30 Dicembre 2007
"Il Gazzettino di Padova", Mauro Giacon
"Summertime choir" & Luca Francioso, splendido duo
Le atmosfere rarefatte del chitarrista e l'espressività del coro incantano a Taggì
Diceva il grande direttore d'orchestra Carlo Maria Giulini che la musica non esiste. Comincia dalla prima nota e finisce con l'ultima, non si può scrivere. Aveva ragione. La musica è solo emozione trasmessa da "strumenti umani". Ne abbiamo sentiti due l'altra sera, nella chiesa di Taggì di sopra (PD), raramente accordati a questo grado di perfezione.
E ad accoglierli, su invito del parroco, hanno trovato il caloroso abbraccio di un pubblico straripante, ben oltre la capienza della chiesetta, tanto che molti hanno dovuto seguire il concerto in piedi. Ma tanto era il desiderio di sentire i ricami sonori di Luca Francioso , il mago del fingerpicking padovano, vero talento della sei corde, e il tessuto sonoro del "Summertime choir" consacrato dal concerto di Natale in Vaticano, nel Dicembre di due anni fa, con i più grandi artisti italiani ed applaudito recentemente al Palanet di Padova da oltre tremila persone.
Ha cominciato Luca Francioso a sciogliere l'incanto, con la sua "Ai piedi del colle" dedicata proprio ai colli Euganei e frutto del suo lavoro forse più bello "Luoghi", del 2004. Per passare poi al recentissimo "Tra i sogni e il cuscino", sette ninne nanne per chitarra ed altrettante fiabe - tutto scritto da lui e da Novella Agostini - che ha dedicato al figlio appena nato, Simone. Sarebbero dovute rimanere tra loro. Invece le ha donate a tutti in un disco con le illustrazioni di Lorenza Troian, che rapisce per delicatezza e levità. Ed ha suonato "L'angelo accanto".
Poi sulla scena sono arrivati i Summertime che hanno combattuto - vincendo ampiamente - con l'acustica, portando in dote qualcosa che o ce l'hai o se non ce l'hai non te la puoi inventare: "l'anima". "For every mountain" o "Dolce sentire" resteranno scolpite nella memoria così come le voci sempre stupefacenti, nel tono e nel colore, di coro e solisti. Alla fine anche un regalo al pubblico: quella "Oh happy day" che Walter Ferrulli, il direttore, ha ammesso di fare violentando il suo istinto. «Sono cose che solo loro (alludendo agli americani) possono fare perché sono nella loro storia». Ma è solo questione di tempo, direttore, fallo passare.