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23 Giugno 2005 | Indice

Le mie Lanaro
Dopo aver girovagato su moltissime tastiere di chitarre più o meno conosciute, ascoltato i suoni di molti strumenti a sei corde più o meno rinomati, e dopo aver goduto delle loro sonorità e delle loro minuziose rifiniture, ho sentito comunque la contraddittoria necessità di farmi costruire una chitarra di liuteria. Non mi ero mai sopreso, infatti, in lamentele varie su nessuna chitarra che avevo suonato fino a quel momento, anzi ero orgoglioso della mia Taylor 812 e della mia Martin D41. Tuttavia, con il passar del tempo e man mano che conoscevo altri chitarristi e le loro chitarre, cresceva con forza un desiderio: avere un suono che fosse tutto mio, non a tutti i costi migliore, solo diverso.
Certo, ero e sono consapevole che acquistando una chitarra e avendo un po' di pazienza, questa negli anni matura un suono suo e solo suo, a dispetto anche di strumenti della stessa marca e modello, e soprattutto che la maturazione di un suono personale è frutto di studio e dedizione quotidiana uniti ad una buona e non indifferente dose di talento. Ma non volendo sindacare né con il tempo né con la natura e né tanto meno con la mia presunzione, ho pensato che partendo da uno strumento pensato e costruito per me, indipendemente dagli altri fattori, si potesse avere in partenza un piccolo vantaggio.
Così ho chiesto all'amico e liutaio Roberto Lanaro di costruirmi una chitarra e dopo poco più di un anno di costruirmene un'altra. I risultati mi hanno colpito e affascinato sia per la fattura del lavoro sia per la voce di entrambi gli strumenti. La cosa più emozionante, però, è stato abbracciare uno strumento musicale pensato e costruito su di me, sulle mie braccie e sulle mie mani. Appoggiare tra petto e coscia l'unicità di un'opera artiginale senza stampi, che ho visto nascere e crescere dalle tavole di legno alla forma sinuosa e femminile di una chitarra, è stato un onore. Ogni volta che suono, non posso fare a meno di pensarci.
Così, visto che la musica (e l'arte in genere) è prima di tutto condivisione, ho pensato di condividere questo onore, scrivendo, a chi ha voglia di leggere, qualche riga sulle mie Lanaro. La presunzione che ostenta vanto si fa da parte e lascia spazio alla voglia di comunione, quella sana eccitazione che fa correre il bambino dal padre e gli fa dire, quasi senza fiato: «Guarda papà, guarda cos'ho costruito!». Ecco, con questo spirito vi presento le mie due chitarre.
La prima è una "Lanaro guitar mod. Luca Francioso", finita nel Novembre 2003.
Lunedi 17 Novembre dello stesso anno dovevo cominciare le registrazioni del mio terzo cd "Luoghi". Sabato 15 Novembre Roberto mi aveva consegnato la chitarra appena terminata. Solo un pazzo avrebbe registrato un disco con lo strumento fresco fresco e appena verniciato, soggetto inevitabilmente agli assestamenti del caso. Ma di fronte ai micorfononi valvolari nessun'altra chitarra aveva retto il confronto, così in "Luoghi" ci sono i primissimi vagiti della prima Lanaro.
La forma richiama la grand auditorium della Martin, con una spalla mancante disegnata da Roberto molto rotonda e regolare. Il top è in abete di risonanza, fasce e fondo sono in palissandro indiano, il manico è in acero, la tastiera e il ponte sono in ebano.
Il suono è ampio e profondo ed equilibrato fra bassi, medi e alti. Ha un buon volume, avendo un diapason di 648mm, e ha un ottima resa sia suonandola con le dita sia suonandola con il plettro. La tastiera risulta un po' dura da suonare, ha una curvatura un po' accentuata, ma le note sono sempre rotonde, anche sugli ultimi tasti dei cantini, dove solitamente il suono si strozza e diventa molto metallico. Non è leggerissimo come strumento, tuttavia è comodo da abbracciare e da suonare.
La seconda chitarra, invece, è una "Lanaro guitar mod. LF02", finita nell'Aprile 2005.
Devo ammetterlo, ci avevo preso gusto. Ero così contento del suono della prima Lanaro che ho chiesto a Roberto un'altra chitarra, questa volta più piccolina, con un suono meno "ingombrante".
La forma richiama la OM della Martin e i legni sono simili alla precedente, con la sola differenza del mogano al manico. Il diaposon è più corto, 640mm, e quindi la tastiera risulta più scorrevole, anche perché è tendente al piatto. Forse risulta un po' grossa all'attaccatura del manico (quattordicesimo tasto), punto in cui la prima e la sesta corda hanno una distanza dal bordo tastiera leggermente superiore allo standard, ma è una cosa a cui ci si abitua piuttosto velocemente. Il volume rimane buono, nonostante le dimensioni ridotte della cassa armonica, e pure la spinta sonora: decisamente notevole. Il suono è più squillante della prima Lanaro e da il meglio di sé quando viene suonata con le dita. Lo strumento è leggero e maneggevole e si suona con gusto.
Entrambe le chitarre le ho elettrificate con il Dual Source della L. R. Baggs, piezo più microfono a condensatore all'interno della cassa, ritenendolo il più adatto per entrambre le sonorità. Si può usare in mono e in stereo, separando in quest'ultimo caso il segnale del piezo da quello del microfono.
Essendo chitarre artigianali, le chitarre Lanaro sono sprovviste di custodie ed essendo io un amante degli accessori dello strumento, dai capotasti alle custodie, desideravo per le mie chitarre custodie fatte su misura, belle e resistenti. Avevo cercato per molti mesi su internet, ma tutto quello che ero riuscito a trovare era stata una custodia, poi rivelatasi mediocre, che aveva graffiato tutto il manico in acero della prima Lanaro, poi ritirarato e riverniciato da Roberto.
Un giorno ero a casa di Roberto dalla Vecchia e, spiegatoli il problema, lui mi ha consigliato le custodie Calton. Detto, fatto. Mi sono fatto fare due Calton su misure, in fibra di vetro, resistentissime e molte ben rifinite.
E adesso, con l'imbarazzo della scelta ogni volta che devo suonare, le due Lanaro accompagnano le mie storie e le mie emozioni. Veri e propri "strumenti".