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7 Giugno 2007 | Indice

Il rispetto che ogni artista merita
Credo che bisognerebbe chiarire il termine "emergente", perché in effetti proprio non lo capisco! Sto parlando di quello stato in cui un artista si trova agli inizi della sua proposta pubblica, un primo stadio di notorietà le cui condizioni di evoluzione sono insolite e strettamente legate agli strani ingranaggi del mercato a cui si rivolge. Un chiarimento credo sia necessario, perché il termine "emergente" è fonte di una serie di atteggiamenti che il mondo assume nei confronti di chi viene marchiato con questa etichetta, a volte indelebile. Da che cosa si deve emergere? Dall'anonimato? Serve dunque nuotare in apnea verso la superficie e rimanere a galla con i vip per essere notati? Sembrerebbe di sì, percorrendo a rapido volo d’uccello tutte le discipline artistiche. Ma è così stretto il collo d'imbuto dell'attenzione collettiva, tanto che solo se si "emerge" si è degni di attenzione? Considerando che il talento spesso non è sinonimo di notorietà e viceversa, allora cosa significa "emergente"? È un quesito molto importante, io credo, non tanto per l'etimologia del termine, quanto per la considerazione e il rispetto che questo termine conferisce all'artista in questione.
Nel mondo della chitarra acustica, il nostro, nonostante sia una sorta di piccola oasi, ci sono alcune manifestazioni di notevole importanza che richiamano un gran numero di appassionati da tutta Italia e da tutta Europa, che non solo hanno raggiunto un'esplosiva notorietà, ma che nel tempo sono diventati eventi quasi necessari per artisti e addetti ai lavori del settore, per l'esigenza di rimanere al passo con gli innumerevoli input che il mondo della chitarra acustica fornisce ogni anno. Tre i luoghi che si identificano con i festival più ambiti e più seguiti: Sarzana, Soave e Franciacorta. Massimo rispetto per chi li ha creati e per chi li gestisce, considerando i notevoli risultati ottenuti fino ad oggi e la ribalta internazionale raggiunta, e vista la sfida lanciata con orgoglio alla palese difficoltà del mondo acustico di aprirsi definitivamente al grande pubblico.
C'è una cosa che stride, però. Potrà apparire molto superficiale o poco nobile, ma è una realtà dai contorni ben delineati che allo stesso tempo è sfuggente e poco chiara come una sagoma sfuocata. Questi avvenimenti ospitano un numero incredibile di artisti, affermati ed "emergenti", che per tutti i giorni della manifestazione si alternano sul palco e negli stand, dando spessore e varietà al raduno. Il fatto è che di tutti gli artisti, vera e propria anima dei festival e senza i quali i festival non si farebbero, solo quelli affermati possono contare su un vero e proprio compenso, gli altri, gli "emergenti", devono accontentarsi di un rimborso spese a volte insufficiente anche a coprire il viaggio oppure, nella maggior parte dei casi, si devono fare carico di ogni onere per potervi partecipare. Credo che questo sia profondamente ingiusto, perché al desiderio di voler invitare tanti artisti ad un festival, per renderlo ricco e variegato, deve corrispondere la capacità effettiva di poterli invitare, per il giusto e doveroso riconoscimento al lavoro di ognuno, affermato o "emergente" che sia.
È normale, e non discuto certo questo, che un artista da cartellone abbia un compenso diverso dall'artista meno affermato, ad essere poco rispettoso è il ritornello che ogni volta si è costretti a sentire: "Vuoi partecipare al festival? Purtroppo però non ci sono soldi (perché quelli che avevo li ho dati tutti a Tommy Emmanuel), però vedrai: suonerai davanti a un sacco di persone e avrai un enorme cassa di risonanza!”".
Giocare sull'emozione di un ragazzo, prospettandogli un pubblico da sogno alla sua esibizione per non pagarlo (tanto che quasi deve sentirsi debitore per l'occasione!), così da conservare le risorse per gli artisti più costosi e avere nel contempo un numero di "emergenti" tale da mostrare al mondo che si da spazio ai giovani e un buon numero di vip, è un atteggiamento ingordo e poco corretto, anche perché per molti artisti "emergenti" la musica è la prima fonte di guadagno. Si vuole organizzare un festival? Lo si faccia, ma riconoscendo a tutti i partecipanti, a chi più e a chi meno (come mercato vuole), il proprio lavoro e il proprio talento. Invece di invitare venti chitarristi di cui cinque pagati e gli altri no, se ne invitino di meno, così da garantire a tutti un compenso. Vorrei vedere un giorno tutti gli artisti "emergenti" dire no a questa routine, sarebbe il giorno in cui forse cambierebbe qualcosa.
Alla luce di quanto scritto, che so essere il pensiero di molti altri chitarristi, si rivela importante sapere cosa significa "emergente", perché se vieni etichettato come tale è quasi giustificata l'assenza di ogni forma di pagamento per il tuo lavoro, a beneficio di una vetrina importante e per la quale poco manca che debba essere tu a pagare un tributo per poter godere della sua implicita visibilità. Semmai dovrebbe essere l'artista "emergente" a scegliere o meno di voler investire in queste partecipazioni per potersi creare nuove occasioni, il fatto che sia scontato è davvero triste.
Quello che ho scritto è quello che sento, senza veli o giochi di parole. Amo la musica, amo la chitarra acustica e l'arte in genere, e spero che un giorno il lavoro di ogni artista venga considerato e apprezzato con l'equilibrio che ogni persona merita, perché è così che si salvaguarda il patrimonio culturale collettivo: alimentandolo, in tutti i sensi.