ti senti di dare ai giovani musicisti semifinalisti?
Semplicemente di essere veri, genuini, se stessi fino in fondo. Di mettersi in gioco senza timori o freni rimanendo fedeli a sé stessi.